
20 luglio 1944 nella Tana del Lupo
Sessantotto anni fa quando la Germania sosteneva il massimo sforzo bellico per tamponare l’invasione degli eserciti nemici, fu commesso un attentato alla bomba durante una riunione dello Stato maggiore tedesco convocato alla Tana del Lupo in Prussia Orientale.
L’azione terroristica, così simile a quella compiuta l’altro ieri in Siria, non sortì l’effetto sperato dai cospiratori che in quei momenti drammatici si contraddistinsero quasi tutti per codardia.
Stauffenberg, l’esecutore materiale dell’eccidio, abbandonò la Tana del Lupo frettolosamente senza accertarsi che l’esplosione non aveva sortito l’effetto pianificato ed era costato la vita, non al Cancelliere e allo Stato maggiore, ma soltanto a tre ufficiali e allo stenografo.
Nelle ore successive i cospiratori si affannarono nel tentativo di defilarsi, al punto anche di uccidersi tra di loro. Il triste episodio di alto tradimento condito da atti non propriamente eroici della maggior parte dei complici è stato recentemente nobilitato per gli schermi facendo impropriamente di un misfatto ineffabile e indecoroso qualcosa di epico.
I congiurati facevano quasi esclusivamente parte di gruppi classisti e di circoli cattolici.
Quel medesimo 20 luglio, poco dopo l’attentato, Mussolini giunse alla Tana del Lupo dove doveva incontrare Hitler. A quest’ultimo, in piena emergenza reattiva, il Duce chiese che venisse fatta grazia della vita di due sabotatori italiani, membri del partito comunista, catturati mentre compivano atti per danneggiare la produzione bellica italotedesca.
Il Cancelliere concesse quella grazia.

