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L’ebreo è mio e lo gestisco io

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Quell’interesse comune tra Mossad e jihadisti nell’antisemitismo in Europa

“Gli ebrei possono vivere in tutto il mondo” e dunque l’invito reiterato  dal premier Benjamin Netanyahu è fuori luogo, anche se il nome di Bibi – almeno apertamente – non lo fa mai.
All’indomani degli attentati a Copenaghen, che hanno causato due vittime e cinque feriti, dal leader israeliano era arrivato ancora una volta un invito a partire rivolto alle comunità ebraiche, e a quei settemila che vivono in Danimarca, ma pure a francesi, belgi e ucraini.
Perché, diceva ieri Netanyahu, “questa ondata di attacchi terroristici continuerà” e “gli ebrei vengono ucci solo perché ebrei” in Europa. Una considerazione fatta dopo le quattro vittime del negozio kosher a Parigi, prese in ostaggio da Amedy Coulibaly e la morte di un uomo che faceva la guardia a una sinagoga danese. Per questo il premier israeliano, ieri e dopo i fatti di Parigi, aveva invitato le comunità a lasciare il Vecchio continente.
Una posizione su cui si è allineato anche il ministro degli Esteri, Avigdor Lieberman. “È il momento di prendere una decisione e di fare aliya e venire in Israele”, ha detto, rincarando la dose. “Con tutto il rispetto per le comunità ebraiche, sapete esattamente cosa succede al giorno d’oggi con l’assimilazione, non solo con anti-semitismo e attacchi terroristici”.
Non tutti hanno apprezzato le posizioni dei politici israeliani. Non è stato soltanto l’ex presidente Peres a rispondergli. Ieri il rabbino capo di Danimarca aveva fatto bene o male la stessa osservazione. “Il terrorismo – aveva detto Jair Melchior – non è una ragione per spostarsi in Israele”. Ma è pur vero che Joseph Sitruk, che prima di emigrare era rabbino capo in Francia dice: “I nostri fratelli d’Europa non si sentono più al sicuro”.
Nella polemica si è inserito questa mattina anche il presidente francese, François Hollande, convinto che “gli ebrei hanno il loro posto in Europa, e in particolare in Francia”, che ha per loro “una grande considerazione”. Un botta e risposta con Netanyahu già visto dopo gli attentati di Parigi. E una posizione che è anche del premier, Manuel Valls.

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