
Censura populista a Monti in netto vantaggio ma dispersa tra grillini, podestà e astensione massiccia (48,62%)
La Lega Nord ha perso i ballottaggi in tutti i sette comuni del Nord in cui concorreva con un proprio candidato. I candidati del Carroccio sono stati sconfitti a Senago (Milano), Cantù (Como), Meda (Monza e Brianza), Tradate (Varese), Palazzolo sull’Oglio (Brescia), Thiene (Vicenza) e San Giovanni Lupatoto (Verona). La Lega governava assieme al Pdl in sei comuni su sette. Analoga tendenza, con l’eccezione di Flavio Tosi a Verona, si era verificata al primo turno. I risultati “non sono stati positivi” e fra l’altro “la notizia dell’avviso di garanzia a Umberto Bossi e ai suoi figli non ha aiutato, ma ha determinato un ulteriore allontanamento dalla Lega”, è stato il primo commento di Roberto Maroni durante la conferenza stampa in via Bellerio, a Milano, nel quartier generale del Carroccio.
Il trionfo dei grillini a Cinque Stelle a Parma, la pesante sconfitta del centrodestra, il buon risultato del centrosinistra che tiene Genova e prende roccaforti altrui come Rieti, Como, Monza e Brindisi, i successi significativi di liste di centrosinistra non identificabili con i partiti (Palermo, Belluno, Agrigento) o anche anomale di centrodestra come Tosi a Verona. Ora che, con i ballottaggi, il quadro delle amministrative si è praticamente completato e definito, si possono trarre le somme delle piccola rivoluzione politica che ha attraversato il Paese. Una rivolta che sa in parte di antipolitica, ma non solo.
Ma c’è anche il forte astensionismo (48,62%). Il Paese è spaccato in due. Chi non sopporta gli sceriffi vota candidati alternativi o non vota. Chi li sopporta vota i partiti classici. Molto più a sinistra, che a destra perché il primo elettorato è in larga parte snob ed è molto più amante dei regolamenti che non della libertà.
E lì il calo di voti, raffrontato al crollo nel centrodestra. può apparire anche come quell’avanzata che non c’è stata: giocano a chi ha riculato di meno.
Di fatto la spaccatura è totale e solo le dichiarazioni dei leader dei partiti possono dissimularla. Il governo è stato censurato ma fingeranno il contrario. Anzi ce la meneranno cercando di farci bere che la sfiducia nei partiti equivale ad un mandato in bianco ai “tecnici”. Ma una lettura semplice semplice permette di comprendere come siano questi ultimi i più sanzionati dal voto.

