martedì 14 Aprile 2026

Lacrime e sangue

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altCome si possono fronteggiare le provocazioni che vengono dall’alto

Non appena nominato il governo Monti ci ha promesso lacrime e sangue.
Le lacrime si spargono già  da oggi, dall’entrata in vigore della manovra spremilimoni che affosserà al contempo l’Italia e gli italiani e che porterà la terza potenza economica europea sulla soglia della terzomondizzazione, sfasciandone al tempo stesso il nerbo produttivo e lo stato sociale.
Il sangue. Siamo certi che si tratti di una metafora e che non si debba prendere alla lettera?

Terza edizione
Come ho ripetuto più volte, questa è la terza edizione di un governo che è espressione di alcune sante alleanze ben precise. La coppia portante è composta dai “miglioristi” del Pci (quelli di cui Napolitano è stato per decenni il capofila), uniti alla sinistra democristiana anti-mediterranea (perché ce n’era un’altra di tutt’altro genere; Donat Cattin non era Fanfani come Taviani non era Gronchi).
I due tronconi cattocomunisti si fondono in un esecutivo retto da finanzieri legati in qualche modo ai vecchi azionisti (ovvero alla City e a Wall Street). Il tutto con la benedizione della Commissione Trilateral di cui il funzionario della Goldman Sachs, il commissario chiamato dai poteri forti a liquidare l’Italia, e en passant anche nostro attuale premier, Mario Monti, è il presidente europeo.
Tutte le volte che questo genere di coalizione è stato al potere, è stato accompagnato da tensione alta, terrorismo psicologico e mediatico, riduzione degli spazi di libertà, interventi speciali in ambito giuridico, decisionismo arbitrario sostanzialmente iniquo e, sullo sfondo, il sangue. Quello delle stragi e delle guerre civili più o meno striscianti.
Così è stato nella prima edizione di questa formula (1974-1983), così nella seconda (1992-1994). Non vi è ragione per essere ottimisti oggi. Lacrime e sangue è probabile che significhi esattamente lacrime e sangue.

Strategia e varianti
La strategia della tensione prevede l’uso degli opposti estremismi, dunque dell’odio antifascista, del linciaggio morale dei fascisti, della persecuzione dei fascisti, fino all’esasperazione dei fascisti che, esplodendo, finisce con il giustificare a posteriori il teorema di base e far credere che questo fosse giusto a priori.
E che si stia tentando con ogni mezzo di rinverdire quel tipo di azione-reazione-reazione alla reazione è palese.
Con un paio di varianti rispetto ad allora. Una prima variante è determinata dall’utilizzo nella dialettica odio/terrore della figura dell’immigrato e/o del terrorista islamico (da cui, per schema dettato da oltreoceano si può immaginare una guerra strisciante a tre). Una seconda variante è determinata dalla perdita di entusiasmo e di vitalità dell’estrema sinistra che un tempo era folta, fanatica, agguerrita e convinta di scalare il cielo e che oggi, smarrita la lotta di classe e abbandonata l’utopia rivoluzionaria, registrate le vere e proprie rotte dell’armata sindacale, è più nevrotica e problematica che non guerriera.
E si è scottata le ali appresso ai suoi dirigenti che da troppo tempo stanno preferendo le banche ai salariati e l’imperialismo angloamericano a qualsiasi “avanti popolo”.
Chi se la sentirà, allora, di farsi trascinare in scontri insensati per salvare la poltrona di un compagno Goldman Sachs con rossa cravatta è una bella domanda.
E al momento, nel serrate antifascista incentrato contro Casa Pound, si è visto che mentre il clero stalinista e i difensori delle poltroncine  ululano compatti, la base fa fatica a seguirli e che sotto ipnosi marciano alla guerra santa dichiarata dai pifferai delle rating agencies solo poche decine di antifa.
Ai pupari che vorrebbero muoverli in massa non restano che provocazioni mediatiche, soprattutto via internet, cercando di avvelenare il clima così come fa comodo alla loro mediocrità e agli interessi dei liquidatori dello stato sociale.

Un mese di caccia al nero
Per ora la truppa rossa non risponde alle provocazioni se non nell’ordine di qualche pattuglia.
Intanto però la manovra va anche in direzione del nero.
In neanche un mese di governo speciale si sono già avute tutte le avvisaglie della sospensione della libertà. Si è partiti con l’arresto di Zippo la cui giustificazione è eloquente.
Questa, che rimanda al famoso Comma 22, suona così: se sei fascista sei violento perché sei fascista; se sei violento sei fascista perché sei violento. Dunque tu sei violento per forza e solo tu lo sei. E’ passata: rieccoci al 1974.
Subito dopo ci sono stati gli arresti di Militia contro cui non ha protestato nessuno.
E qui la mossa è stata astuta perché chi mai si potrebbe riconoscere nelle azioni e nelle espressioni di Militia? Un gruppo che sembra essere un dono miracoloso del cielo per chi vuole importare in Italia la legge sulla storia rifiutata finora dal Vaticano e da una parte della sinistra ebraica?
E’ quindi facile colpire Militia perché ha fatto di tutto per esserlo.
E’ come se in presenza di un regime puritano qualcuno si fosse messo a passeggiare nudo per strada. E’ chiaro che se lo portano via. E soprattutto i pagani o i naturisti che hanno un’altra percezione del nudo si trovano in difficoltà nel difenderne un genere che fà loro torto.
Ma proprio questo meccanismo è stato previsto, tant’è che anche se tra gli arrestati abbiamo minorenni e persino gente che con Militia c’entra di striscio, non ci sono state campagne difensive.
Eppure la logica repressiva dovrebbe essere nota: è quella del grappolo di ciliegie. Ne cogli una qui e una lì, poi un’altra e un’altra ancora e, anche se tra loro non comunicano, poi si associano per teorema. Che è quanto si stanno già affannando a fare i commissari politici.
Da qualche settimana in qua, dal Fatto all’Unità passando per Indymedia, si rispolvera la struttura arcaica del teorema-Amato e si dipinge il quadro di grandi vecchi, di senati neri, che intrecciano trame torbide atte a collegare tra loro ogni genere di apparato per dare vita a chissà quale piano oscuro. Il tutto sulla base d’incontri trasversali e plurigenerazionali per la commemorazione di Acca Larentia. Un vero e proprio golpe, Watson!

Perché l’epurazione è possibile
Si dirà che sono solo streghe ma non c’è nulla di concreto.
Se lo si afferma è perchè siamo stati viziati. Dal 1974 ad oggi si è vissuti in alternanza tra repressione iniqua e stato di libertà, sia pur non totale.
Erano però diciassette anni che godevamo di una certa libertà d’espressione e che vivevamo in un’Italia governata, mediocremente e male quanto si vuole, da amministratori e non da commissari politici. Si fa fatica quindi a riciclarsi per reimmergersi in un clima infernale.
Fu la stessa fatica che fecero coloro che erano sopravvissuti all’epurazione e che non potevano aspettarsi, dopo la svolta del 1948, di vedersela riproporre, con tanto di esecuzioni  in serie, di arresti arbitrari, di condanne senza nemmeno elementi per un processo, con la beffa di  detenzioni preventive di quattro anni (e persino di otto) prima del non luogo a procedere.
Ad un quarto di secolo di distanza proprio non se lo aspettavano, così come molti di noi oggi non si rendono ben conto di quel che si sta rischiando per il solo fatto di esistere.
L’errore di chi pensa così è che crede che quelle “eccezionalità” dipendessero dal clima teso e non l’inverso, l’errore è che s’illude  che certa gente non sia malvagia, perversa e diabolicamente strutturata. L’errore di chi pensa così è che non ha colto quanto siano perfidamente calcolatori e provocatori quegli stessi che prosperano nella spolizione delle genti, nella distruzione delle nazioni e nella pratica stragista.
Chi pensa così, e quindi non vede un grande pericolo all’orizzonte, considera che oggi non c’è illegalità diffusa, dunque non ci sarà persecuzione diffusa. Non si considera che fino al 1973 non c’era illegalità diffusa, fino a quando non si armò la sinistra e lo fece di colpo. Fino al giorno prima, dopo le scazzottate, prendevamo insieme il caffé al bar.
E chi si dice che senza illegalità non c’è repressione deve anche rammentare che solo dopo che uccidere un fascista non fu reato, solo dopo che questo non-reato fu consumato in serie, solo dopo un continuativo linciaggio atto a togliere ogni dignità umana ai fascisti nel consesso pubblico, solo dopo l’esasperazione continuativa, i fascisti passarono all’illegalità che era stata dipinta prima come cosa loro.

Gli ingredienti congeniali ai provocatori
Quali furono gli ingredienti della miscela esplosiva? L’esasperazione e l’improvvisazione. Perché per far esplodere la miscela prima si passò per lo scioglimento delle organizzazioni e per l’arresto delle guide e poi si passò per la critica della gerarchia che aprì definitivamente le dighe.
Di qui si sviluppò l’improvvisazione, individuale o di gruppo, che finì col produrre o banditi o guerrieri, o anarchisti o anarchi.
Ma qui siamo ai percorsi esistenziali e alle conseguenti maturazioni.
Se restiamo all’impianto. esso si basa sulla provocazione di meccanismi assai semplici.
Scioglimento delle organizzazioni, destrutturazione delle gerarchie. Ognuno allora decide per sé (ma di converso lo fa per tutti). La selezione è basata sul coraggio ma anche sulla frenesia, sull’urgenza e sull’emergenza. Ciò che sovente si traduce in irresponsabilità.
Peraltro in quest’assemblearismo chi decide (e di solito lo fa chi strilla più forte o chi si muove per primo) non ha mai la visione d’insieme, non conosce tutti gli elementi del quadro in cui agisce, perché soltanto un organico molto articolato possiede dati a sufficienza per farsi un quadro e soltanto quando questo organico è selezionato può filtrarli in modo da muoversi positivamente alla luce di una conoscenza critica indispensabile.
Piccoli gruppi, soprattutto se molto giovani, soprattutto se frenetici, soprattutto se chiusi in sé, non hanno né i dati né la possibilità di valutarli, quindi non hanno la capacità di decidere chiaramente sulle opportunità delle azioni. Ed ecco che la provocazione, che consiste precisamente nel far fare senza remore né disciplina a ciascuno ciò che gli detta il cuore o le viscere, ha effetto definitivo.
E che qualunque azione, anche ottima e sublime, venga compiuta in quello stato d’animo e con quella mentalità finisce con il non poter avere un effetto strategico. Mentre l’effetto strategico ce l’ha, eccome, la logica del grappolo di ciliegie di cui si nutre la provocazione. E quindi, per chi si muove anche con animo puro nelle trame della provocazione, si tratta sempre di un effetto-boomerang. Che, per giunta, si estende all’infinito intorno a chi si muove provocato illudendosi di reagire alla provocazione così come il topo fa con il gatto.

Gerarchia
Non dobbiamo fasciarci la testa prima che sia rotta. E’ possibile che tutti i segnali di questo mese attestino non la volontà dei vertici di riproporre una stagione di provocazioni, di scontri e di stragi ma semplicemente la manifestata disponibilità dei tanti agenti in divisa o in borghese a compiere quello che immaginano sarà ordinato loro. Il servilismo sopravanza spesso le volontà dei padroni.
Tuttavia dobbiamo ragionare dando per scontato lo scenario peggiore.
E farlo significa andare in controtendenza, in tutto e per tutto, rispetto alla permeabilità alla provocazione. Niente improvvisazioni, niente assemblearismi e solo logica gerarchica.
Contro cui funziona solo la violenza canagliesca perché non agisce per esaltazioni, eccitazioni o capricci. Fanciulla d’animo non è di mente infantile, a differenza di ogni rivolta all’idea del padre.
Non si risponde a Cartagine con le comuni hippies, neanche se agguerrite, ma con l’ossatura del Pater Familias.
Buon Sole Invitto! Che è tale non per caso e che è fonte ed emblema di questa logica vittoriosa.

 

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