Una ragione in più per difendere Berlino: frena l’attacco a Damasco in concerto con Mosca
Uno stop all’embargo sulle armi in Siria per aiutare i ribelli è «una questione molto difficile da pesare», per questo la Germania «analizzerà attentamente la situazione». Così la cancelliera tedesca Angela Merkel al termine del vertice Ue a 27, spiegando che Berlino, però, «se molti stati membri dell’Ue dovessero cambiare idea, è pronta a rimettere la questione in agenda dei ministri degli esteri Ue». Il riferimento diretto è a Francia e Gran Bretagna che a tal proposito si erano già espressi «chiaramente qualche giorno fa».
La proposta ventilata giorni fa è arrivata oggi a Bruxelles con Parigi pronta a tutto pur di metterla in atto. La questione non è all’ordine del giorno del summit ma è l’occasione di parlarne in vista del prossimo Consiglio Affari Esteri dopo il quale, anche in mancanza di unanimità le due capitali hanno detto che decideranno di fornire armi ai ribelli. Violenti scontri, secondo quanto riferito dagli attivisti, hanno contrassegnato fin dalla vigilia il secondo anniversario dall’inizio delle proteste di piazza dilagate fino a contare oltre 70 mila morti. Combattimenti sono stati segnalati a Damasco, come pure sparatorie e rastrellamenti da parte delle forze governative.
A fare la voce grossa ieri è stato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius. «La posizione comune con i britannici è che gli europei levino l’embargo perché i ribelli possano difendersi», ha spiegato il capo della diplomazia francese. Parigi e Londra chiederanno, inoltre, ha aggiunto Fabius, che l’incontro dell’Ue sul destino della Siria e la questione delle armi venga inoltre «anticipato». Appena entrato nel Palazzo Justus Lipsius di Bruxelles il presidente francese Francois Hollande ha ribadito con forza le parole del suo ministro: «Dobbiamo prenderci le nostre responsabilità – ha affermato il capo dell’Eliseo -. Non possiamo permettere che un popolo sia massacrato da un regime che non vuole scendere a negoziati» ha detto Hollande. «Togliere l’embargo sulle armi non significa essere favorevoli a una guerra totale perché continuiamo a pensare che la soluzione politica è la soluzione migliore».
Ma l’Unione Europea sull’argomento è molto divisa, perché alcuni Paesi – tra cui la Germania – temono che le armi possano finire nelle mani sbagliate. In un’intervista al quotidiano regionale Weser-kurier, il ministro tedesco degli Esteri, Guido Westerwelle, che si è detto chiaramente contrario alla disponibilità mostrata invece da Francia e Gran Bretagna. «Non ci dobbiamo lasciare trascinare solo dalle emozioni», ha detto il capo della diplomazia tedesco; a suo giudizio questa politica potrebbe allargare il conflitto armato a tutta la regione, già di per sé molto calda per le ripercussioni della guerra civile in Libano, il conflitto tra israeliani e palestinesi, il programma nucleare iraniano e l’instabilità interna in Iraq. Il governo tedesco aveva già fatto presente che le armi inviate all’opposizione siriana potrebbe cadere «nelle mani sbagliate» e che una tale mossa dell’Ue potrebbe scatenare un’ondata ulteriore di violenza. Più tardi però il cancelliere Angela Merkel ha fatto sapere che comunque Berlino è disposta ad affrontare la questione al prossimo Consiglio Ue. Intanto da Damasco si denuncia la «plateale violazione» del diritto internazionale nelle intenzioni dei due paesi, secondo quanto scrive l’agenzia ufficiale Sana. E grida di allarme si sono levate anche da Mosca dove il ministro degli Esteri Serghei Lavrov ha definito la decisione «una violazione del diritto internazionale». «I ministri Ue dovranno riunirsi il prima possibile – ha detto il leader dei liberali europei Guy Verhostadt – per riprendere in considerazioni le loro posizioni alla luce di una situazione che sta deteriorando e la continua perdita di vite umane». «Sepro – ha aggiunto Verhostadt – che gli altri membri Ue seguano la Gran Bretagna e la Francia in modo da avere una posizione unitaria sulla questione».
