Lui, l’assessore al Patrimonio Alfredo Antoniozzi, un passo indietro lo fa ma solo ha certe condizioni. E lo ha detto al sindaco. Le condizioni a questo punto, nell’ormai inevitabile rimpasto della giunta per battere sul tempo l’udienza del Tar sulle quote rosa, potrebbero essere “tecniche”. E il volto di tanta “tecnicità” ha un nome e un cognome: Lucia Funari, capo del dipartimento patrimonio, braccio destro dello stesso Antoniozzi. Trasformando così il quel passo in dietro, in un “passettino” che salvaguarderebbe fin qua il feudo del quasi ex assessore ed europarlamentare di rito forzista. E al tempo stesso le esigenze del Campidoglio che è costretto ad inserire per necessità giudiziarie una donna.
Una sostituzione al volo: ieri in realtà era stata individuata come candidata ideale Gemma Gesualdi assessore alla Scuola del XII municipio, sulla quale sarebbe però arrivato il veto della comunità ebraica. Infastidita a da quel bigliettino d’auguri che la Gesualdi regalò nel Natale del 2008, dove al posto del canonico abete con le palle colorate c’era il duce affacciato al balcone mentre arringava le folle. Comunità ebraica al quale Alemanno è sempre molto sensibile e che lo avrebbe anche indotto a rifiutare la proposta di Storace che avrebbe voluto inserire la figlia di Almirante, Giuliana de’ Medici.
Il sindaco però, a pochi giorni dalla data del tribunale amministrativo fa ancora il vago. “Il rimpasto? Quale rimpasto?”, ma voci di corridoio vicino alla studio con affaccio sui fori dicono che Antoniozzi quelle dimissioni le ha già preparate. E che di nomi papabili, capaci di ricompattare gli ex di An con gli ex di Berlusconi siano pochissimi. Nella girandola è finita anche Luisa Todini, imprenditrice dal volto tv e garanzia di presenza nelle feste che contano. Ma i nomi fatti sono anche quelli di Monica Lucarelli, presidente della Fondazione Insieme per Roma e Lavinia Mennuni, consigliera dell’area rampelliana penalizzata nei rimpasti precedenti.
Alemanno, come si diceva, sulla vicenda non parla. Ma scrive. Lo ha fatto ieri con una missiva al premier Monti. Tutt’altro argomento però: le Olimpiadi. Ha preso carta e penna per spiegare le ragioni di un sì che serviva e non c’è stato. “Roma ha nodi strutturali veri e reali che non devono essere coperti dalle polemiche. Una parte importante dei problemi della città deve essere affrontata e risolta con il decreto su Roma Capitale – ha aggiunto – I giochi erano un’ottima occasione per far finanziare le opere in larga parte dai privati”. Poi, nella missiva ha fatto anche una lista delle opere per le quali, secondo Alemanno, il premier Monti dovrebbe sbloccare i fondi. “Alcune opere si devono fare l’appello del sindaco parlo dello sviluppo di fiumicino due, del completamento della rete metropolitana con le linee C e D, del secondo polo turistico e del trasporto pubblico locale che, non solo a Roma ma in tutta Italia, ha grossi problemi dopo i tagli operati recentemente”.
