
Dovrebbero trasmetterlo nelle scuole a funzione pedagogica
Tre giorni fa ad Albano, in occasione del funerale del Capitano Priebke, si è consumato un vero e proprio Sabba . Tutti hanno potuto assistere, ma forse pochi se ne sono resi conto, ad una dimostrazione visiva amplificata dai mass-media di uno scatenamento delle forze infere in diretta televisiva.
I volti di giovani che non possono avere alcun collegamento reale con 70 anni fa, se non di carattere mitologico,devastati dall’odio, uomini di mezza età che sputano e prendono a calci un carro funebre, donne isteriche e violente che nulla avevano di femminile ma molto di luciferino, avrebbero fatto la loro figura in una iconografia dell’Inferno di Dante.
L’irrefrenabile violenza verbale e fisica rivolta verso un cadavere e verso i sacerdoti lefebvriani gli unici che si erano caricati l’onere di celebrare il funerale, ha distrutto in poche ore quel che era rimasto del concetto di Sacralità che questa società tende ancora faticosamente a mantenere in piedi.
Il culto ed il rispetto per i morti è cosa antichissima e praticata da sempre da tutte le civiltà, persino da quelle che i “buoni progressisti” definirebbero le più “arcaiche” e quello che è successo ad Albano martedì sera ha detto la parola fine a qualsiasi discorso sul Sacro e sulla “società civile” che più incivile di questa è difficile da immaginare.
Certo, nello scorrere la Storia, nell’Iliade si narra di Achille il quale dopo aver ucciso Ettore lo trascina con il suo carro per tutto il campo acheo , ma è¨ più un gesto di scherno rivolto ai terrorizzati troiani che assistono alla scena dopodiché il corpo di Ettore viene restituito al padre Priamo in un gesto di pietas dei vincitori verso il vinto .
Certo, nel 1266 il cadavere di Manfredi fu disseppellito e le sue ceneri fatte disperdere da Papa Clemente IV; ma il tutto avvenne in silenzio e non al culmine di un rito violento e non furono impediti i funerali.
Oggi, invece, la mancanza di pietas verso un cadavere è stata mostrata a tutti nella sua intera crudezza , nelle facce scomposte di una plebe ,composta perlopiù da attivisti di estrema sinistra e della comunità ebraica romana, che ha spazzato via ogni remora, ogni freno inibitorio e probabilmente se fosse riuscita nell’intento di scoperchiare la bara, avrebbe consumato il rito sabbatico fino al suo culmine aberrante del vilipendio di cadavere.
Questa società così politically correct, così attenta a tutte le sfumature della qualità della vita, come è in voga dire oggi, che mangia pochi grassi e tanta verdura, che è civile, tollerante verso il diverso e che vorrebbe apparire così buonista e che magari si indigna se gli ultras di calcio intonano qualche canto offensivo verso i tifosi dell’altra squadra , non si indigna invece nel vedere a quali abomini collettivi possono scendere certi individui catturati dai più bassi istinti dettati dall’odio e dal rancore.
L’uomo del ressentiment , rancoroso, pavido, pieno di livore che aspetta solo l’occasione per sfogare la sua rabbia da frustrato verso un corpo ormai esanime e su chi osa invocare la pietà divina è l’emblema di questa società che si vuole buona e civile ma che produce solo mezzi uomini .
Il video dei funerali di Priebke andrebbe diffuso pedagogicamente nelle scuole per mostrare ai giovani come si può cadere in basso e mostrare loro qual è la violenza dalla quale si deve assolutamente fuggire: quella che viene dal basso, quella dei morti viventi del regista Romero contro un uomo morto, quella della plebe contro la figura sacrale di un sacerdote che ha il solo torto di svolgere la sua funzione di affidare l’anima del defunto al Signore, quella dei tanti contro uno. Quella che trascina in basso.
Non ci si può e non ci si deve scandalizzare dei tanti episodi di violenza di gruppo o di bullismo che coinvolgono i giovani di tante città italiane, se la società accetta tali esempi di barbarie. Non si possono stigmatizzare gli episodi di sopraffazione quotidiana verso le donne, gli anziani , i disabili che i nostri buoni mass-media ci propinano ogni giorno con tanto di indignazione un tanto al chilo quando si giustifica il ripugnante atteggiamento della plebaglia arruolata ad Albano.
E qui non c’è¨ lente ideologica che tenga, non c’è¨ atteggiamento di distacco che tenga, non c’è appiglio per la memoria delle vittime delle Fosse Ardeatine che tenga, non c’è¨ neppure la pena per una Chiesa opportunista e vigliacca che permette che un’altra comunità religiosa le imponga se un funerale si deve fare o meno, non c’è Ministro, Prefetto, Questore , tutti in preda alle convulsioni pilatesche che tengano, non c’è politicante che balla sui cadaveri di 70 anni fa per fare la sua lurida carriera che tenga: c’è¨ solo la pena nel constatare che il Sacro e la Società che vorrebbe definirsi civile hanno perso. Irrimediabilmente.
Da oggi le prediche del Papa sull’accoglienza, sulla solidarietà e sulla misericordia verso il prossimo appariranno , almeno a me, alquanto stonate, i salmi sulla tolleranza e sulla civiltà della democrazia suoneranno come campane a morto, chi parla di dare l’esempio ai giovani, se non dirà la verità su quanto abbiamo visto ad Albano, dovrà tacere e guardarsi un po’ allo specchio: forse gli sputi destinati al feretro di Priebke rischiano di cadergli addosso. Con gli interessi.

