mercoledì 22 Aprile 2026

La strategia delle Twin Towers darà presto i suoi frutti

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A partire dell’autoattentato tutti gli obiettivi del Rapporto Cheney centrati dagli Usa che stanno per diventare i primi produttori al mondo del petrolio

 

Entro il 2020 gli Stati Uniti supereranno l’Arabia Saudita quale maggiore produttore di petrolio nel mondo. Ma nel 2015 avranno già strappato alla Russia il primato sulla produzione di gas. E nel 2030 il traguardo più atteso: l’indipendenza energetica. Lo sostiene l’Agenzia internazionale dell’energia (Aie) nelle sue previsioni annuali sulle forniture e la domanda di energia. Stime che evocano il ricordo del film “Il petroliere”, interpretato da Daniel Day-Lewis, che interpreta il ruolo di un minatore texano che trova un giacimento di petrolio.
Il sorpasso atteso
Secondo l’Aie, l’aumento della produzione negli Usa e l’introduzione di veicoli sempre più efficienti in materia di consumi hanno fatto diminuire considerevolmente la dipendenza dalle importazioni di energia dall’estero, al punto che «il Nord America diventerà un esportatore netto di petrolio nel 2030».
«Gli sviluppi nel settore energetico negli Stati uniti sono profondi», ha scritto l’Aie nel suo ultimo World Energy Outlook. «Attorno al 2017, gli Stati Uniti diventeranno il principale produttore di petrolio, superando l’Arabia Saudita – ha sottolineato Fatih Birol, il capo economista dell’agenzia, in un conferenza stampa a Londra – gli Stati Uniti diventeranno l’incontestato numero uno mondiale nella produzione di gas attorno al 2015, superando così la Russia».
Dall’inizio dell’anno, ha precisato l’agenzia, gli Stati uniti hanno estratto circa 6,2 milioni di barili di greggio, contro i 5 milioni del 2008. A fronte di questo aumento della produzione, unito a misure per ridurre i consumi, gli Stati Uniti vedranno ridursi progressivamente le importazioni di petrolio, fino a diventare, attorno al 2030, esportatore di greggio. L’obiettivo dell’indipendenza energetica non sarà quindi più un obiettivo irraggiungibile, ha concluso l’Aie, e il Paese, che oggi importa circa il 20% del suo fabbisogno, «diventerà praticamente autosufficiente».
Allo stesso tempo, l’Asia continuerà a sostenere la domanda globale di energia, che dovrebbe crescere di oltre un terzo entro il 2035, passando dagli attuali 87,4 milioni di barili al giorno registrati nel 2011 a 99,7 milioni di barili al giorno.
Tecniche di estrazione “vintage”
Il sorpasso atteso degli Stati Uniti potrebbe avvenire grazie all’efficientamento delle tecniche di estrazione, in particolare attraverso l’uso combinato della fratturazione idraulica (hydrofracking) e delle perforazioni orizzontali (horizontal drilling). Si tratta di tecniche non modernissime (hydrofracking ha orgini nel 1940 e l’horizontal drilling nel 1980) ma la combinazione delle due sta avendo effetti dirompenti nella produzione energetica statunitense di petrolio e gas metano (lo shale gas, ottenuto dalle argille) perché aumetano la permeabilità del suolo e incrementano il tasso di recupero delle materie prime.
La strategia delle Twin Towers darà i suoi frutti.
A partire dell’autoattentato tutti gli obiettivi del Rapporto Cheney centrati dagli Usa che stanno per diventare i primi produttori al mondo del petrolio.
In sintesi tale rapporto diceva che gli usa avrebbero dovuto scalzare gli “alleati” dai giacimenti petroliferi e far lievitare i costi del petrolio al fine di rendere competitiva l’estrazione in profondità dei pozzi americani. Per quello ci volevano guerre continue nel Vicino Oriente e nella dorsale asiatica di gas e petrolio.
Altro che fallimento in Iraq e in Afghanistan, questi sanno bene quello che fanno.

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