venerdì 24 Aprile 2026

Il bicentenario di Waterloo

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Quando le oligarchie mandarono in soffitta il sogno imperiale europeo

Il leone sulla collina spunta tra geometrie di terre arate e distese di grano, campi di pannocchie e antiche fattorie. Le spighe erano ancora da mietere, quel 18 giugno 1815, e intorno ai campi di Mont Saint Jean erano accampati più 300 mila soldati. Si racconta che, senza la pioggia e un mare di fango, a Waterloo sarebbe andata diversamente. Si racconta anche che Napoleone aveva una mappa sbagliata, e non poté calcolare bene la gittata dei cannoni. Dopo duecento anni il Belgio ricorda quello scontro con quattro giorni di rievocazioni, le più grandi di sempre.

Dal 18 al 21 giugno ci saranno migliaia di figuranti e centinaia di cavalli per rimettere in scena la battaglia tra francesi, inglesi e prussiani che in un pomeriggio di guerra ha ridisegnato la mappa di un continente. Siamo in Vallonia, nel sud del Belgio. Waterloo è a due passi da Bruxelles, nel cuore dell’Europa, ma basta allontanarsi dalle autostrade e il viaggio sa già un po’ di frontiera. Saranno i boschi di betulle e i castelli medievali, o forse le chiese gotiche e le piccole case di pietra. Carlo Magno, Carlo V e Napoleone galoppavano proprio qui: le strade non sono più sterrate, ma il paesaggio di foreste e nuvole che corrono veloci è rimasto lo stesso.

Come i fiumi maestosi, o le pareti di roccia che sbucano tra gli alberi secolari. E a perdersi tra gli appezzamenti tinti verde e le zolle appena arate, viene da chiedersi come mai, a questa Vallonia ancora poco battuta, non ci si era pensato prima. La protagonista della regione è la Mosa, il grande fiume di quasi mille chilometri che arriva dalla Francia e sfocia nel mare del Nord. Liegi, la “città ardente”, è la città più grande che attraversa, anima latina del Paese con una vita notturna che sa di Mediterraneo. Primo principato vescovile nella storia della Chiesa, chiamata un tempo “La Gerusalemme del Nord” per lo splendore delle sue tante cattedrali, è bello perdersi tra i suoi “impasse”, i “vicoli ciechi” che nascono piazzette con le case a graticcio coperte d’edera. Ogni domenica la città ospita uno dei mercati più grandi d’Europa, il Marché de la Batte, e  per più di tre chilometri il Lungofiume della Mosa si anima con centinaia di fruttivendoli, fiorai, macellai e venditori di vestiti, libri, galline, oche e conigli. E’ imperdibile la Montagne de Bueren, una scalinata mozzafiato di 374 gradini che porta al belvedere della città, ma il capolavoro indiscusso ormai si chiama “Guillemins” ed è la stazione dei treni progettata dall’a rchistar spagnola Santiago Calatrava. 

Con mezz’ora di auto nelle campagne si arriva al castello di Jehay, magnificamente circondato da boschi e difeso da un fossato pieno d’a cqua. Proseguendo per altri 80 chilometri di paesaggi bucolici con mandrie di vacche a pascolare su campi fioriti si raggiunge una delle località più incantevoli della Vallonia, la medievale Dinant. Da sempre ricca e famosa per la lavorazione dell’ottone, Dinant è un gioiello incastonato tra i massicci rocciosi dell’Ardenne e il fiume, un paese da cartolina con una cattedrale del XIII secolo e la fortezza della rocca a vigilare sulla valle. 

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