La razza padrona (VIP, miliardari, politici, calciatori, divi TV, cafoni arricchiti) prende d’assalto la Sardegna. Non conoscono regole e divieti, non hanno nessun rispetto per la natura, per la storia, per gli altri. Essendo continuamente divinizzati sui rotocalchi credono di essere onnipotenti. È il trionfo dell’arroganza del denaro.

CALA GONONE (Nuoro) – Presa di mira due volte in pochi giorni, l’incantevole spiaggia di Cala Luna: Paul Allen, fondatore con Bill Gates di Microsoft e terzo (con un capitale di 36 miliardi di dollari) nella classifica degli uomini più ricchi degli Usa, ha «occupato» una delle cinque grotte che si affacciano sul mare per una cena romantica a lume di candela. E domenica un gruppo di vip sconosciuti, scesi da un veliero per crociere esclusive (costo 250 mila euro la settimana), voleva fare il bis, ma è stato fermato da una manciata di turisti che hanno protestato e hanno chiesto l’intervento di una pattuglia del corpo di vigilanza ambientale, costringendo infine il comandante a far smantellare i tavoli in allestimento e battere in ritirata.
E’ allarme contro il saccheggio delle bellezze naturali. Tanto che la Sardegna sembra aver fatto un salto indietro, negli anni in cui «rubare» sabbia dalle cale più famose o abbattere e portar via rocce disegnate dal vento aveva fatto scattare provvedimenti clamorosi: come la chiusura della Spiaggia Rosa sull’isola di Budelli, nell’arcipelago della Maddalena (immortalata da Michelangelo Antonioni in «Deserto rosso»), quasi cancellata perché ogni turista «prelevava» un sacchettino dall’arenile. O come l’azione penale contro un uomo d’affari milanese che con amici (agosto 1993) aveva «decapitato» la roccia della tartaruga a Cala Girgolu per farne un portalampada.
Cala Luna è una delle località più note della costa orientale sarda, a sud del golfo di Orosei, vicina alle grotte del bue marino, ultimo rifugio della foca monaca. Spiaggia bianchissima, mare turchese, un laghetto naturale con un bosco di ginepri e oleandri; fa parte di un itinerario di cale incontaminate (Marjolu, Sisine e Goloritzè) raggiungibili solo per mare o da terra con percorsi lunghi e disagevoli. Domenica è apparsa l’inconfondibile velatura bianca del «Phocea», un quattro alberi di 76 metri. «Nel pomeriggio l’equipaggio dello yacht è sbarcato e si è dato da fare per allestire una cena: tavoli, porcellane, barbecue, torce per accendere il fuoco – racconta Gaetano Mura, che fa charter con un’imbarcazione a vela – hanno anche scavato buche e forse per creare un po’ di atmosfera hanno reciso rami di oleandri raccogliendoli in fasci».
Sulla spiaggia c’erano poche decine di turisti; qualcuno ha protestato. Si è fatto avanti il comandante: «Vogliamo soltanto festeggiare un compleanno» ha detto in italiano con deciso accento francese. Rimostranze, discussioni. Poi per evitare storie – ma forse anche perché si stava avvicinando un’imbarcazione delle guardie forestali – il comandante ha ordinato: «Ritirate tutto, andiamo via». Il «Phocea» incrocia d’estate fra Costa Azzurra, Corsica e Sardegna. Era di Bernard Tapie, fu messo all’asta dopo il crack del miliardario francese e acquistato per 8 miliardi di lire da Al Raashid, ascoltato consigliere di re Fahd d’Arabia, che ne fece dono alla (allora) sua moglie Mouna Ayub. Un affare: varato nel 1976, interni raffinatissimi, costo 200 milioni di dollari. Da qualche anno il «Phocea» è uno yacht symbol: viene affittato a gruppi ristretti di vip, massimo 12 persone, assistite da uno staff di 22 fra marinai, cuochi e hostess. Costo nel 2002: 500 milioni di

