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Ora gli Usa bombardano l’isis e difendono l’Iran

Con i protettori dell’Isis è passata la Russia. Israele mantiene con tutti il rapporto articolato di sempre. Insomma siamo in pieno Orwell. Loro lo leggono, un po’ meno quelli che si accalorano in inesistenti antagonismi globali

Undici anni dopo l’invasione che rovesciò il regime di Saddam Hussein, gli Usa tornano a bombardare in Iraq. Il Pentagono ha annunciato oggi l’apertura di una campagna aerea volta a colpire le postazioni dello Stato islamico (Isis), la cui avanzata nel nord del Paese non solo ha messo in fuga centinaia di migliaia di civili – tra cui molti cristiani – ma minaccia ormai la regione autonoma del Kurdistan. 

 L’ANNUNCIO  

Il presidente Barack Obama ha detto che la decisione è stata presa «per colpire i terroristi islamici, proteggere il personale americano in Iraq ed evitare un potenziale genocidio». Vale a dire l’eliminazione delle minoranze religiose, come i cristiani, appunto, ma anche gli Yazidi, seguaci di un antico credo pre-islamico che a migliaia sono fuggiti nei giorni scorsi dalla città di Sinjar dopo l’ingresso dei jihadisti. Ora molti di loro sono bloccati sulle montagne vicine, minacciati dalla morte per fame e per sete. 

IL BLITZ  

I primi raid sono partiti alle 13:45 ora locale (le 12,45 in Italia). Il portavoce del Pentagono, John Kirby, ha detto che due bombardieri FA18 hanno sganciato due bombe da oltre 226 chilogrammi su postazioni dell’artiglieria dell’Isis che minacciavano Erbil, la capitale del Kurdistan iracheno. In precedenza l’aviazione statunitense aveva paracadutato viveri e altri aiuti per i profughi nella regione di Sinjar. «L’autorizzazione del presidente Obama per i raid aerei è molto limitata negli scopi», ha ribadito il portavoce della Casa Bianca, Josh Earnest, commentando i primi raid. «Lo scopo dei bombardamenti è innanzitutto la protezione del personale Usa. E nella città di Erbil ci sono militari e diplomatici americani. C’è poi l’urgente situazione umanitaria», ha aggiunto Earnest, ripetendo che gli Usa «non dispiegheranno truppe in Iraq». 

 

IL DRAMMA DEI CRISTIANI IN FUGA  

Papa Francesco, intanto, ha deciso di inviare nel nord dell’Iraq il cardinale Fernando Filoni, prefetto dell’ex Propaganda Fide ed ex nunzio apostolico a Baghdad, «per esprimere la Sua vicinanza spirituale alle popolazioni che soffrono e portare loro la solidarietà della Chiesa». Una risposta al dramma di circa centomila cristiani fuggiti negli ultimi due giorni dalla città di Qaraqosh, caduta nelle mani dei jihadisti nella notte tra mercoledì e giovedì. Oltre a quelli espulsi il mese scorso da Mosul, la seconda città del Paese, caduta nelle mani dello Stato islamico in giugno. 

 

L’AVANZATA DELLO STATO ISLAMICO  

Il comandante dell’esercito iracheno, Babaker Zebari, si è detto fiducioso che i raid americani porteranno «enormi cambiamenti sul terreno nelle prossime ore». Ma è ancora presto per valutarne gli effetti contro l’offensiva dei jihadisti, abituati a una guerra fuori dagli schemi tradizionali e davanti ai quali si è sfaldato l’esercito di Baghdad, mentre le forze curde dei Peshmerga sembrano in grave difficoltà. L’Isis, comunque, in una dichiarazione diffusa su alcuni siti jihadisti ha affermato che continuerà la sua offensiva, dopo che negli ultimi giorni si è impadronito di altre 15 cittadine e villaggi iracheni, oltre alla grande diga di 35 chilometri a nord di Mosul, sul Tigri, da cui dipende l’irrigazione nella piana di Ninive. Ormai le forze dello Stato islamico sono a poche decine di chilometri da Erbil, dove comincia a diffondersi il panico. Tanto che le autorità locali hanno sospeso momentaneamente l’accesso a Facebook per evitare che circolassero notizie e video che mettessero in discussione la capacità dei Peshmerga di resistere. Intanto le maggiori compagnie aeree hanno sospeso i loro voli verso la città per ragioni di sicurezza. 

 

L’EUROPA IN ORDINE SPARSO  

Mentre l’Onu ha fatto sapere che sta lavorano alla «creazione di corridori umanitari» che permettano di evacuare i civili rimasti intrappolati dall’offensiva dell’Isis, la Francia ha appoggiato l’iniziativa di Obama e si è detta «pronta a prendere parte» alla lotta in difesa dei civili. Anche il premier britannico David Cameron ha accolto con favore la decisione della Casa Bianca, sottolineando però che «non è previsto» un «intervento militare» di Londra. Il ministro della Difesa, Michael Fallon, ha detto tuttavia che la Gran Bretagna è pronta a offrire «assistenza tecnica» agli Usa «in termini di rifornimento e sorveglianza», oltre che a paracadutare aiuti alimentari per gli sfollati. Anche l’Italia, ha detto il ministro degli Esteri Federica Mogherini, condivide la scelta di Obama, perché è necessario «proteggere i civili iracheni e in particolare cristiani e yazidi» e «sostenere lo sforzo delle milizie curde Peshmerga per fermare l’avanzata di Isis». 

 

IL TWEET DEL PAPA  

Il Papa, con un tweet, ha lanciato un appello alla preghiera «per tutti coloro che sono costretti a lasciare la loro casa in Iraq».   

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