
Quando sei eterodiretto perché dovrebbero chiederti il permesso di fare qualcosa?
«Ho parlato con il presidente del consiglio Monti che mi ha subito informato da Belgrado di quanto era accaduto. È effettivamente inspiegabile il comportamento del governo inglese che non ha informato e consultato l’Italia rispetto a una azione di forza che poteva fare». Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è intervenuto sulla vicenda dell’ostaggio italiano morto ieri in Nigeria durante un blitz condotto da forze nigeriane e inglesi. Secondo Maurizio Caprara, giornalista del Corriere della Sera, le due versioni contrastanti – quella di Monti e Cameron – troverebbero la loro motivazione «in due opinioni pubbliche diverse».] «Ho parlato con il presidente del consiglio Monti che mi ha subito informato da Belgrado di quanto era accaduto. È effettivamente inspiegabile il comportamento del governo inglese che non ha informato e consultato l’Italia rispetto a una azione di forza che poteva fare». Così il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano è intervenuto sulla vicenda dell’ostaggio italiano morto ieri in Nigeria durante un blitz condotto da forze nigeriane e inglesi. Secondo Maurizio Caprara, giornalista del Corriere della Sera, le due versioni contrastanti – quella di Monti e Cameron – troverebbero la loro motivazione «in due opinioni pubbliche diverse».
C’è da rimanere increduli di fronte al tragico episodio avvenuto in Nigeria. Il governo italiano non era stato messo al corrente dell’intenzione di Londra di effettuare un blitz così devastante. Monti è stato informato da una telefonata di scuse rivoltegli dal primo ministro Cameron. Una conversazione telefonica di questo genere non avrebbe mai dovuto aver luogo. Non attenua la gravità dell’accaduto. È comprensibile che l’opinione italiana avverta un senso d’umiliazione. Il punto non è come devono essere gestite le cosiddette operazioni speciali.
La questione vera è un’altra: l’inaccettabilità d’interventi che mettono a repentaglio la vita di cittadini di altri Paesi, soprattutto quando parliamo di Stati uniti da vincoli profondi d’amicizia e alleanza.
Siamo uniti da mille interessi comuni nell’Unione Europea, lavoriamo insieme alla Nato, condividiamo un rapporto bilaterale intenso sui problemi della difesa che, si presume, include contatti frequenti fra i servizi segreti soprattutto nelle aree di crisi, fra cui l’Africa. Almeno, dovrebbe essere così. Investiamo risorse e uomini nell’affinare obiettivi, consolidare rapporti, creare fiducia. L’esperienza congiunta nei Balcani, in Iraq, in Afghanistan dovrebbe avere insegnato qualcosa. Esistono legami improntati a rispetto reciproco fra autorità militari italiane e britanniche. Evidentemente la realtà è un’altra. Il Regno Unito si muove ancora, magari inconsciamente, nella nostalgia di una gloria imperiale che lo porta ad agire in isolamento sugli interventi militari, con l’eccezione del governo americano cui viene raccontato tutto. Ha la consapevolezza di avere vinto parecchi conflitti negli ultimi due secoli (con eccezione delle due guerre afghane perse nell’800) e agisce in materia militare con senso di superiorità. Se Downing Street trova normale affrontare un rischiosissimo intervento senza consultare un essenziale partner direttamente coinvolto come l’Italia, mettendo in pericolo la vita degli ostaggi, significa che qualcosa si è inceppato nel tradizionale lucido pragmatismo degli amici britannici.
Quando avvengono questi incidenti le colpe sono generalmente ripartite (un poco come nei divorzi). Le responsabilità britanniche sono evidenti: la gestione della missione e il suo fallimento; la mancata informativa all’Italia. Verrebbe da dire che non ce lo siamo meritato. Eppure abbiamo anche noi delle responsabilità, seppure non legate all’episodio specifico. Non siamo riusciti ad accreditarci pienamente in un una componente chiave della realtà internazionale. Senza polemiche, occorre pure interrogarsi sul perché non ci è stato detto nulla. Purtroppo, esiste una tradizione, soprattutto nel mondo anglosassone, che per vari motivi, storici e contingenti, ritiene l’Italia un Paese scarsamente affidabile. È sgradevole ma le cose stanno così. Inoltre, negli ultimi mesi abbiamo avuto parecchia sfortuna: prima la tragica farsa del capitano Schettino, poi l’arresto dei fucilieri di marina a Kochi.
But we are sciuscià. Sciuscià. Sciuscià.

