Ora il calcio diventa un circo anzi un arci-circo
E’ stata sospesa la partita fra Casale e Pro Patria, valida per il torneo giovanile Berretti. Al 38′ del pt il calciatore Fabiano Ribeiro, accusa il Casale, ha ricevuto un insulto razzista e lo staff tecnico nerostellato ha deciso di non proseguire la partità.
L’episodio che ha causato la sospensione della partita è avvenuto quando la squadra ospite era in vantaggio per 2-0. Secondo quanto riposta il sito della società piemontese, il giocatore Fabiano Riberio e stato oggetto di “un presunto insulto di carattere razziale, circostanza che ha suscitato un profondo sgomento nei giocatori e nello staff tecnico i quali, autonomamente, hanno deciso di non proseguire la partita”. L’A.S. Casale Calcio “si riserva di appurare quanto accaduto e la veridicità degli avvenimenti al fine di adottare i provvedimenti necessari. Nel contempo la società stigmatizza l’accaduto e si rimette a quanto sarà deciso dalle autorità federali competenti”.
Ma stiamo scherzando?
Nel calcio uno viene insultato perché ha la moglie bona, perché non ce l’ha, perché è napoletano, perché è romano, perché è francese, perché è omosessuale, perché è etero, perché è zingaro, perché è nero, perché è slavo, perché è lombardo, per qualsiasi cosa.
E’ il sale del gioco; la tribuna (non solo la curva) urla che tua madre è puttana, che i tuoi morti sono mortacci e che devi morire.
Questo è il calcio che non è un’ipocrita manifestazione perbenista di finta sportività.
Quindi che ci si debba indignare per i bu razzisti (che quasi sempre sono fatti da non razzisti che cercano d’innervosire l’avversario) è una vera e propria dimostrazione di mancanza di ogni senso del reale. Che poi lo si faccia solo per i bu contro gli africani è significativo.
Nel 2000 durante l’intera Roma-Bologna lo scandinavo Kennet Andersson fu sepolto di bu, ma poiché è bianco allora non si è scandalizzato nessuno.
Ricordiamo un Roma-Inter quando addirittura a Mazzola che imboccava gli spogliatoi alcuni dementi gridarono “Superga, Superga!” (In quell’incidente aereo era perito tra gli altri suo padre…).
E che dire dei derbies. Con il laziali che dopo l’infortunio di Rocca mostrarono uno striscione con “I morti non ritornano” e con i romanisti che gridavano “Tabocchini, Tabocchini!” invocando il nome del gioielliere che aveva freddato il laziale Re Cecconi per un suo scherzo finito male.
E’ un fenomeno psicosociologico, mica politico.
Non lo si può trattare come se lo fosse.
E non si può davvero fare dei drammi per dei bu ignorando cose ben diverse e imperdonabili.
Siamo alla demenza pura.
Una società allo sbando, in vero delirio.
