I servizi segreti nostrani hanno creato documenti falsi con cui si accusava Saddam Hussein di trattare uranio col Niger. Da qui poi si sono susseguite le false accuse di America e Inghilterra sulle bombe che l’Iraq, secondo loro, nascondeva. Questo è quello che scrive il Sunday Times. Il nostro governo imbarazzato smentisce. Ma non è la prima volta che i servizi segreti si rivelano deviati. Stragi e colpi di stato nel nostro Paese parlano chiaro.
ROMA – L’Italia torna a far parlare di sé sul traffico di uranio internazionale. Palazzo Chigi è dovuto intervenire in serata per smentire le notizie pubblicate dal Sunday Times di oggi che ricostruisce una vicenda – dai contorni da sempre poco – chiari che ha preso il nome di Niger-Gate. Al centro di tutto c’è un dossier che nell’ottobre del 2002 finì sulla scrivania dell’ambasciata americana di Roma dopo essere stato sottoposto a verifiche da parte del settimanale Panorama che lo bollò come falso. Nel dossier, ritenuto falso poi anche da esperti internazionali indipendenti, si parlava di un presunto traffico di Uranio dal Niger all’Iraq di Saddam Hussein per scopi militari. L’Italia che cosa c’entra? Secondo il giornale britannico, tutto il materiale falso fu prodotto dai servizi segreti del nostro Paese.
Il Sunday Times sostiene che sarebbe stato un tale “Giacomo”, informatore legato ai servizi segreti italiani, a diffondere i documenti che dovevano provare che Saddam Hussein stava per comperare 500 tonnellate di uranio grezzo in Niger. Il settimanale dice anche di essere riuscito a rintracciare il misterioso informatore e di avergli parlato la scorsa settimana a Bruxelles. L’uomo avrebbe detto di essere stato del tutto all’oscuro del fatto che i documenti – come, dopo la loro diffusione, ha affermato l’Agenzia internazionale per l’energia atomica – fossero falsi.
Secondo il racconto del quotidiano, Giacomo ha accusato il Sismi di averlo utilizzato per divulgare falsi documenti sull’uranio del Niger. “Ho ricevuto una telefonata da un vecchio collega del Sismi – scrive il Sunday Times riportando le parole dell’italiano – che mi ha detto che una donna all’ambasciata del Niger a Roma aveva un regalo per me. L’ho incontrata e mi ha dato dei documenti. Il Sismi ha voluto farli circolare ma non ha voluto che si sapesse che era coinvolto nella vicenda”.
Il materiale ricevuto consisteva in telex, lettere e contratti dai quali emergeva che Saddam Hussein aveva raggiunto un accordo l’acquisto dell’uranio che, se raffinato, poteva fornire la base per parecchie bombe.
Il presunto informatore – del quale il quotidiano pubblica anche delle foto – avrebbe inoltre detto di essere dispiaciuto dell’imbroglio ma di aver creduto genuini i documenti quando li ha passati a persone che operano nell’intelligence e a un giornalista.
Le notizie sul presunto piano di Saddam per acquistare materiale nucleare erano poi servite ai governi americano e britannico per sostenere la pericolosità del regime iracheno e l’esigenza di attaccare l’Iraq. Successivamente l’Aiea, agenzia dell’Onu per l’energia nucleare, aveva detto che il materiale era falso. L’allora direttore della Cia, George Tenet, si scusò mentre dirigenti del servizio segreto estero britannico, MI6, sostengono di avere autonome informazione sulla Niger connection.
Ma la vicenda solleva inquietanti interrogativi sul comportamento dell’Italia, paese alleato di Usa e Gran Bretagna per l’intervento in Iraq. Il governo interviene con una nota ufficiale si smentita: “In relazione a notizie riportate da alcuni organi di stampa e informazione circa la vicenda Iraq-Niger, il governo ribadisce con fermezza quanto già più volte dichiarato in termini assai precisi e chiari: nessun documento, né direttamente né in forma mediata, è stato mai consegnato ad alcuno, né tantomeno, di conseguenza, sono state svolte attività o intese co

