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Ma Yalta non invecchia

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E la nuova guerra fredda serve a prenderti per il naso

Appare sempre più chiaro come Putin  da almeno due anni a questa parte sia tornato alla logica di Yalta e che, a prescindere dalla propaganda violenta che comunque c’era anche durante la menzogna della “guerra fredda”, come referente preferisca Obama all’Europa e che sia parte attiva nel contenimento tedesco mosso dalla City e da Wall Street.
Il nuovo assetto mondiale è più o meno un falso tripartito, con gli Usa superpotenza ultradominante che, tra complicità ed attriti, spartisce con Russia e Cina. Per l’Europa vige di nuovo la logica diYalta. 
Mosca si è fatta i conti della serva, ha accettato l’irruenza rinnovata degli americani stravincenti dopo la realizzazione di quanto programmato nel “Rapporto Cheney” che li ha proiettati da consumatori a esportatori d’energia e hanno concordato la spartizione dell’Europa in zone d’influenza. Cercano insieme di far saltare la cerniera rappresentata dalla Germania per rialzare  la tensione bipolare e inaugurano il mercato eurasiatico solo quando l’Europa non può integrarvisi agevolemente; il centronord resterà, secondo i piani dei due, attratto verso est e il centrosud verso ovest. 
Che dati suffragano la tesi di una svolta neo-yaltiana?
Tanto per cominciare la svendita dell’Ucraìna e della stessa Siria, perché a quasi tutti è sfuggito che il Cremlino aveva firmato le sanzioni e non respinto per nulla al mittente il piano indiano di spartizione siriana, con Tartus ovviamente che sarebbe restata in mano russa. E’ stata Israele e non la Russia, come in molti si erano illusi, a fermare Obama (non credo che sia Putin a governare i parlamenti occidentali e la Bonino), per interessi propri (si scannino ma non vinca nessuno): nell’ultimo anno, poi, la Russia ha aperto alle compagnie occidentali e ai capitali occidentali per richiedere la tecnologia necessaria per lo sfruttamento dei pozzi non superficiali; e da allora le relazioni sono mutate.
Peraltro il comportamento di Putin nell’Ucraìna spartita è eloquente, presasi la Crimea come da accordi con Obama,  ammassa le truppe e le ritira, mandando allo sbaraglio i separatisti russi cui sono andati in sostegno dei djihadisti ceceni (…). Se entrava a Kiev non sarebbe successo nulla e lo sappiamo tutti, se non ci vuole entrare era meglio che non ammassasse truppe per indurre i separatisti ad illusioni pericolose.
Evidentemente Putin ha bisogno dell’opinione pubblica interna eccitata e distratta per non avere troppi problemi quando dal Cremlino, pieno zeppo di oligarchi, si effettueranno i tagli sociali pianificati e ha interesse, insieme a Obama, nella tensione per contenere i successi diplomatici e politici della Germania e per impedire che l’Europa usufruisca strategicamente allo spazio eurasiatico e, non così secondario, anche per non effettuare eccessivi tagli alla difesa che non sarebbero graditi dallo Stato Maggiore e che la tragicommedia della guerra fredda aiuta a contenere.
La spartizione dell’Europa
Il piano di spartizione dell’Europa è appena appena discreto;  nasce probabilmente da quando la Polonia è uscita dall’orbita inglese per entrare in quella tedesca (2012) che è  poi anche quando gli americani hanno iniziato l’opera di rigassificazione per le proprie esportazioni. S
i sposa con le manovre del rating sui PIIGS; lo si legge anche negli attacchi all’Eni e a Erdogan. 
Il nord.-est sarà sotto influenza russa (north stream) e il sud-ovest sotto influenza americana (il south stream stenta). 
La spartizione dell’Ucraìna, non ha altro senso visto che, a parte la facciata, non è cambiato nulla se consideriamo che Yanukovitch era socio d’affari della Casa Bianca. 
La spartizione ucraìna è parte integrante di questo smembramento europeo a cui soltanto la Germania continua ad opporsi. La Germania che è sempre l’obiettivo degli “euroscettici”, finanziati o dai Rothschild o dal Cremlino (a seconda dei casi). 
Anche la previsione dei tagli sociali in Russia e dell’aumento d’internazionalizzazione delle compagnie energetiche rientra nel medesimo accordo Yalta2. 
Se ne può uscire  solo con più – e ben diversa – Europa (nell’esercito, nella finanza e nella tecnologia) offrendo un suggestivo polo russotedesco che finora solo il capitalismo tedesco e la diplomazia tedesca si sforzano di mantenere seriamente in vita oltre al ruolo di  ripiego nella nuova yaltizzazione.
L’attacco alla Germania
L’attacco dunque è alla Germania intesa come potenziale e come linee geopolitiche europee e passa sia per la tensione alta nella cerniera russotedesca che per la destabilizzazione dell’asse froncotedesco. 
L’idea  tedesca della KernEuropa come rilancio strutturale  che dovrebbe passare per due patti strategici (con Londra e Berlino) è stata contrastata con capitali russi e dei Rothschild per dar consistenza all’euroscetticismo in ambo i Paesi (per l’Inghilterra tutto sommato si dev’essere contenti). 
Che ruolo ha la Russia?
La Russia quindi è un nemico? Oggi di sicuro un amico non è, si può fare in modo, cambiando i rapporti di forza, che torni ad esserlo, ma al momento ha scelto di non esserlo più.
Sulla Russia in molti sono arrivati in ritardo a cogliere l’opportunità che essa offrì dal 2001 al 2008; oggi la Russia, per realpolitik, ha cambiato completamente orientamento e strutturalmente ha scelto Usa e Cina. 
Qui si rischia di fare come sempre. Nel 1952 quando il Msi aderì alla Nato gli Usa stavano de.colonizzando, sostennero Nasser, il primo Peron e ci sostennero su Trieste, Solo dieci anni dopo avevano un’altra politica ma molti neofascisti non lo capirono. Idem accade oggi con la Russia. Che, come gli Usa di allora, pagano svariati partiti di destra con lo stesso identico risultato e per la medesima funzione 

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