Home Conflitti Leninismo attivo

Leninismo attivo

0


“Per governare bisogna mentire”. Così il filosofo dei neoconsarvatori che sono notoriamente trozkisti

Il filosofo tedesco-americano Leo Strauss, tra l’altro il maggior ispiratore dei neoconservatori americani, teorizzava che i governanti dovessero, per il bene stesso dei propri concittadini, mentire ed offrire loro delle credenze, false magari ma tali da poter essere accettate e diventare virtuosi valori comuni.
Senza bisogno di rifarsi formalmente a lui, e tantomeno dichiararlo, è quello che fanno tutti i governi del mondo. Ogni politico, anche quello più in buona fede, sa che ogni scelta che debba essere accettata dall’opinione pubblica deve giustificarsi con motivazioni il più possibile vicine ai sentimenti morali della gente. Che esse siano solo fittizie non ha alcuna importanza: è sufficiente che ottengano lo scopo di soddisfare i “buoni sentimenti”. Nessuna guerra in tempi moderni è stata dichiarata per ufficialmente “tutelare gli interessi economici” e nemmeno per combattere della “brava gente come noi”. Il nemico di turno, da entrambe le parti, o era il “vile aggressore” o il criminale che voleva distruggerci per scopi malvagi o per pazzia. A volte si è talmente buoni che si è “costretti” alla guerra per evitare a qualche criminale di compiere atti “contro l’umanita’” o contro qualche “buono” ed “onesto” alleato.
Non è necessario andare in la’ nel tempo per verificare quanto stiamo dicendo: basta pensare alla guerra contro la Serbia, fatta per impedire il genocidio contro i poveri kossovari. Che importa scoprire, dopo, che le fotografie satellitari delle fosse comuni fossero tutte fasulle e che quelle ritrovate contenessero corpi che i medici del Tribunale Penale Internazionale giudicarono essere sia di kossovari che di serbi, per di più morti dopo l’inizio dei bombardamenti?
Ricordate le ragioni che spinsero i “volonterosi” ad attaccare l’Irak di Saddam? Il possesso e l’uso di armi di distruzione di massa.
Peccato che, setacciato il territorio alla fine del conflitto, non se ne scoprì nessuna.
E la guerra in Libia? Gheddafi stava massacrando il suo popolo e grazie ai bombardamenti degli alleati cessò di farlo. Tuttavia gli stessi bombardamenti ne ammazzarono altri e la guerra civile strisciante che oggi domina il panorama della Tripolitania e della Cirenaica sta promettendo perfino qualche morto in più. Ma quel che è fatto è fatto e noi siamo sempre i buoni!
Anche in Siria è il sentimento umanitario a spingere i “buoni” contro Al Assad, accusato, non si sa ancora se a torto od a ragione, di aver usato gas contro la sua popolazione.
A dire il vero Obama non voleva e non vuole attaccare la Siria, ma le pressioni degli alleati Sauditi, dei Turchi e di Francia e Gran Bretagna lo avevano costretto a mostrarsi disponibile all’attacco. Da lì, il bluff di un intervento solo se “armi di distruzione di massa” fossero state usate. Certo, il Presidente americano sperava che tale minaccia bastasse ad evitarne l’uso e quindi il non desiderato intervento non si sarebbe reso necessario. Purtroppo i gas sono stati lanciati ed è forte il sospetto che chi lo abbia fatto intendesse, proprio così, forzare la mano degli americani. Ora Obama è nei pasticci: abbandonato anche dagli inglesi, ha la sua pubblica opinione contraria nonostante le “buone” ragioni addotte, il Congresso è incerto e, soprattutto, ha tante preoccupazioni. Un non intervento, dopo la minaccia, lo dimostrerebbe debole, uno solo simbolico correrebbe il rischio di mostrarsi insufficiente, uno troppo forte potrebbe aprire uno scenario di anarchia in tutta la regione.
Perché è oramai chiaro che tutti vogliono indebolire Assad, ma, salvo i sauditi, a turchi, israeliani ed americani conviene l’attuale situazione di stallo tra le forze sul campo piuttosto che la vittoria netta di uno dei due contendenti.
La proposta russa di affidare all’Onu il controllo sulle armi chimiche del regime arriva quindi come soluzione “toccasana” per molti dei protagonisti. Gli esperti sanno che è una proposta di impossibile realizzazione: i siti in cui vengono custodite queste armi sono almeno cinquanta e molti di loro sono in zona di conflitto ove il controllo è incerto. Inoltre per metterle fuori uso servono molti uomini, materiali, lunghi giorni e, soprattutto, la possibilità di operare con calma e sicurezza. Quando mai ciò si renderà possibile nel
continuo della guerra civile? E chi potrebbe garantire che veramente TUTTI i siti saranno rivelati?
Eppure questa proposta, se arriverà sino in fondo, soddisfa quasi tutte le esigenze. Gli USA potranno vantare che solo la loro determinazione di attaccare ha obbligato Assad a cedere queste armi.
Lo stesso Assad, salvo un accordo sotterraneo per sostituirlo pur salvando il regime alawita, può stare più tranquillo e perfino approfittare della presenza dei possibili tecnici Onu per mettere in sicurezza alcune zone in suo controllo. La Turchia non dovrà più temere i problemi provocati da una dissoluzione dello stato siriano dentro i propri confini, o la creazione di un nuovo stato curdo.
Israele può fingere di non temere più le armi chimiche in mano ai suoi nemici. Il Libano almeno non vede peggiorare la propria incerta stabilità. Le opinioni pubbliche occidentali stanche di guerre e preda della crisi economica hanno finalmente la soddisfazione che “sarà la diplomazia a trovare una soluzione”. L’Iran non deve più temere la sicura destabilizzazione dell’alleato Assad e può permettersi di uscire come quasi vincitore da questo momento di crisi.
Non solo: paradossalmente il non attacco consente di riaprire l’ipotesi di negoziazioni con gli Stati Uniti anche sul fronte del nucleare . La Russia, infine, torna ad apparire, al di là del suo ruolo vero di potenza regionale, un soggetto primario sull’intera scena internazionale, ponendosi come intermediario risolutore di una crisi che sembrava senza sbocco. Gli unici insoddisfatti restano i Sauditi che speravano, attraverso la caduta del regime siriano di poter infliggere un colpo irrimediabile ai nemici dell’altra sponda del Golfo.
E la guerra civile? Il non attacco (purché le negoziazioni arrivino a buon fine) è certo uno smacco per i ribelli e potrebbe significare per molti di loro l’inizio della perdita di consenso tra una certa fetta della popolazione. Chi invece continuerà a rafforzarsi saranno le frange più estremiste tra i combattenti, a spese dei più moderati.
Che la guerra continui, dunque, ma ci coinvolga il meno possibile.
Strauss ne sarebbe soddisfatto.

 

Nessun commento

Exit mobile version