
ma noi abbiamo la tendenza a dimenticarli
Il 2 febbraio 1941 cadeva sul fronte libico dove si era recato volontario.
Indro Montanelli su di lui:
“Ricci fu il solo maestro di carattere che io abbia trovato in questo Paese, dove, il carattere, è l’unica materia in cui si passa sempre tutti senza esami”.
Nel 1955 scriveva:
«Quando decisi di voltar le spalle al fascismo e andai a parlarne con Berto Ricci, questi mi disse: pensaci bene. Per non arrossire di fronte a noi stessi e l’uno di fronte all’altro, se imbocchi questa strada, devi batterla fino in fondo, sino al confino o sino all’esilio. Questo solo ti chiedo: di poter continuare a stimarti come avversario, visto che devo cessare di stimarti come amico. Lì per lì -scrive Montanelli- quando Berto mi disse che se imboccavo una nuova strada, era mio dovere di batterla fino in fondo, mi parve di essere ben deciso a farlo. Ma poi mi accorsi che, per battere fino in fondo una strada, bisogna sapere almeno qual’è. E io non lo sapevo. Credevo di essere diventato antifascista, ma non era vero. Anticipavo solo di qualche anno quella melanconica cosa che è l’Italia di oggi, l’Italia smaliziata e utilitaria degli Italiani che non ci credono più. È cosi che diventai scanzonato ed entrai nella compagnia dei grandi scettici, cioè di coloro a cui si deve il bel capolavoro di questa Italia. Mi ero illuso di aver trovato una bandiera: ora so benissimo che di bandiere non posso averne altre e l’unica che seguiterà a sventolare nella mia vita è quella che disertai, prima che cadesse. Fummo giovani soltanto allora, amici miei!».
Un’altra frase che ci piace ricordare
«contro Roma città dell’anima sta Chicago capitale del maiale. La lotta è dunque tra noi e loro: tra loro che sono bestie progredite e noi che siamo civilissimi uomini primitivi. Ecco perchè l’America ci invade con la sua civiltà senza sale. Sulla via del primato c’è John Bull e Uncle Sam. E Cesare dovrà levarseli dai piedi»

