Ma che cavolo ti scusi? E’ una patologia italiana non tenere mai il punto
«Mi scuso con la città per quello che ho fatto, ma sono stata ingannata». Francesca Visentin, 38 anni di Castelfranco, è la ragazza che ha fatto girare la testa con il suo ballo senza veli sul monumento a Giannino Ancillotto.
Giovedì è stata sentita dai carabinieri di San Donà in relazione a quello spettacolo che doveva lanciare un nuovo locale di lap dance gestito da Marco Lo Faro, il quale si è comunque preso la responsabilità dell’accaduto, a sua volta già sentito dai carabinieri. Si indaga per atti contrari alla pubblica decenza. Francesca, disoccupata in cerca di lavoro, ha voluto incontrare il sindaco, Andrea Cereser, poi la comandante della polizia locale, Danila Sellan.
Ora sente si essersi tolta un peso. E l’ha accompagnata l’amica pornostar, Lea Di Leo, che quella sera ha assistito allo spettacolo sul monumento. «Stavo male», racconta Francesca inforcando i suoi occhiali da maestra, espressione contrita su una chioma di riccioli rossi, «non mi sentivo bene con la mia coscienza. Sono andata dai carabinieri e ho detto tutto. Prima la cena, con Lo Faro e altre persone, poi la richiesta di fare quel ballo senza veli. Io non ho lavoro da due anni, mi ha dato 100 euro, non mi ha detto che c’erano telecamere, che non si poteva salire sul monumento, che potevano esserci reati. Mi diceva che comunque avrebbe pagato lui e si sarebbe preso le responsabilità. Mi ha fatto bere molto a cena, ero confusa. Ho pensato di accettare ed è successo quello che tutti hanno visto. Poi ho letto delle indagini e le accuse, della rabbia dei cittadini, e ho deciso di venire di nuovo a San Donà dove spero di essere perdonata».
Francesca vuole dimenticare. Gli chiediamo se farebbe questo lavoro regolarmente. «Sì», risponde dopo averci pensato un po’, «in un locale serio, un club o quant’altro, ci potrei pensare, perché lavoro non ce n’è. Adesso vorrei dimenticare e ringrazio anche carabinieri e polizia locale che mi hanno ascoltata e hanno capito che in fondo ero in buona fede». La Di Leo, nessuna parentela con il vice sindaco di San Donà Oliviero Leo, le è stata vicino. «Siamo finite dentro qualcosa di troppo grosso», confida, «io ho detto di essere contraria a simili spettacoli in una pubblica piazza o su un monumento. Sembrava un gioco, ma è diventata una cosa serissima e grave. Comunque non verrò nel locale di Lo Faro». «Eravamo a una cena», di difende Lo Faro, «Mi ha detto che avrebbe voluto lavorare nel mio locale e per scherzo è nata la proposta di un ballo di qualche minuto sul monumento per iniziare. Non l’ho pagata e nessuno l’ha costretta. L’ ho fermata. Io ero disposto a pagare la sanzione, ma visto come sono andate le cose non pagherò nulla, perché non sono imputabile di nulla».
