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Nuovo anno

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Radicato Stile Italico e maturazione peronista

 

L’anno che inizia dovrebbe essere quello della svolta.
In senso deleterio, ovviamente; perché destinato a inaugurare un quinquennio di governo normale,  non più tecnico, “d’emergenza”,  ma “regolare”, dei commissari dei poteri forti, operante in direzione antisociale e antinazionale, intenzionato a portare a compimento il Piano Morgenthau di liquidazione dell’Italia già intrapreso da Prodi, Draghi e Amato e poi rilanciato con vigore dallo Sceriffo di Montingham e la sua corte dei miracoli con portafogli di ministri.
Il condizionale è d’obbligo per una sola ragione; perché Berlusconi, sempre lui, forse perché l’ultimo uomo politico rimasto in Italia, ha sparigliato.
E’ riuscito a costringere Monti, non solo a distanziarsi dalle destre ma ad assumere il ruolo di mammasantissima del centro.
Per effetto domino la sinistra si trova di colpo a dover fare i conti con una probabile fuga di voti ultraborghesi snob verso l’orribil cosa centrista e con la necessità assoluta di distinguersi almeno un po’ da Montingham.
Lo scontro tra salottismo e populismo su cui si apre l’intera campagna non può però giovare alla combinazione eterogenea di Bersani che si regge sul collante vago e indefinito di entrambi. Essa dovrà ora obbligatoriamente scegliere se provare a distanziarsi a sua volta, qualificandosi, e sperando di vincere da sola in modo da andare a proporre in proprio, ma con gran debolezza, un’Agenda Monti riveduta e corretta o se cincischiare e attendere fino a rischiare di farsi superare sul filo di lana un po’ da tutti sperperando il vantaggio passivo conquistato dal suicidio del pdl.
D’altro canto il Grigiocrate Monti, ridimensionato e ricollocato, ha incontrato di colpo difficoltà enormi nel proporsi super partes in modo minimamente credibile e i furbetti che si erano affrettati a salire sul suo carro, cioè gli Alemanno, i Frattini, lo stesso Alfano-piroette, si trovano succosamente spiazzati e sconfessati.

Salottismo o populismo: chi vincerà?
Quest’ultimo oggi si articola in liberalismo, nazionalismo, qualunquismo e assistenzialismo e al momento si dispone in ordine sparso tra Berlusconi, Lega, Grillo e Vendola, dunque è disunito.
Le previsioni dicono che il salottismo, con il sostegno di tutti i poteri forti e internazionalisti, dalla Banca al Vaticano, dovrebbe comunque prevalere, magari indebolito.
In ogni caso mai dire mai…

Cuochi e ricette

A risaltare in tutto ciò è l’assoluta assenza di ruolo dei post-fascisti in tutte le loro forme. 
A questo argomento abbiamo dedicato recentemente una disamina articolata e non serve tornarci su. Non sarà però mai sottolineato abbastanza il superficiale, presuntuoso e inetto spirito che ha condotto un intero mondo ad un nuovo appuntamento storico, la cui svolta possibile si compone degli ingredienti della sua ricetta e al quale giunge senza cuochi, fornelli e neanche gastronomi.
Eppure il piatto è lì, solo da cucinare.
Come?
Facendosi al contempo più fascisti e più trasversali.
Con che modello?
Peronista.
Partiamo di qui. La rivoluzione oligarchica, transnazionale, classista e internazionalista in atto comporta sia la cessione di sovranità, sia l’abbrutimento sociale, sia l’eliminazione o l’indebolimento di filtri intermedi, cosa questa che si percepisce già dalla carenza di fondi per quelle forme di sussidiarietà che hanno accompagnato lo Stato nel processo della sua abdicazione.
Essa impone perciò carenza di crediti, di liquidi, d’investimenti, di protezione e di solidarietà.
Ergo, poiché la natura ha orrore del vuoto, prima che il sociale diventi feudo esclusivo dell’assistenzialismo da Caritas, si può e si deve operare per l’organizzazione delle categorie, in senso corporativo, cooperativo, sinergico, finanziario e produttivo – che diventa politico e che ricrea sovranità – in assoluta trasversalità e in comunanza, non tramite arruolamento in seguito a proclami di élites pre-designate, ma intorno a laboratori comuni e ad esperienze da costruire e da vivere insieme. Un caleidoscopio nel quale il colore sgargiante del nero possa avere sia la propria funzione esclusiva (movimentistica, studentesca,  storica, culturale) sia quella di farsi portatore dal passato al futuro di un nuovo arcobaleno politico e sociale.
Cotanta impresa richiede umiltà, modestia, spirito di servizio, disponibilità, altruismo, impone impersonalità ma le servono, ovviamente, riferimenti precisi, sia in quanto a idea sia in quanto a linea.

Avere senso

Ed è qui che interviene la necessità di essere più fascisti
Intanto per essere sempre espliciti, dichiarati e non ambigui come componente, come verga di un nuovo fascio; un nuovo fascio perché dobbiamo essere consapevoli che la logica intrinseca del fascismo è  di superare costantemente se stesso.
Il fascismo deve superare il fascismo, ma il superamento del fascismo è solo fascismo. 
Questo è l’arcano svelato.
Siamo in presenza di un eterno ritorno, di un Ouroboros, che, solo, può dare inizio dopo ogni fine.
Assumere quindi sia la parte della nostra parte, sia l’impegno di rigenerarla nel tutto, è quanto ci viene richiesto dai tempi e dal destino. Che poi noi lo si sappia compiere, che la nostra volontà lo voglia, il nostro destino, è un’altra faccenda.

Essere più fascisti significa essere meno esteriori, meno esibizionisti, meno farseschi, più tragici, più inchiodati al dovere, più rivolti alla nostra storia con una mentalità e un occhio da fedeli eretici, e non da individualisti borghesi.
Dobbiamo entrare nel nostro ruolo, assumere la psicologia e la mentalità che ne generarono il prototipo e l’archetipo e  spazzar via tutti quei soggettivismi individuali o tribali che ne hanno contrassegnato il crepuscolo e tutti quegli schemi mentali e ideologici alieni che abbiamo appreso ad assorbire dai vari ambienti dell’antifascismo degenerante e che oramai abbracciano tutti i campi dello scibile e dell’opinabile e  inducono ogni singolo idiota di noi a sentenziare su argomenti di fondo, come se ne avesse facoltà. Non ne ha alcuna ma presume di averla e la difende con ardore perché così avviene tra gli atomizzati e i disorientati.

Il fascismo non è ideologia ma sintesi tra buon senso, vitalismo, etica e metafisica. Non è ideologia ma è re-ligio, è fede. Che si snoda su di una connessione armonica e gerarchica perfetta e percettibile. Se non la si percepisce ciò è colpa o di una formazione insufficiente o di una limitazione propria; se non la si percepisce la si deve però accettare e non mettere in discussione sulla base del proprio ombelico pensante.
Distinguere l’essenziale dall’accessorio, re-imporsi la gerarchia soprattutto tra i piani e i concetti, imparare a ragionare partendo da oggettività metafisica o, visto che non è cosa semplice, apprendere  a tacere e ad allinearsi quando qualcuno che ne è in grado lo fa, non è solo questione di fascismo o di non fascismo ma di e-ducazione. Su quella base si fondò l’intera Riforma Gentile, la migliore della storia mondiale, e sulla sua distruzione si è mossa tutta l’azione sovvertitrice dei nemici dell’uomo.

Formazione; ne sapete qualcosa? Avete osservato come si snoda di solito la crescita numerica di un soggetto d’area? Quali che siano i presupposti, a furia di crescere esso abitualmente diviene un po’ un “albergo spagnolo” in cui i numerosi nuovi adepti trasferiscono la mentalità nella quale si sono (de)formati prima di approdarvi e inseriscono nel lessico e nella sintassi di quel movimento i concetti, i dubbi e le perversioni del politicamente corretto fino a mettere sempre più in discussione i cardini stessi della costruzione originaria. E’ un po’ il procedimento attraverso il quale delle donne paciose tendono ad appropriarsi della virilità di cui s’innamorarono fino a renderla eunuca. Il principale mistero del matrimonio nella sua versione d’orrore.
Una terribile forza appassente ed omologante che marcisce l’insieme come l’acqua fa con i pali.
Ma non vi è possibilità di riscatto virile senza virilità, né di virilità senza consapevolezza, né di consapevolezza senza piena conoscenza e aderenza totale, automatica, ontologica, ai principi e ai canoni. Senza un’aderenza alla storia, al modello e alle sue linee guida che sia priva di qualsiasi revisionismo narcisistico, moralistico, compiacente, accomodante, miserabile.
Un’aderenza che apre le vie alle sorgenti e ai tragitti che uniscono le vette ai mari e che, quindi, consente di tracciare le strade che servono a tutti.
E’  qualcosa d’indispensabile per essere e non soltanto esistere ed anche per assumere il ruolo chiave in politica, ed è quindi condicio sine qua non per porsi efficacemente al crocevia peronista e realizzare   l’organizzazione delle categorie, in senso corporativo, cooperativo, sinergico, finanziario e produttivo – che diventa politico e che ricrea sovranità – in assoluta trasversalità e in comunanza.

Radicato Stile Italico e maturazione peronista

Di recente abbiamo posto l’accento sull’imperativo d’incentrare ogni cosa sull’Onore e di darle forma con Stile; che è al contempo esteriore e interiore.
Come per caso, se mai il caso esistesse, proprio nel terribile anno appena trascorso una persona ha intrapreso un’iniziativa titanica. Con l’aiuto esclusivo del figlio adolescente, questa persona non appartenente a nessuna formazione ma  completamente e incondizionatamente a un’Idea e a una Comunità ideale ha deciso che doveva tentare di lanciare una nostra linea di abbigliamento.
Una linea, non un marchio; una linea, qualcosa che non abbiamo mai avuto.
Una linea estetica che fosse specchio di una interiore, che rappresentasse uno Stile che si vuole Radicato (le famose radici profonde che non gelano) e identitario, Italico.
L’acronimo RSI non è venuto per caso e ci pare suggelli perfettamente quel senso di continuità nella sfida.
L’impresa è titanica e chi la sta compiendo ci si è svenato; ma non gli importa perché sa che solo versando il sangue si vive e si fa nascere e rinascere.

Ho deciso di fare incondizionatamente mia quest’impresa e d’impegnarmi perché questa linea sia conosciuta, diffusa, indossata e perché ci aiuti in quell’opera indispensabile di rigenerazione interiore ed esteriore che ci potrà consentire di essere quello che siamo.
Dal solstizio d’estate a quello d’inverno la linea è stata disegnata senza sosta, è stato chiesto a tutti noi di partecipare all’impresa, almeno come osservatori, in modo da socializzarla.
Dal solstizio d’inverno è ormai possibile ordinare i capi online su www.rsi.it
Presto i capi saranno in vendita anche direttamente.
Saranno aperte le porte a diffusori e venditori,  pre-acquistare intanto si può già.
Ma fin da ora io chiedo a tutti coloro che hanno blog, siti, o qualsiasi strumento di comunicazione, di creare link, di pubblicizzare, di far conoscere e, soprattutto, d’interagire.
Perché la sfida di questa linea mi sembra essersi proposta miracolosamente nel momento in cui è quanto mai necessaria un’azione di ri-centraggio e di radicamento nello stile oltre che nell’idea.
Ogni atto profondo va accompagnato da un gesto in superficie, è tempo di radicarci, di dotarci di stile e di compiere gesti visibili, tangibili, nella rigenerazione.

Nessuno pretende né pretenderà mai che l’affermazione di questa nostra linea sia di per sé un fatto decisivo, ma lo sarà la partecipazione, l’impegno, l’immedesimazione in una metamorfosi in accrescimento. Che si realizza su piani concettuali, su piani esistenziali, su piani profondi ma anche nel modo di porsi e di proporsi. Con irridente sobrietà.
Radicato Stile Italico e maturazione per un’avanzata peronista.
Due scommesse per il 2013.
Buon Anno a coloro che lo vorranno il proprio destino.

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