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Maratone e preghiere

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Tra pietas, pietà e desolazione

 

Una corsa: la maratona, la gara per eccellenza dello sport olimpico (professionista e non) macchiata da una vigliacca azione. Rivoltante ancora di più, proprio perché è andata a colpire una giornata di festa e a spezzare delle giovani vite.
I colpevoli saranno assicurati alla giustizia? Quali colpevoli e quale giustizia?
Di quest’ultimo passaggio saremo solo testimoni terzi.
Quello di cui invece, saremo attori protagonisti, stante il nostro essere uomini della tradizione, sarà di provare pietà per gli uomini, grandi e piccoli – uomini e donne – bianchi o neri – locali o turisti di passaggio, vittime dell’azione compiuta.
Proveremo l’ancestrale pietà (dal latino pietas): il sentimento che induce l’uomo ad amare e rispettare il prossimo, la devozione religiosa, il sentimento d’amore patriottico e di rispetto verso la famiglia, lo Stato e il valore intrinseco e gerarchico che essa rappresentava nel mondo antico.
Un altro tipo di corsa si sta consumando entro i confini italici, una maratona fatta di allunghi e di ritirate, di presunti vincitori e di reali “brocchi”… una corsa che porterà all’indicazione e all’incoronazione del nuovo inquilino al Quirinale.
Anche qui saremo, purtroppo, testimoni terzi di una volontà altrui; altresì beneficeremo o trarremo svantaggi, per i prossimi sette anni, dalle future azioni che il nuovo Presidente della Repubblica porrà in essere per proprio conto o avallerà per l’esecutivo che si andrà a formare e che dovrà guidare l’Italia.
Nonostante il nostro essere uomini della tradizione e considerata la levatura dei partecipanti questa gara, la nostra pietà, il significato che daremo a questa pietà sarà quello assegnatole dal cristianesimo: misericordia.
Pregheremo, in questo caso, ognuno il proprio Dio affinché si dimostri misericordioso e infonda, nella ragione di questi mercenari, quella luce di sapienza volta ad indicare un personaggio che si dimostri un buon Presidente della Repubblica; nell’attesa di un vero leader.

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