Quando Fiat non si traduceva Chicago
No, non è il titolo di uni spot pubblicitario che promuove medicinali omeopatici per gli anziani, non è neppure il titolo di uno spot dell’università della terza età: è il titolo di questa nota, dedicata agli ottantanni di vita della Torre FIAT “Balilla” di Marina di Massa, la colonia marina voluta da Edoardo Agnelli per i figli dei suoi dipendenti.
La Colonia “Balilla” della FIAT (rinominata poi Edoardo Agnelli) di Marina di Massa, fortemente voluta dal padre dell’avvocato Giovanni Agnelli, venne progettata su incarico diretto dall’Ingegnere Vittorio Bonadè Bottino nel 1932, e realizzata l’anno successivo nella stagione primaverile del 1933 da mille uomini in soli novanta giorni (!) per poter ospitare al mare i figli dei dipendenti della FIAT durante la stagione estiva, contribuendo così a svolgere non solo una funzione sociale, ma anche educativa e terapeutica nello stesso tempo.
Da Torino infatti, partivano con frequenza settimanale treni diretti alla stazione ferroviaria di “Carrara Apuania” o “Massa Apuania” (come allora erano chiamate le omonime stazioni ferroviarie della Provincia di Fondazione) all’interno dei quali viaggiavano gratuitamente, a spese della FIAT e della ONB, i figli dei dipendenti che andavano a soggiornare all’interno della colonia, inquadrati in gruppi e/o talvolta accompagnati dagli stessi genitori, i quali, anche loro, per tale circostanza, viaggiavano gratuitamente a bordo dei famosi vagoni “cento porte”.
La caratteristica di questa costruzione, destinata ad ospitare ottocento bambini, è la forma a torre cilindrica derivante da una particolare disposizione delle camerate, che si svolgono all’interno della torre stessa sopra un grande nastro ad elica, limitato all’esterno dal muro perimetrale e all’interno dal pozzo centrale.
L’interno della torre è dunque un’unica camerata che sviluppata in pianta sarebbe lunga ben quattrocentoventi metri e larga otto metri; il pavimento di questa camerata si svolge sopra una direttrice elicoidale il cui passo è di 2,60 metri. Le camerate sono aperte verso il pozzo centrale e separate dalla rampa a sbalzo, che si sviluppa all’interno del pozzo, da un tramezzo alto circa un metro; la rampa era a sua volta protetta verso il vano del pozzo da una ringhiera alta un metro, costituita da elementi e profili di ottone cromato oggi sostituiti.
I lettini all’interno delle camerate sono disposti a raggiera su due ordini. Il pavimento è naturalmente inclinato, ma per ogni lettino l’inclinazione è corretta con la diversa lunghezza dei piedi.
Il grande pozzo centrale era ricoperto in alto da una semplice soletta in vetrocemento, questi ultimi elementi rimossi e sostituiti nel dopoguerra.
Ogni spira ad elica comprende due camerate e l’elemento camerata comprende a sua volta oltreché il dormitorio con 20 letti, il locale della suora e delle sorveglianze, un gruppo di lavabi e un gruppo di servizi igienici. Ad ogni spira poi si ha il pianerottolo dell’ascensore perché i dormitori sono serviti, oltreché dalla rampa ad elica, da un ascensore della capacità sufficiente a trasportare un’intera squadra (30 bambini, una suora, una sorvegliante). L’ultima spira ad elica ha la metà del suo sviluppo occupato da un grande serbatoio d’acqua di circa cento metri cubi alimentato da un pozzo artesiano installato nel sotterraneo e dal quale l’acqua potabile si dirama a tutti i servizi del fabbricato.
La torre, alta 52 Mt. con un diametro di 25 Mt. è incorporata in un basamento formato dai primi due piani che forma due corpi laterali di 30 Mt. di lunghezza e di 12 Mt. di larghezza. Nel sottopiano e nei primi due piani del fabbricato trovano sede tutti gli altri servizi della colonia e cioè:
– sottopiano: magazzini; dispensa; impianto frigorifero per la conservazione del cibo; centrale termica; il dormitorio del personale maschile di servizio; il pozzo artesiano e le pompe di sollevamento dell’acqua e la centrale elettrica.
– Pianterreno: un grande refettorio con tavoli concentrici per ottocento posti; una grande cucina con dispensa, locali lavaggio, ecc. (all’epoca la cucina, funzionante a vapore, riusciva a bollire in 10 minuti 250 litri d’acqua); locali amministrativi, locali di infermeria; locali di isolamento per eventuali casi infettivi; gli impianti sanitari con bagni e docce.
– Primo piano: le sale di ricreazione, fra le quali quella corrispondente alla torre chiusa e quelle corrispondenti ai due corpi laterali, erano coperte e aperte a veranda sul mare e sulla pineta (poi di seguito finestrate).
Il volume complessivo del corpo torre e dei fabbricati laterali è di circa 35.000 metri cubi… ma ancora altri dati di estensione dei vari servizi: il refettorio occupa circa 500 Mq.; i servizi di cucina circa 150 Mq.; i ricreatori aperti e chiusi oltre 1000 Mq,; i servizi di infermeria, isolamento, bagni, docce, circa 500 Mq.; i magazzini, la dispensa e il deposito circa 800 Mq.; i dormitori circa 2.500 Mq.. Nel ricreatorio venne ricavata una cappella per le funzioni religiose della domenica.
La pineta, che fa parte della colonia e sul bordo della quale sorse la costruzione si estende per 8.000 Mq. circa comprendendo tre campi da pallacanestro e pallavolo, una piscina. Nel 1942, con l’entrata in guerra dell’Italia, fu realizzata una palazzina che divenne luogo di cura per i soldati feriti che rientravano dai vari fronti e bisognosi di particolari cure mediche; quasi tutte le colonie presenti sul litorale divennero da tale anno presidi ed ospedali militari.
Le grandi estensioni delle aperture assicurano la luce e la perfetta areazione; di particolare importanza è appunto il tipo di serramenti delle camerate, che sono scorrevoli all’interno della muratura perimetrale, dotati di oscuranti (allora a persiana) oggi a rotolamento.
Le gradinate esterne del fronte mare e gli scaloni esterni posti sul retro sono realizzati in Marmo Bianco Carrara tipo “CD”, così come le pavimentazioni del refettorio e della sala del primo piano.
Gli esterni della torre, caratterizzata dai costoloni dei pilastri portanti che sorreggono staticamente la struttura, furono tinteggiati in origine di grigio chiaro mentre i restanti tamponamenti furono tinteggiati di bianco; le tamponature di facciata fra il pianterreno ed il primo piano erano ornate di fasci littori. Sul versante nord-est è stata aggiunta negli anni ottanta una scala di sicurezza che forma così una enorme pila di supporto alla torre e nella ristrutturazione generale è stato creato nella pineta un nuovo padiglione per bambini compresi tra i due ed i quattro anni d’età: questa costruzione ricalca la tipologia esterna della torre e “dialoga” in perfetta sintonia con l’esistente.
Le maggiori modifiche apportate negli anni sono la scomparsa del vetro cemento della copertura del pozzo interno e la suddivisione in più camerette comprendenti 4 letti ed un servizio igienico completo di doccia per camera. Rimangono tuttavia le camere per i sorveglianti e gli accessi per ogni spira alle scale di servizio, volute dal Vigili del Fuoco per l’adeguamento alle norme di sicurezza. Anche le coloriture interne hanno subìto notevoli variazioni; da bianche a marrone e arancio, all’attuale verde prato e azzurro mare. E’ scomparso poi, a causa dell’erosione del mare (ma io aggiungo anche alla noncuranza da parte degli enti amministrativi) l’arenile ed il viale litoraneo che dividevano il complesso dall’acqua: l’arenile (di pertinenza esclusiva della colonia) aveva uno sviluppo lungo il viale litoraneo di oltre 100 Mt. ed una profondità di 120 Mt., laddove erano installati i servizi di spiaggia, le attrezzature per i giochi, il grande pennone dell’alza bandiera, il diffusore della radio, gli spogliatori e i servizi igienici.
Attualmente, la colonia conserva ancora le sue caratteristiche funzionali ed essendo stata ampliata, ha accresciuto la sua capacità ricettiva da 800 a 1000 persone e questa destinazione funzionale è destinata a durare nel tempo.
Inoltre, benché tutta la costa risulti totalmente urbanizzata, la torre emerge ancora da questo contesto come riferimento visivo ed elemento, se vogliamo, di contrasto rispetto alla morfologia del terreno e alle tipologie edilizie della zona.
A distanza di ottant’anni dalla sua realizzazione, ciò che ancora oggi stupisce ed affascina ogni qualvolta la si visita e la si osserva, sono gli elementi fondamentali che la contraddistinguono e la rendono unica nel suo genere (benché lo stesso progetto di torre fu riproposto e realizzato dallo stesso Ing. Bonadè Bottino nel 1937 a Sestriere – pure questo borgo di fondazione – come Colonia Montana Balilla – per i figli dei dipendenti della FIAT – oggi soggiorno montano Tina Agnelli) .
Elemento caratterizzante quindi, è la sua forma circolare che ospita i dormitori; tale forma rispondeva bene quindi ad una immagine simbolica che le colonie, come costruzioni (anche) di rappresentanza dovevano avere. Un mix quindi fra immagine simbolica e funzionale nello stesso tempo. La torre, caratterizzata dalla rampa elicoidale continua all’interno diventa “il motore”, l’avvitamento verso il cielo, “la macchina”, che si avvita verso l’alto delimitata dai pilastri esterni che ne accentuano ancora di più la verticalità stessa, dove leggendone attentamente il prospetto continuo se ne deduce l’andamento interno; le finestre infatti non corrono parallele ma seguono l’andamento della rampa elicoidale. I corpo laterali, intesi come ali, hanno lo scopo di voler quasi “frenare” e “controllare” la verticalità della torre, evidenziandone le diverse funzioni delle parti stesse della costruzione.
Questa tipologia, unica nel suo genere (come del resto tutte le altre colonie realizzate) non può essere sotto certi aspetti paragonata ad altre costruzioni, se non con la Colonia Fara di Chiavari (di chiara impronta mendelshoniana), dove però, quest’ultima, venne concepita e realizzata per ovvi motivi morfologici della costa ligure, che vede in una architettura a sviluppo verticale l’unica soluzione alle necessità funzionali di una colonia: la pianta di questo complesso è infatti impostata su di una simmetria assiale e non centrale, come nei due corpi sopracitati della Torre FIAT. L’architetto Camillo Nardi Greco a Chiavari ne riprende lo stesso schema, ma modificò la pianta che compose con un mezzo cerchio addossato ad un rettangolo e tagliò la torre con piani orizzontali.
In entrambi i casi possiamo comunque definire queste costruzioni come torri arengario, facendo un diretto riferimento alle tolde delle navi o poetica citazione dei fari portuali.
Molte delle Colonie Marine sembrano essere dotate di questa presenza significante che incide ortogonalmente l’orizzontalità della spiaggia, facilitandone l’identificazione, sempre decentrate rispetto ai vicini centri abitati.
Possiamo asserire quindi, che sono il tentativo perfettamente riuscito di segnalare, anche in una sommaria e superficiale lettura del territorio, la diversità formale e funzionale di queste costruzioni, che inequivocabilmente furono concepite autonome ed indipendenti dalle preesistenze, in altri casi, la tipologia della torre, si tradusse invece non più come elemento basilare del progetto, ma come puro oggetto architettonico volto ad equilibrare il giuoco delle masse dei volumi.
Nel caso della Torre Balilla FIAT non si può non avanzare l’ipotesi di un progetto improntato esclusivamente sulle tematiche Futuriste, riportandoci quindi alle istanze della “macchina” e quindi del “movimento”, delineato appunto dall’andamento a spirale dell’interno.
Questo “cilindro”, alto cinquantadue metri, viene giustamente definito dagli esperti un capolavoro di ingegneria edile ed è tuttora oggetto di studio da parte di ingegneri e docenti universitari di tutto il mondo, specialmente giapponesi.
Fra le molteplici particolarità che costituiscono questo edificio, vi è la particolarità delle “fondazioni”: enormi piramidi trapezoidali fra di loro collegate da una grande piastra in calcestruzzo che poggiano direttamente sulla sabbia due metri e mezzo sotto il livello del terreno (e quindi sotto il livello del mare che è situato a un metro sotto il livello del terreno sabbioso), favorendo un giuoco di controspinte statiche alle spinte idrodinamiche che “isolano” la torre dagli agenti esterni, creando nei punti di pressione una sorta di sotto vuoto. Per questo motivo, a distanza di quasi ottant’anni le fondazioni risultano “magicamente” perfette ed asciutte senza presentare un benché minimo segno di umidità e/o di marcescenza sia del calcestruzzo (di ottima qualità) sia dei ferri delle armature; qualità eccelsa dei materiali da costruzione che si evincono anche esternamente, considerando il fatto che siamo direttamente sul mare, conoscendo bene quali sono i fenomeni degradanti dell’erosione derivante dall’effetto della salsedine sulle strutture cementizie e sugli acciai non protetti adeguatamente.
Ottant’anni quindi; ottant’anni di vita portati egregiamente, ottant’anni di testimonianza di ciò che furono capaci di realizzare lo Stato Italiano Fascista da una parte, e soprattutto dagli Uomini, quegli Uomini che gestirono lo Stato.
Possiamo quindi asserire, con un sorriso sincero, che né l’erosione marina, né la stupidità dell’uomo democratico, con la sua cinica volontà di sminuire, infangare, minimizzare, e talvolta sopprimere, opere di questo genere, abbandonandole al peggior degrado possibile, ha minimamente intaccato il concetto e la forza costruttiva di opere come le Colonie Marine o Montane che furono – e restano – opere architettoniche uniche al mondo, poiché presenti solo ed esclusivamente in Italia.
In totale serenità, possiamo pronunciare pertanto la famosa frase che calza a pennello in questo caso:
“ lascia parlar le genti, torre che non crolla all’impeto dei venti ”.
L’appuntamento – se mi verrà confermato il permesso di realizzare il convegno – sarà quello di vederci in primavera – dentro la torre – per poter raccontare e far conoscere a tutti cosa furono capaci di realizzare ottant’anni fa Uomini, Idee, Etica e Valori, con un modello di sviluppo sociale, culturale, urbanistico ed architettonico che non ha avuto pari né prima dell’avvento del Fascismo né dopo la catastrofe e la sconfitta bellica che ne decretò la fine definitiva, e che rimane l’unico esempio di Stato, che spaventa ancora oggi i governicchi dell’italietta colonizzata e sodomita, tanto immersa in questo periodo dai grigi ludi cartacei.
© Paolo Camaiora Architetto Integrale – scritto in Roma il 19 Gennaio 2013 –
tratto da: “Le Colonie Marine del Littorio sulla costa Apuo-Versiliese” P. Camaiora – Edizioni Sarasota 2011 Massa.
