
Cosa non va nell’Atene dei parassiti e degli usurai
Questo articolo sostiene che l’economia greca, dal momento in cui è entrata nell’euro, si è comportata come una bolla. La crescita, trainata dalla domanda e finanziata dal debito, alla fine è “scoppiata” perché non era basata su una basilare crescita della produttività. Come conseguenza, il Pil reale, i salari reali e il costo del lavoro sono tornati ai livelli pre-euro. L’aggiustamento, però, è stato più severo e doloroso del necessario. Da un lato, come molti commentatori hanno fatto notare, un risanamento dei conti pubblici decisamente troppo rigido e troppo rapido (che è l’altra faccia di una ristrutturazione del debito tardiva e insufficiente).Un problema altrettanto importante, però, è che la Troika ha sbagliato la sequenza delle riforme strutturali. Concentrandosi inizialmente sul mercato del lavoro invece che sui mercati dei prodotti, le riforme strutturali hanno provocato un drastico calo dei salari nominali a cui non si è accompagnata una caduta dei prezzi. L’imponente taglio dei salari reali ha depresso ulteriormente la domanda, mentre la competitività e la domanda estera non sono cresciute come sarebbe stato necessario. Il risultato è stata un’impennata della disuguaglianza, che ha minato il consenso per le riforme orientate al mercato.
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