martedì 21 Aprile 2026

La Jihad pilastro dell’occidente?

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Sempre lo stesso film a copertura dell’ horror vacui

Che l’Occidente dovesse finire a fare di vignettisti blasfemi la propria icona sulla quale fondare una poco credibile “libertà di espressione” avrebbe sicuramente fatto inorridire lo stesso Voltaire, così tanto e mal citato in questi giorni dopo gli attentati di Parigi.
Ma a ben riflettere, poi, la scelta di questi “eroi della vignetta” come testimonial di un modo di pensare e di vivere è abbastanza azzeccata, se poniamo attenzione ai riferimenti culturali di massa degli ultimi 30 anni in Europa, ma non solo.
Il cretinismo e l’ infantilismo che pervadono televisioni, rotocalchi e persino gran parte della rete e dei social network, la dicono lunga su come la pedagogia di massa, intrapresa scientemente dalle lobbies di potere, abbia influenzato l’immaginario collettivo.
L’utilizzo narcisistico dei social è vistosamente aumentato e chi di noi non ha un collega o un vicino di casa che passa molto del suo tempo libero a scambiare commenti e foto, riguardanti perlopi
ù stupidaggini e amenità varie?
Si vive tutti in una dimensione “adolescenziale” a prescindere dall’et
à, incapaci di distinguere il reale dal virtuale e viceversa.

Così non può stupire che il film dell’horror parigino sia passato su tutti gli schermi, senza che nessuno si sia posto una domanda sulle evidenti falsità che in questi giorni sono state messe in giro da compiacenti giornalisti e sull’evidente incongruenza dei dati di fatto con quelli propagandati in televisione.
Negli anni 70,
quando i media non erano così pervasivi, probabilmente la narrazione degli avvenimenti di Parigi così come sono stati raccontati avrebbe suscitato ilarità mista ad irrisione, ma non esistevano ancora i “reality” che hanno forgiato milioni di deficienti pronti ad abboccare all’amo .
E comunque, all’epoca, in mancanza dei mezzi di comunicazione all’altezza, si ricorreva ai ben collaudati “depistaggi” e il risultato non tardava di certo ad arrivare.
La rappresentazione debordiana della realt
à ed il suo rovesciamento sono ormai giunti alla perfezione, peccato che manchi l’amore per il dettaglio, per la precisione; probabilmente perché non ce n’è più bisogno, tanto si può mettere in scena ciò che si vuole: nessuno ormai si fa più domande né vuole sentirne fare.

Ed allora l’ISIS è uguale ad Al Qaeda dello Yemen, ma nessuno si prende la briga di spiegare la differenza tra i jihadisti del Califfato e gli “eredi redivivi” di Bin Laden; i fratelli Kuoachi da spietati e freddi killer in una Parigi semideserta a mezzogiorno, si rivelano degli psicolabili che mentre scappano si premurano di dire ai passanti che li manda Al Qaeda yemenita lasciando carte d’identità in giro, per poi essere ammazzati, senza motivi plausibili, dai reparti speciali francesi.
L’altro, tal Coulibaly, invece, il giorno dopo aver ammazzato una vigilessa, entra in un supermercato kosher,
uccide quattro persone e poi viene ammazzato anche lui, a bruciapelo, mentre scappa insieme agli ostaggi. Postumo, si dichiara appartenente all’ISIS. La quarta terrorista, tralasciando il presunto quinto che invece era sui banchi di scuola, e di cui non si sa più nulla, girava per gli aeroporti europei con regolare passaporto fino a Istanbul, mentre era ricercata da mezzo mondo.
Il tutto condito da spezzoni di filmati poco credibili, che escono con uno stillicidio piuttosto sospetto, a giorni dai fatti, quando la “diretta “ televisiva è stata sospesa proprio il giorno degli attentati. Il tutto senza una visibile traccia di sangue.
Tutto questo coperto dal frastuono e dal profluvio di commenti tutti uguali nella loro oscena banalit
à, nella loro pornografica stupidità, di cd giornalisti e politici, che seduti nelle poltroncine dei salotti televisivi, pontificano di “libertà di espressione”, di “diritto di satira”, di “guerra all’Occidente”.

Cosa si deve nascondere? Cosa si vuol occultare ci si chiederà?
Sicuramente, la dinamica dei fatti o meglio di come sono stati maldestramente narrati, non perch
é chi ha orchestrato e diretto le stragi abbia paura dell’opinione pubblica, anche perché non si può aver paura di un’astrazione, ma quello che si vuole occultare è l’horror vacui nel quale l’Occidente galleggia ed annaspa, che impedisce anche di vedere l’orrore nel quale è precipitato, un orrore che si vuol rimuovere addebitandolo come nei B-Movie americani, ad entità esterne, a signori barbuti e fanatici che ci odiano senza ragione, mentre sono solo le controfigure di un film iniziato malamente tanto tempo fa.
I registi ci si chieder
à? Sempre gli stessi, cambiano gli attori, a seconda del copione, tanto il pubblico come diceva il DG della Rai degli anni 70, Bernabei, ”non capisce un cazzo…”.O forse, mi chiedo, trova più comodo non capire?

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