martedì 17 Febbraio 2026

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Lo Stato italiano paga la bolletta dell’acqua al Vaticano che viene rifornito gratuitamente di “acqua paola”. Ma è debitore insolvente di una ventina di milioni di euro

Quando nel lontano 1929 furono firmati i ‘Patti Lateranensi’ fra il Vaticano e lo stato italiano, fu
previsto all’articolo 6 l’obbligo per lo Stato italiano di “provvedere a proprie spese affinche’ sia assicurata alla Citta’ del Vaticano una adeguata dotazione di acque”. Quindi lo Stato pontificio ricevette acqua gratis, ma ci si dimentico’ di
pagare l’azienda acquedottistica che la forniva. La fornitura era costituita in parte da acqua potabile e in parte da acqua
non potabile denominata ‘acqua Paola’, per usi irrigui e non alimentari, che a Roma e’ sempre stata considerata con
disprezzo perche’ insipida e quasi priva di sali minerali.
La fornitura gratuita al Vaticano non era priva di fondamento, in quanto dopo la presa di Roma del 1870 lo Stato
italiano si approprio’ delle reti acquedottistiche fatte costruire dai Papi per approvvigionare Roma di acqua. Per
esempio, l’acqua Paola, alla quale e’ dedicato un fontanone sul Gianicolo, proviene dal lago di Bracciano e il relativo
acquedotto fu realizzato da Traiano nel 98 dopo Cristo, ma poi ando’ in rovina e fu ripristinato nel 1612 dal Papa Paolo V, che diede nome all’acqua. Ora, a sorpresa, sulla Gazzetta Ufficiale del 9 luglio scorso – segnala l’Unione nazionale dei consumatori – e’ uscito un decreto del presidente del consiglio che ha disposto un rimborso all’Acea, l’azienda acquedottistica romana, per l’acqua fornita gratis al Vaticano, ma soltanto a partire dal 1998. Il rimborso ammonta a 16,5 milioni di euro, piu’ gli interessi legali.



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