
I forconi e l’assenza di veri leader
Il Movimento di protesta va avanti in tutta Italia, con il crescente consenso da parte della popolazione. Lasciano, però, alquanto perplessi due aspetti che negli ultimi giorni stanno acquistando sempre maggiore rilevanza, per chi ha a cuore la tenuta complessiva del Movimento e la sua capacità reale di incidere profondamente nella trasformazione dell’Italia.
La prima questione che è strettamente legata alla seconda, è relativa alla serie di apparizioni televisive in programmi di grande audience, dove personaggi che dicono di rappresentare il Movimento o che vengono furbescamente indicati, come leader , da scaltri giornalisti, non fanno una gran bella figura, oscillando tra proclami di un massimalismo sconcertante ed affermazioni da bar dello sport, con tanto di analisi paranoiche.
Le apparizioni di questi personaggi, dettati forse da smanie di protagonismo e legati ad un’evidente mancanza di preparazione politica e culturale, è sicuramente un favore a chi vuole depotenziare la massiccia partecipazione alle mobilitazioni di migliaia di italiani. Ed, infatti, le televisioni fanno a gara ad ospitarli, suscitando nei telespettatori la sensazione che questi presunti “leader” non siano proprio affidabili a gestire il tanto agognato cambiamento.
L’altro fattore è collegato alla mancanza di una seria piattaforma programmatica di lotta, senza la quale, tutto si potrebbe ridurre ad una sterile jacquerie di corto respiro, senza un futuro politico. Il massimalismo, corrente nata all’interno dei movimenti socialisti di fine Ottocento, è sempre stato storicamente criticato per la sua manifesta incapacità a comprendere che un’istanza di trasformazione radicale, come quella che chiede a gran voce il Movimento degli italiani di queste giornate di dicembre, deve saper fare i conti con le reali possibilità sul campo, di ottenere la vittoria ed i rapporti di forza che intercorrono sul campo tra gli schieramenti contrapposti.
Chiedere che una classe politica intera vada a casa per manifesta incapacità o peggio per aver tradito il popolo che dovrebbe rappresentare è sacrosanto, ma poi si deve chiarire come si possa concretamente ottenere : chiedere, ad esempio, lo scioglimento delle Camere e nuove elezioni con la legge elettorale precedente al Porcellum , ormai incostituzionale, è una cosa fattibile ed un’istanza realizzabile con la dovuta pressione popolare.
Agitare, invece, lo spauracchio del “tutti a casa”, come qualche leader fa intuire quando si sa bene che non si hanno né le forze né la capacità organizzativa per farlo, senza una via di uscita praticabile, è dannoso e controproducente .
Quanto alle proposte da fare per uscire dal ricatto della crisi che attanaglia milioni di italiani, anche in questo caso, il Movimento dovrebbe spiegare agli italiani, quali misure andrebbero prese per sostenere i ceti che oggi si sono buttati a capofitto in questa rivolta: dal congelamento del debito pubblico italiano in mano estera ,allo stop alle procedure di Equitalia contro le imprese.
Su queste basi, si può avviare una vertenza anche aspra con il Governo, ma che contempli anche delle soluzioni , senza le quali, non si potrà ragionevolmente avviare una radicalità dei contenuti, che non sfoci in un massimalismo da operetta ed infine, in una ritirata ingloriosa che il Governo sicuramente auspica.
Sarebbe un peccato per tutti.