mercoledì 22 Aprile 2026

La schiavitù de(a)llo spread

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Berlusconi e il panettone

 

Alla fine il “caimano” ha esercitato un proprio diritto civile, quello di ridiscendere nella politica attiva.
Candidarsi a premier, a 75 anni suonati? Al momento non c’è nulla di ufficiale; di quello che fu il partito col più alto consenso elettorale degli ultimi 30-40 anni, non è rimasto molto. Nani, ballerine, mezze figure, gregari, “sottopanza”… il vuoto assoluto, idee, programmi, innovazione.
Peraltro non si capisce perché, in virtù dello spoglio delle “democraticissime” primarie a sinistra, sia acclamato un non di primo pelo Luigi Bersani e non si possa accettare un pari pelo Silvio Berlusconi. Stranezze della democrazia italiana.
In questa congiuntura, però, a noi interessa sapere se potremo mangiare il panettone il prossimo Natale e come organizzarci al nuovo anno.
Il dogma (per bocca dei suoi profeti Napolitano/Monti) che ha imperato negli ultimi mesi, è stato che non bisogna fossilizzarsi sul dato dello spread, un dato non corrispondente alla realtà economica del paese Italia. Ergo, lo spread è un valore matematico, sensibile alle fluttuazioni di mercato.
Nonostante detto dogma, la “discriminante spread” è tornata prepotentemente in auge; la notizia delle dimissioni del Presidente Monti (sabato mattina, a mercati chiusi), ha fatto il giro del mondo e gettato nel panico le maggiori piazze finanziare, ivi comprese le testate giornalistiche dirette emanazioni delle stesse piazzeLa triade delle rating’s (S&P in testa) pronte a rivedere, in negativo, i giudizi di merito di credito dell’Italia.
Speculazione finanziaria? Certamente i mercati guadagnano se c’è volatilità e la stabilità non è ben vista dagli speculatori; di grandi “squali” della finanza il mondo è pieno al confronto i nostri sono delle triglie. Questo è l’abc dei mercati finanziari.
Ce n’è abbastanza per incazzarsi.
Il grande credito, il prestigio riacquistato dall’Italia in ambito internazionale – grazie all’azione del governo Monti -, volatilizzato nel giro di mezza giornata. C’è qualcosa che onestamente non quadra, non torna.
O l’azione del governo Monti è stata davvero strutturale, o non lo è stata: se lo è stata, il puro esercizio della democrazia (voto elettorale) non dovrebbe mettere a repentaglio la solidità economica del Paese;
viceversa, l’amara medicina propugnata nell’ultimo anno, è stata un inutile e venefico espediente per mettere le mani in tasca agli italiani.
Inutile, in quanto tale, privo di sostanza, struttura e continuità;
Venefico, poiché ha fermato la macchina produttiva italiana, i consumi quasi azzerati, creata incertezza sul futuro (lavoro, famiglia e pensioni), ansietà verso le più elementari forme di assistenza sociale e sanitaria.
Un’Italia, a ben vedere, lontana da uno Stato moderno, efficiente e solidale.
In questo momento siamo nella condizione di schiavitù e abbiamo due alternative: o con mezzo metro di catena o con un metro di catena.
Forse dovremmo iniziare a pensare come liberarci dalla condizione di schiavitù.
 

 

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