L’Euro potrebbe respirare a danni di chi l’ha danneggiato fino adesso
Con la Federal Reserve pronta ad aprile ad alzare i tassi di interesse è la fine del carry trade con la Turchia e in generale con i mercati emergenti ad alti tassi? E se sì, cos’è il carry trade? E’ quel fenomeno che si verifica quando gli investitori prendono in prestito in una valuta da un paese in cui i tassi di interesse sono bassi, come ad esempio dollari o yen. Poi investono in una valuta in cui i tassi sono più elevati anche perché percepita a rischio maggiore geopolitco o valutario. Più ampio è il divario tra gli oneri finanziari e il rendimento, maggiore è il profitto.
In teoria, la Turchia che ha un tasso di riferimento dal 4,5% al 10%, oggi al 8,25%, è stata una miniera d’oro per il carry trade. Una scommessa sulla lira con dollaro come valuta di finanziamento ha offerto nel 2014 agli investitori almeno tre punti percentuali di rendimenti annuali una volta scorporato dal tasso di inflazione della Turchia.
Ma questo fenomeno sta per finire a causa del dollaro forte. Prendendo in prestito dollari per comprare azioni o bond in lire turche gli operatori hanno incassato il 5,8 per cento nel 2014 nel mese di novembre, il quarto maggior ritorno tra i 23 mercati emergenti monitorata da Bloomberg. Da oggi, i guadagni si sono ridotti al 2 per cento a causa del crollo del 4,2%o in valuta della Turchia contro il dollaro questo mese che ha eroso i profitti dall’investimento in bond sovrani.
Come la maggior parte dei mercati emergenti più rischiosi, la lira è in sofferenza da quando il rafforzamento dell’economia statunitense ha spinto la Federal Reserve a prevedere un aumento dei tassi di interesse nel 2015, il che sarebbe il primo aumento in nove anni. La valuta della Turchia si è indebolita a dicembre a causa del più grande deficit delle partite correnti in un paese in via di sviluppo, fatto che lascia vulnerabile il paese ai deflussi di capitali.
«Questo è stato l’anno del dollaro», ha detto Murat Yardimci, il responsabile del trading a ING Bank a Istanbul, il 24 dicembre «Siamo lunghi sui titoli turchi con una copertura in valuta estera per il 2015. Dopo giugno ci aspettiamo che il debito si comporti bene , ma il dollaro raggiungerà nuovi record contro la lira», ha previsto.
La lira si è indebolita a un record di 2,4146 per dollaroil 16 dicembre per poi recuperae leggermente. I rendimenti sui bond a due anni sono scesi di 222 punti base quest’anno al 7,88 per cento di oggi.
L’inflazione sarà decisiva, visto che la crescita dei prezzi al consumo è balzata al 9,15 per cento nel mese di novembre, resistendo a un calo di quasi il 50 per cento del costo del greggio da giugno.
Il calo dei prezzi delle materie prime, petrolio in particolare, sosterrà un rallentamento del trend dell’inflazione nella prima metà del 2015, ha fatto sapere la banca centrale turca dopo la sua decisione di mantenere il tasso di riferimento all’ 8,25 per cento il 24 dicembre.
«L’inflazione sarà decisiva» perché il carry-trade ritorni l’anno prossimo, ha detto Evren Kirikoglu, uno stratega a Akbank TAS a Istanbul, il 24 dicembre. Rallentare l’inflazione potrebbe contribuire a sostenere la lira anche se la banca centrale dovesse ridurre i tassi di interesse, ha detto l’analista. Che la banca centrale turca sia costretta a ridurre i tassi è un’ipotesi plausibile vista la pressione dell’esecutivo sui vertici della banca per una politica monetaria poco rigida .
In questo quadro l’euro potrebbe spodestare il dollaro come valuta preferita per il finanziamento del carry trade, se la Banca centrale europea dovesse aumentare l’acquisto di bond (QE) e il biglietto verde continuare a rafforzarsi, secondo Erkin Isik, uno stratega con sede a Istanbul a Turk Economi Bankasi AS.
I trader che si sono finanziati in euro per i loro acquisti di debito in lire hanno guadagnato il 15,2 per cento di quest’anno, una performance battuta solo dal peso argentino, della rupia indiana e la rupia indonesiana tra i mercati emergenti, così come monitorati da Bloomberg.
Gli investitori devono essere “grati” se riusciranno a ottenere dei rendimenti dal carry l’anno prossimo, ha scritto Burak Cetinceker, un gestore di fondi presso Strateji Menkul Degerler a Istanbul. «La lira scenderà un altro 10 per cento l’anno prossimo» contro dollaro, ha previsto l’analista. Una notizia buona a metà: bene per gli esportatori turchi, male per gli investitori internazionali a caccia di rendimenti stabili.
