
Se questa è la Cina…
Il primo ministro giapponese Shinzo Abe è andato in visita al Yasukuni Shrine, il santuario della pace nazionale dedicato alle anime di soldati e altre persone che morirono combattendo al servizio dell’Imperatore, compresi 14 criminali di guerra. Una mossa che ha provocato l’immediata reazione della Cina: la visita è “assolutamente inaccettabile per il popolo cinese” e il Giappone dovrà “sopportare le conseguenze”, ha detto il direttore generale degli Affari asiatici del ministero cinese degli Esteri, Luo Zhaohui. Anche la Corea del Sud ha condannato la visita, definendolo “anacronistica”.
Nessun capo di governo giapponese ha fatto visita al Santuario a Tokyo dopo che Junichiro Koizumi il 15 agosto 2006 si recò nel cimitero nell’anniversario della resa del Giappone alla fine della Seconda Guerra mondiale, provocando le proteste di molti paesi asiatici che hanno subìto la dominazione giapponese nella prima metà del secolo scorso.
Il santuario scintoista situato nel cuore della capitale onora le anime di 2,5 milioni di soldati morti per il Giappone.
La sua ‘cattiva reputazione’ deriva dal fatto che furono registrati nel 1978 anche i nomi di 14 criminali di guerra condannati nell’elenco dei caduti celebrati. E tra questi figura anche il nome del generale Hideki Tojo, primo ministro giapponese durante l’attacco a Pearl Harbor il 7 dicembre 1941.
Yasukuni e altri capi militari giapponesi sono particolarmente invisi alla Cina ma anche alla Corea del Sud per il ricordo ancora vivo in questi paesi dell’occupazione subita dai giapponesi prima e durante la Seconda Guerra Mondiale, e protestano ogni volta che i funzionari governativi, anche solo ministri, fanno delle visite al santuario.
Il gesto del premier giapponese arriva in un momento difficile nelle relazioni tra Pechino e Tokyo a causa dell’area di difesa aerea stabilita dalla Cina su un’ampia zona di mare che comprende le isole Senkaku, attribuita al Giappone, ma rivendicate dai cinesi che le chiamano Diaoyu.