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La vita è donna

Brigitte Bardot è stata una rivelazione della Bellezza, che è eterna e ci commuove

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È stata la creazione divina rivelata nel cinema, la musa di una generazione e, più tardi, il simbolo della causa animale. Ha suscitato passioni e odi, ha commosso le folle e ha creato polemiche. Ma in un’epoca in cui si coltiva la bruttezza, è la sua bellezza che rimane.

Dalla lunga lista della sua filmografia, si è tentati di ricordare immediatamente E Dio creò la donna, il successo del 1956 diretto dal suo primo marito, Roger Vadim. Ma, alla scomparsa di Brigitte Bardot, mi è venuto in mente Vita privata (1961) di Louis Malle, in cui recitava al fianco di Marcello Mastroianni. In questo film accattivante, interpreta Jill, una modella e attrice perseguitata dai paparazzi e dal pubblico. La pressione della celebrità si cristallizza nella memorabile e claustrofobica scena dell’ascensore, in cui entra con una donna delle pulizie che la riconosce e la insulta in un crescendo simultaneo alla salita fino al piano in cui abita. Jill risponde con il silenzio e, inquieta e infastidita, si affretta a trovare rifugio nel suo appartamento. Tutto finisce con il suo sguardo triste e solitario, tanto bello quanto commovente. Vedere qui un riflesso autobiografico dell’attrice che la interpreta non è affatto azzardato, perché la scena è stata davvero ispirata da un evento reale della vita della Bardot.

Poco più di un anno prima di morire

in occasione del suo novantesimo compleanno, Brigitte Bardot ha rilasciato un’intervista alla rivista francese Valeurs Actuelles in cui, come era sua abitudine, ha risposto senza tabù e con ironia. Le fu chiesto se, con il passare degli anni, avesse qualche rimpianto o nostalgia per il tempo trascorso e lei fu categorica: «Non ho rimpianti personali, ma mi manca quel periodo. Mi dispiace per quello che viviamo oggi e mi manca il tempo che ho conosciuto, i Trenta Gloriosi, la Francia di prima, la libertà, la gioia di vivere, la spensieratezza. La libertà, soprattutto. Eravamo meno disturbati. Ora la libertà è scomparsa, ha fatto il giro del mondo e non è più tornata. Eppure, siamo presumibilmente il paese della libertà! È triste e deplorevole».

Questo sfogo è tuttavia ingannevole. La tristezza non l’ha mai abbattuta e ha continuato a lottare fino alla fine della sua vita. In quella conversazione, ridendo, ha detto ciò che tutti sapevano e che a molti dava fastidio: «Sono una donna di destra e non mi interessa cosa pensano gli altri».

Brigitte Bardot ha incarnato la bellezza francese ed europea, o meglio, l’ha rivelata

Nietzsche, sempre visionario e luminoso, ha scritto nel suo saggio La gaia scienza: I Greci pregavano «due o tre volte tutta la bellezza!» – ed essi avevano, sì, una ragione eccellente di rivolgersi così agli dei: la realtà non divina ci rifiuta la bellezza o ce la concede un’única volta! Voglio dire che il mondo strabocchevole di cose belle è tuttavia povero, poverissimo di bei momenti e di rivelazioni. Ma forse questo è il maggior incanto della vita si stende su di essa un velo, intessuto d’oro, di belle possibilità, promettente, difensivo, pudico, schernevole, compassionevole e seduttore.

Eh, sì, la vita è femmina!

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