La Fornero tra baschi, magliette e cari estinti
In Radio Londra, durante il suo peana al turboliberismo, commentando la maglietta “la Fornero al cimitero” esibita da una manifestante comunista, l’ha accostata allo storico “camerata, basco nero: il tuo posto è il cimitero”. Un’offesa del genere poteva risparmiarsela.
Non solo perché i camerati al cimitero ci finivano sul serio ma perché lo facevano per difendere e affermare ideali puri e non certo perché impegnati a smantellare tutte le conquiste sociali di cui fu in Italia proprio il Duce il primo e il più radicale artefice. La Fornero invece è la cinica rappresentante di un pool di liquidatori delle famiglie, della società, della nazione, dell’economia, della cultura ed esprime l’arroganza insolente del potere nudo, mossa da interessi, oligarchici, e non certo da ideali di qualsiasi tipo. Non finirà peraltro al cimitero per mano guerrigliera, non ci finirà perché quegli stessi che avevano nel mirino i camerati e che scatenarono e coprirono la canea di allora, sono oggi con lei a difesa delle banche e delle multinazionali e nell’offensiva contro il risparmio, l’iniziativa e la proprietà.
Ferrara oltre ad insultare i Caduti degli anni di piombo prende dunque una cantonata, anzi due: perché quello slogan su quella maglietta alla fin fine rischia di essere non una minaccia ma un augurio.
Infatti se questo governo continua a lavorare, presto nessuno sarà più in condizioni di pagare un loculo per i suoi estinti: finire al cimitero sarà un privilegio e se, come s’immagina, alla ministro toccherà tra tanti, tanti, tanti anni, che ci sia ancora qualcuno che le possa pagare il loculo sarà un privilegio miracoloso Che ben pochi potranno permettersi.
