
La variante berlusconiana del governo di unità nazionale
C’è un piano in tre mosse nell’agenda di Silvio Berlusconi. Un disegno per rimettersi in gioco nella prossima legislatura, riconquistare un ruolo e puntare dritto su una sorta di “salvacondotto giudiziario”. Un progetto con tre step: scommettere sul pareggio al Senato, provare ad aprire il dialogo con il centrosinistra e tentare di concordare il nuovo presidente della Repubblica. Obiettivo: un “Grande Patto” che gestisca i prossimi cinque anni. “Ma – va ripetendo il Cavaliere – dobbiamo trovare un interlocutore nel Pd”. Quell’interlocutore in realtà ancora non c’è. La proposta, però, è ormai sul tavolo al primo piano di Palazzo Grazioli.
La proposta ha un titolo: “Individuare il perno di un nuovo bipolarismo, attraverso il primato della politica e non dei tecnici”. Manca un mese al voto. La campagna elettorale deve ancora entrare nel vivo, eppure in molti hanno iniziato a muoversi e a ragionare come se le elezioni ci fossero già state. Come se il quadro politico in qualche modo fosse ormai definito nelle sue linee fondamentali: la vittoria del Partito Democratico, la sconfitta del Pdl. E il primo a prendere atto di questa situazione è proprio l’ex premier. Che, dopo aver archiviato la tormentata trattativa sulle sue liste, sta provando a studiare in anticipo le mosse per il dopo 24 febbraio.

