A prima vista il saluto sembra proprio quello funesto e lugubre delle camicie brune: braccio destro tesissimo che fende l’aria. Così l’aitante giocatore olandese Robin Van Persie si rivolgeva ai suoi fan dopo aver siglato uno dei tre gol con cui il suo Arsenal ha polverizzato il Chelsea nel derby londinese sabato (per la cronaca, 5-3 per i Gunners). Agli inglesi, sempre molto sensibili all’argomento (il portiere dell’Aston Villa, Mark Bosnich fu messo all’indice per lo stesso motivo nel 1996, quando indirizzò un Heil Hitler ai tifosi del Tottenham , notoriamente di origine ebraica), il gesto ha fatto inorridire. E subito tabloid et similia si sono scatenati: «Robin Van Persie è un nazista».
A differenza del caso Bosnich, quando il giocatore ammise l’origine «politica» del gesto, il buon Robin si è invece indignato affidando al solito Twitter una nettissima risposta: «Mi è stato fatto sapere di alcune ridicole accuse riguardo il festeggiamento di uno dei miei gol di sabato. È totalmente grottesco che si possa interpretare l’atto di “spazzolare” la mia spalla e poi rivolgermi ai miei tifosi con qualcosa di diverso dal dimostrare gioia. Insinuare questo è insultante e assolutamente assurdo in quanto non mi è venuto in mente assolutamente nulla del genere». Probabilmente il capitano dell’Arsenal ha ragione, nulla di fascistico era nelle sue intenzioni. Ma non sarebbe più semplice festeggiare come si faceva all’antica, una bella corsa e via?
All’antica? Giusto, come i Romani.
