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Invadere per evitare ingerenze

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Il gran ballo letale dei servi ipocriti che ci governano

 

Divertente: i sultanati arabi e i loro sodali occidentali che accusano Iran ed hezbollah di ingerenze nel conflitto siriano.

 

 

Tutto il sostegno possibile all’opposizione siriana, anche militare, con ogni ‘supporto sul terreno’ attraverso il Consiglio supremo dei ribelli e una maggiore pressione perché si tenga al piu’ presto la conferenza di pace ‘Ginevra 2’ nella convinzione che al lungo e sanguinoso conflitto in Siria si possa metter fine solo con una soluzione politica.
Dalla riunione degli Amici della Siria di Doha esce unanime il coro degli 11 ministri, occidentali ed arabi, che vi hanno preso parte: spingere l’acceleratore sul supporto ai ribelli per consentir loro di “far fronte agli attacchi brutali del regime” di Damasco e “tenere vivo, anzi alimentare, il processo che porti” alla conferenza di pace, come rimarcato dal capo della Farnesina, Emma Bonino. Ginevra 2 e’ l’unica via, ha insistito il titolare della Farnesina. Dove restano le divisioni e manca ancora il consenso è la spinosa questione della fornitura delle armi agli oppositori di Assad. Non c’è un riferimento esplicito nel documento finale.
Ancora da interpretare una dichiarazione rilasciata dal premier del Qatar a fine lavori su “decisioni segrete” prese dagli Amici della Siria per aiutare i ribelli a rovesciare la situazione sul terreno. Da Doha viene l’indicazione a “incoraggiare l’opposizione siriana ad assumere una leadership politica con una composizione più stabile”, ha aggiunto la Bonino alla fine di un lungo e faticoso dibattito che ha coinvolto gli 11 ministri degli Esteri e dal quale sono emerse posizioni discordanti. Da una parte il Qatar ha premuto affinche’ siano fornite “armi” ai ribelli perché solo così “si può ottenere la pace”.
Dall’altra la Gran Bretagna, che con la Francia aveva più insistito perché venisse revocato l’embargo sulla vendita di armamenti al fronte anti-regime, ha posto un freno. Il ministro degli Esteri William Hague, infatti, ha detto che sugli “aiuti letali” all’opposizione siriana “nessuna decisioneè’ stata ancora presa” e, anche per mandare un messaggio in patria e placare le polemiche interne, ha sottolineato che qualsiasi decisione verra’ prima “discussa e votata in parlamento”. In mezzo c’è la posizione americana.
Negli ultimi giorni la Casa Bianca ha fatto capire che la possibilità di armare i ribelli è sempre più concreta, solo però passando per il capo dell’Esercito libero siriano Selim Idriss per poter ridurre l’influenza dei gruppi jihadisti (già regolarmente armat ed addestrati da israeliani e americani). Oggi, il segretario di Stato americano John Kerry ha detto chiaramente che gli Stati Uniti e gli altri Paesi riuniti aumenteranno il loro aiuto all’opposizione politica e militare” per mettere fine allo “squilibrio” sul terreno in Siria. Un terreno martoriato da 93mila vittime e oltre 1 milioni di rifugiati. La Francia, intanto, ha fatto sapere di aver consegnato ai ribelli siriani dei trattamenti di protezione contro il gas sarin.
A riferirlo è stato il capo della diplomazia di Parigi, Laurent Fabius che è anche tornato sul ruolo di Iran ed Hezbollah sottolineando come dalla riunione di Doha sia stato ribadito un secco ‘no’ ad ingerenze nella crisi siriana. “Gli Hezbollah hanno giocato un ruolo tremendamente negativo, in particolare nell’attacco a Qusair. Non siamo affatto d’accordo sull’internazionalizzazione del conflitto. Per questo nel documento finale di Doha esigiamo che gli iraniani e gli Hezbollah smettano di intervenire in Siria”, ha rimarcato. Ma sul tavolo di Doha si è discusso naturalmente anche di ‘Ginevra 2’.

 

 

 

E su questo punto, cioe’ sulla necessita’ che si tenga al piu’ presto una conferenza di pace, l’accordo e’ ancor piu’ netto. “La soluzione al conflitto in Siria puo’ essere solo politica: una conferenza a Ginevra che metta ad uno stesso tavolo il regime e l’opposizione”, ha detto il ministro britannico precisando che non ci si aspetta comunque che un evento del genere si possa svolgere nelle prossime settimane.

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