
Leopoldo, assassinato dai partigiani che lo annegarono
Addio a Paolo Ferrari, l’attore che è stato la voce italiana di Humprey Bogart e di David Niven, che negli ‘50 e ‘60 è stato una straordinario interprete dell’Opera da tre soldi di Bertolt Brecht, e che è impresso nell’immaginario dei quaranta-cinquantenni per lo spot dei fustini Dash e per l’interpretazione di Archie Goodwin (l’assistente) negli sceneggiati Rai della serie “Nero Wolfe”. Aveva ottantanove anni. Qualche anno fa, intervistato da Repubblica, raccontava come da tempo viveva nella sua casa di Castelnovo, vicino a Lecco, ascoltando Beethoven e leggendo Rilke: “Qui ho tempo per ampollosamente guardarmi dentro, per guardarmi che succede e farmi qualche domanda…”. E confessava che in una vita lunga e luminosa, la sola ombra oscura è stata la morte del fratello, Leopoldo, che era stato fascista e morì annegato nel lago di Como: “Era il ‘45, eravamo sfollati. Una mattina mi salutò dicendo che doveva andare in un posto. Lo vidi allontanarsi con un uomo, non tornò più. Lo giustiziarono i partigiani. Per me fu uno shock. Dormii per cinque giorni consecutivi…”. Solo settant’anni dopo, il ricordo di quella tragedia familiare è potuto riemergere senza più rancori strumentalizzabili: “Mi piace ricordare – concludeva l’attore – che quando il padre di un suo amico gli aveva proposto di fuggire per salvargli la vita, Leopoldo aveva risposto: ‘Questa divisa l’ho presa, l’ho portata, ho la coscienza pulita, non la tolgo e accada quel che deve accadere…”.

