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Il brend sull’Acropoli

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Tutti entusiasti meno Cohn-Bendit

Perché a tutti piace Tsipras, questo giovin rampollo della sinistra-chic che si atteggia un po’ a Renzi e un po’ al nipote di Allende?
Innanzitutto c’è la fascinazione dell’immaginario di quest’occidente decadente in cui se fai progressista, giovane e calmo sei rassicurante, mentre se fai femmina decisa sei cazzuta.
Il clichet c’è tutto, poi ci sono gli interessi di bottega.
Nel senso che questo promettente pischello, di recente benedetto a New York durante un viaggio offertogli dalle fondazioni di Soros, risponde al padrone americano ma, nella sua ottica di sganciamento pragmatico, non disdegna di solleticare i capitali russi (di qui l’anatema da parte di Cohn-Bendit) e nemmeno quelli turchi.
Cosa farà? A parte la “rinegoziazione del debito” che non avrà effetto reale, ma servirà a sconquassare a breve termine le nostre economie a a medio termine a far scomparire la Grecia in un modo (devastazione) o  nell’altro (assorbimento altrui, istituzionalizzato o de factu), il resto è molto inquietante: un mix liberista e assistenzialista con la nazionalizzazione di un milione di extracomunitari fronte a undici milioni di cittadini greci.
Si apriranno faglie e ulteriori fronti di speculazione che tanto garbano alle banche americane e alla City ma, aprendosi questi spazi, i russi cercheranno di entrare in gioco mentre i turchi si appresteranno a raccogliere le spoglie.
Che si vada o no verso il piano cui accennò lo stesso Soros qualche anno fa, ovvero la secessione con la costituzione di una Grande Macedonia inter-religiosa a maggioranza islamica e con capitale cosmopolita Salonicco, non c’è nulla di positivo da attendersi da Syriza. Salvo fare esattamente come i predecessori, smentendosi clamorosamente, il partito del cicisbeo precipiterà la Grecia in un pozzo senza fine oppure, se riuscirà a rimettere assieme i pezzi in una fragile composizione, non sarà che per conto terzi: con il sostegno di chi la Grecia la andrà vampirizzando definitivamente. Servirebbe ben altra impostazione: una politica sociale, imprenditoriale, produttivistica, di tutt’altro genere per affrontare la sfida ma a questo tipo di politica le “links” trozko-sorosiane sono ostili fino all’odio.
Sicché tutti quelli che oggi guardano con interesse Tsipras o sono dei consumatori d’immaginario o dei potenziali profittatori. Tra questi – com’è naturale che sia – si trovano i russi che sono gli alter-finanziatori dei partiti europei. Pertanto diventa facile, in nome di quella coglionata che si chiama “euroscetticismo” e che è la scorciatoia scelta dai populisti che, a differenza di Alba Dorata, non sanno essere euuocritici, eurorivoluzionari ed euroalternativi, applaudire alla sinistra pagliacciata ellenica a cui gli alleanzini locali, sempre in cerca di una poltrona e di far piacere ai commis di Wall Street, si sono uniti offrendo così il rovesciamento in negativo delle alleanze tra estreme. Non sulla base del nazionalismo e del sindacalismo rivoluzionario ma della demagogia, del social-liberismo e della dipendenza straniera.
Insomma, gira che ti rigira, ovunque vai, nello scenario euroccidentale, fatta salva proprio Alba Dorata, è tutto lo stesso show,

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