
La droga causa della bolla?
Troppe sniffate. La crisi finanziaria che si ripercuote da anni sulle economie di tutto il mondo sarebbe stata «innescata dal fatto che molti dirigenti bancari hanno fatto uso di cocaina». La tesi arriva da David Nutt, professore di Neuropsicopafarmacologia all’Imperial College di Londra, ex consulente del Governo inglese per il problema della droga, il quale in una intervista al Sunday Times ha parlato di un nesso diretto tra «l’uso delle sostanza e il casino in cui ci troviamo». L’analisi del docente, un personaggio discusso non nuovo a posizioni estreme, prende spunto dai crack a catena che hanno scosso il mondo della finanza anglo-americana dal 2008 in poi.
«La cocaina – ha aggiunto – ha reso molti banchieri ultraottimisti inducendoli ad assumere rischi sempre maggiori. Si tratta di una sostanza perfetta per una certa cultura dell’eccitamento finanziario che porta a fare di più, di più e ancora di più. E’ una droga più».
Le parole del docente sembrano evocare – come nel film “Wall Street” con Michael Douglas – quel mondo borsistico perennemente convinto di poter moltiplicare all’infinito gli investimenti affidandosi ai cosiddetti derivati, ai warrant e a tutte le “diavolerie” della finanza virtuale. Il professor Nutt non è nuovo a dichiarazioni ai limiti dell’iperbole. Il governo britannico nel 2009 gli tolse l’incarico quando il docente affermò di non vedere «grandi differenze tra i rischi causati da una cavalcata e l’assunzione di una pasticca di ecstasy». Ora l’affondo sui manager della finanza. «La polvere bianca – ha detto al giornale – ha certamente contribuito al collasso finanziario».
Ci siamo andati vicino. La droga è una causa della bolla ma non perché sniffano i brokers.
Vogliamo contabilizzare il narco-business? Rideremmo.

