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Ma sì vietiamo anche questa

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Non facciamoci mancare niente mi raccomando

 

Per i fumatori più incalliti sembrava l’invenzione del secolo, la soluzione alle lunghe astinenze da nicotina nei luoghi pubblici. E forse anche un metodo innovativo per cercare di smettere. Non a caso negli ultimi mesi le vendite di sigarette elettroniche hanno fatto registrare un vero e proprio boom. Un business stimato in 90 milioni di euro l’anno. Un tiro, il led rosso che si accende, nicotina mista a vapore acqueo che finisce nei polmoni. Con la conseguenza, però, che chi ti sta intorno non subisce il famigerato fumo passivo. O almeno così pare. Col diffondersi dell’oggetto, però, qualcuno ha iniziato a storcere il naso. Tabacco o non tabacco, si tratta pur sempre di una sigaretta.
I primi divieti
Ed è così che il sindaco di Lomazzo, comune in provincia di Como, ha deciso di vietare le bionde hi-tech negli uffici pubblici.
E’ la prima ordinanza del genere in Italia, ed è destinata a far discutere. Il leghista Gianni Rusconi ha vietato l’uso della sigaretta a pile negli uffici pubblici, negli asili, nelle scuole, nel Municipio e nella biblioteca comunale. La presa di posizione del sindaco di Lomazzo, tuttavia, non trova precedenti normativi. Lo ammette lui stesso: «Pur cercando qualche precedente a cui ispirarci, non ne abbiamo trovati». «Però – ammette lo stesso Rusconi – I dubbi su questo prodotto e sui suoi effetti sono ancora troppi e ci è sembrato giusto prendere una posizione».
La mancanza di una chiara linea da seguire, del resto, è motivo di discussione quotidiana. Perché in realtà non c’è niente, a tutt’oggi, che vieti l’utilizzo di sigarette elettroniche nei bar, negli uffici, in un treno o sugli aerei. E capita, com’è capitato in bowling di Gallarate (VA) nel mese scorso, che gli animi si surriscaldino per una “fumata” nei locali. Oppure che un controllore di Trenitalia debba usare cortesia e buone maniere per convincere un passeggero a spegnere la sua finta bionda. Anche Alitalia per il momento non ha autorizzato l’utilizzo del dispositivo sui propri aerei. Tutto ciò in attesa che il Ministero della Salute si pronunci in merito. I dubbi dell’ISS
In questi giorni, proprio sull’argomento, è intervenuto l’Istituto superiore della Sanità che ha posto pesanti dubbi sull’utilizzo delle sigarette elettroniche, ricordando che al momento non esiste alcuna evidenza scientifica che stabilisca la sicurezza e l’efficacia delle stesse.
Per l’ISS, queste andrebbero regolamentare come dispositivi medici o prodotti farmaceutici, e sottoposte ai relativi controlli. Cosa che negli Stati Uniti stanno già facendo.
Lo stesso Istituto ha ricordato come in alcuni Paesi le sigarette elettroniche siano addirittura vietate: Norvegia, Brasile, Turchia, Canada, Uruguay, Thailandia e Cina ne hanno proibito l’utilizzo. Proprio in Cina, però, le stesse continuano a essere prodotte per l’esportazione.
Secondo i dati comunicati dall’ISS, fumare sigarette elettroniche, dai 5 ai 20 utilizzi giornalieri, porterebbe a superare i limiti di assunzione di nicotina ritenuti accettabili da parte dell’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, fissati per 0,0008 mg per kg di peso corporeo. E anche su questo si attendono i pareri ministeriali.
L’argomento, insomma, è ancora ricco di dubbi. A Lomazzo, però, hanno deciso di giocare d’anticipo. E l’ordinanza del sindaco potrebbe far da apri pista per molti altri comuni d’Italia.

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