Il capitalismo che non sa produrre
La ripresa globale “è tornata vigorosa.”. Lo sottolinea il centro studi Confindustria nella congiuntura flash, affermando tuttavia che l’Italia “non tiene il passo”. Il nostro Paese, spiega l’associazione degli industriali, “fatica ad andare oltre l’1% nella velocità del Pil; la prima metà di quest’anno si intravede migliore, con l’export che trarrà vantaggio dal rilancio dell’Est Europa e del Medio Oriente”.
In particolare l’Italia, spiega Confindustria, “non tiene il passo: la produzione industriale è invariata in dicembre (-0,3% nel 4* trimestre, stime csc; +1,1% in novembre). E’ del 17,8% sotto i livelli pre-crisi. Contrastanti i segnali dagli indici Pmi: in dicembre stagnazione nei servizi (50,2 da 54,4) e maggiore vivacità nel manifatturiero (54,7 da 52,0), con l’afflusso di nuovi ordini accelerato (a 53,4 da 49,8). Ciò promette più marcati guadagni di attività nei prossimi mesi”.
Sempre Confindustria ci racconta che la dinamica dei consumi in Italia continuerà a essere frenata dalle difficoltà nel mercato del lavoro. Nel 3° trimestre 2010 è proseguita la flessione dell’occupazione (-0,2% sul 2°).
Beh, non c’è che dire il quadro è fosco :bisognerebbe chiedere e chiedersi però come mai mentre il capitalismo produttivo tedesco riesca ad aumentare produttività e salari, quello italico insiste sul semplice abbattimento del costo del lavoro e quindi nel licenziare lavoratori.
Eppure il capitalismo italiano ha avuto tutto dalla vita :aiuti e sussidi pubblici, posizioni di cartello settoriale, la possibilita’ di utilizzo di forme flessibili (leggi precariato) di impiego a go-go, l’aiuto di Governi compiacenti.
Eppure..il capitalismo italiano non fa altro che piangere miseria e chiedere sacrifici ai lavoratori: nel frattempo manager incompetenti con un gran fiuto per i propri affari personali in borsa, danzano il valzer delle poltrone, accumulando fallimenti e bonus miliardari in proporzione inversa ai loro meriti imprenditoriali.
E non ci sono contratti in deroga alla Marchionne che tengono :se non c’è ricerca e innovazione, se non ci sono più piani industriali di una certa ampiezza e strategia (l’IRI di Beneduce per capirci), se non c’è la volontà di rinnovare i ranghi della gerontocrazia affaristica che ammorba questo paese dal dopoguerra, non se ne esce .
Ci hanno propinato figure leggendarie quali “i capitani di ventura industriali ” o i moderni managers rampanti, ma la verità è che l’imprenditoria italiana è una Famiglia tesa solo a difendere i propri privilegi e solo un Governo degno di questo nome potrebbe imporre il necessario ricambio generazionale e cu lturale per far ripartire lo sviluppo della Nazione.

