mercoledì 15 Aprile 2026

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Libia dilaniata dalla guerra civile, ora ci sono due premier e due parlamenti


Peggiora il caos politico e militare nella Libia del dopo-Gheddafi. Da ieri il paese è di fatto spaccato in due, con due Parlamenti, due governi, due primi ministri espressione di un guazzabuglio di leader politici e di capi militari armati gli uni contro gli altri. Ma poi: almeno due paesi arabi, Egitto e Emirati arabi uniti, hanno condotto pesanti operazioni militari (attacchi aerei) contro la fazione islamista guidata da Misurata. Questo non potrà non avere conseguenze sul futuro di quella che ormai è definitivamente una guerra civile conclamata alle porte dell’Italia e dell’Europa. 

Dopo aver conquistato l’aeroporto internazionale di Tripoli (ormai completamente devastato), da ieri i miliziani di Misurata e i loro alleati islamici di fatto controllano tutta Tripoli. Questo ha permesso di convocare una seduta del vecchio Congresso generale nazionale, il Parlamento scaduto col voto del 25 giugno e completamente rinnovato con la creazione di un nuovo Parlamento che si è già riunito due settimane fa a Tobruk. Nel vecchio Parlamento gli islamisti avevano la maggioranza: e ieri hanno nominato un nuovo premier filo-islamista, Omar al Hassi, immediatamente disconosciuto dal premier in carica per gli affari correnti, Al Thinni. 

Nel 2011 le milizie di Zintan e Misurata combatterono insieme per spodestare Gheddafi: da mesi sono diventate i capofila dei due schieramenti che combattono per il controllo del paese: “laici” contro “islamisti”, ma è una classificazione imprecisa. Zintan per due anni ha controllato l’aeroporto della capitale, cosa che ha permesso ai suoi uomini di godere di una postazione privilegiata in cui tutelare i loro interessi in termini di commerci, di traffici anche illegali e di gestione politica degli accessi internazionali alla città. 

Misurata, città di commercianti storicamente avversa a Gheddafi, si è alleata con le milizie islamiche per contrastare la momentanea supremazia di Zintan e dei suoi alleati laici. Questo ha portato Misurata a lanciare l'”Operazione Alba”, con cui gli islamici hanno risposto all'”Operazione Dignità” che in primavera era stata lanciata dal generale “ribelle” Haftar nell’Est del paese, a Bengasi, per liberare la capitale della Cirenaica dagli islamisti e innanzitutto dalla milizia di Ansar al Sharia. Haftar in Cirenaica è stato pesantemente sconfitto, si è dovuto ritirare a Tobruk abbandonando Bengasi dove aveva combattuto avendo a disposizione mezzi pesanti e anche alcuni caccia bombardieri. 

La sua sconfitta nell’Est ha dato forza a Misurata e agli islamisti di Tripoli, che in poco più di un mese hanno dato la spallata che ha costretto Zintan a lasciare l’aeroporto. A questo punto però la notizia del coinvolgimento militare di Egitto ed Emirati al fianco di Zintan (provvisoriamente sconfitta) non farà che precipitare il versante militare della crisi. Zintan cercherà vendetta e ritorsione, chiedendo nuovi aiuti a Egitto ed Emirati. Sicuramente gli uomini di Misurata e gli islamisti chiederanno invece un impegno maggiore ai loro sponsor, Qatar e Turchia. E se questo impegno non dovesse arrivare, nel campo islamista avrebbe sempre più spazio la fazione integralista/terrorista, quella capeggiata dalla potente Ansar al Sharia che controlla il 70 per cento di Bengasi. Ansar è un gruppo para-jihadista, principale responsabile dell’attacco al consolato americano di Bengasi in cui nel 2012 morì l’ambasciatore statunitense Chris Stevens

 

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