Allucinazione mangia realtà.
Eppure non tutti gli effetti dell’irruzione del virtuale sulla dimensione del reale sono negativi. Ce ne sono anche di positivi e li ho riassunti nel mio Tu chiamala se vuoi rivoluzione, uscito da pochissimo.
Tra gli effetti negativi abbiamo la spettacolarizzazione semplicista, isterica e frettolosa della narrativa.
Attenzione però: le narrazioni del reale raramente hanno coinciso con il reale stesso
Ci si è solitamente arrangiati a presentare scenari falsati, se non falsi, nei quali le opinioni pubbliche si calavano acriticamente (si pensi alla “guerra fredda” tanto per fare un esempio). Gli equilibri lo esigevano.
Le avanguardie politiche di qualsiasi colore e di qualsiasi collocazione, di potere o di opposizione, avevano invece saputo leggere attraverso le righe ed erano andate al di fuori dei binari su cui viaggiava il treno delle banalità.
Oggi sembra che non sia più così. Tutti paiono perfettamente calati nelle parti dell’infinito scontro tra burattini: “fra Arlecchino e Pulcinella si riempiono di calci, si spezzano le ossa, Mangiafuoco sta alla cassa”.
Quello che fa cadere le braccia, non è solo la partecipazione emotiva e fanatica a cause fittizie quanto il fatto che ormai tutti parlino di Trump, di Putin, di Zelensky, della von der Leyen come se fossero depositari di poteri assoluti, che nemmeno Gengis Khan…
Che basterebbe sostituirli, anzi “convincerli” per far cambiare le loro intenzioni.
Non si pensa mai al sostanziale
alle motivazioni concrete che tracciano delle linee le quali sembrano differenziarsi tra loro, ma questo avviene solo nelle narrative, non nelle scelte.
Dalla crisi del 2008 che ha segnato un cambio globale di equilibri e una nuova corsa alle fonti energetiche, la linea americana è stata abbastanza continuativa, da Obama a Biden passando per due Trump.
La linea russa non dipende dagli umori del capomafia del Cremlino, ma è dettata dalla sconvolgente mancanza di corrispondenza tra le velleità di potenza, la gran dimensione fisica e materiale del territorio e l’inadeguatezza antropologica e culturale dei russi a svolgere un ruolo di punta in un mondo complesso.
Nessuno psichiatra potrà guarire Trump e/o Putin, perché essi rappresentano delle tendenze in qualche modo obbligate. Di sicuro queste si potrebbero articolare in modi meno imbarazzanti, meno corleonesi, ma è un ragionamento che riguarda l’estetica e l’eleganza, non la sostanza.
Immaginare poteri assoluti nelle mani di chi gestisce gli equilibri tra dinamiche potenti e poteri reali, è un errore politico madornale. Il quale si riflette anche nelle scelte del populismo terminale, da non confondersi con quello realista, che pure esiste.
Fantasticando
che ci sia un re da decapitare per assumere il potere, o che, scomparso Soros, non ci sarebbe più la globalizzazione, si producono tutte le “risposte” imbarazzanti e disastrose dei pollai marginali: dalla stampa del denaro di Monopoli alle Exit, fino alla favoletta del trionfo elettorale che consegnerebbe a non si sa bene chi, non si sa quale inesistente potere assoluto con il quale dovrebbe risolvere tutte le nostre frustrazioni quotidiane.
Bisogna recuperare l’intelligenza che non si fa rinchiudere negli schemi binari, che non si lascia ipnotizzare dalla superficialità e che può – e deve – farci tracciare e seguire le linee per i nostri destini autonomi e sovrani. Che non sono sovranisti: quella è una sovrastruttura che paradossalmente va in senso opposto.
La sovranità va recuperata innanzitutto in noi. Non ci riuscirà chi si lascia imprigionare dalle commedie isteriche di oggi.
