Più che ridurre la spesa pubblica l’essenziale è rilanciare la crescita
Che gli italiani fossero vessati da troppe tasse all’anno è cosa nota, ma non sanno quanto “troppe”. Spesso le imposte indirette, i contributi, le imposte dirette dei dipendenti e quelle versate come sostituti d’imposta non si vedono e naturalmente politici e partiti, ancor più se in campagna elettorale tendono ad essere fumosi e criptici sul bilancio dello Stato italiano, sulla voce uscite (spesa pubblica) e degni eredi della famosa Sfinge alla voce entrate, cioè le nostre “amate” tasse.
Un buon tentativo per fare chiarezza nella fitta nebbia di disinformazione, occultamento di dati e spin è il progetto messo in piedi dall’associazione “Civicum”, che si batte per migliorare la trasparenza dell’Amministrazione pubblica, e il Politecnico di Milano che hanno lavorato per stanare le cifre, rendere leggibili i conti dello Stato e paragonarli con quelli di Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna. Le cifre riportate nelle loro tabelle si riferiscono all’anno 2010, da tre anni a questa parte alcune voci hanno subito delle variazioni, ma la distribuzione della spesa tra i servizi prodotti dallo Stato e tra le funzioni da esso svolte non ha subito cambiamenti significativi, quindi possono essere presi per validi anche per la realtà odierna.
Uno dei dati che emerge dal loro studio è che nel 2010 lo Stato ha prelevato da ogni cittadino 11.860 euro tra tasse e contributi sociali e per ognuno di essi ne ha spesi 12.965, per servire il debito e per i servizi pubblici tra cui sanità, difesa, ordine pubblico, istruzione e soprattutto welfare; da segnalare che la differenza di 1.105 euro è nuovo debito che si aggiunge. Il rettore del Politecnico di Milano, Giovanni Azzone, sottolinea che il peso della spesa pubblica italiana non è il più alto d’Europa, ma grava sul bilancio dello Stato per un motivo principale: «Innanzitutto, l’importanza della crescita economica.
La Germania ha una spesa pubblica pro capite di quasi 14.500 euro, contro i meno di 13 mila dell’Italia. Ma avendo un Pil pro capite di cinquemila euro più alto del nostro, la percentuale di spesa pubblica rispetto al Pil è più bassa, 47,5% contro il nostro 50,4%»
Quindi sempre la crescita economica al centro della soluzione, quella stessa crescita incatenata dalle misure d’austerity promosse dal Governo Monti. I bilanci dello Stato devono essere più trasparenti e questo è compito dello Stato stesso, ed è compito dei politici che chiedono il nostro voto essere più chiari sulle proposte e i programmi.
