mercoledì 22 Aprile 2026

Per un solstizio europeo

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E’ proprio tempo di pensare alla vera Europa

Di offrire al populismo euroscettico – che è pieno zeppo di sacrosanto risentimento e che va indirizzato verso una vittoria sulle tecnocrazie ma che è invece trascinato in un cul de sac dai reazionari e dagli Wasp – il Mito dell’Europa. Quella del sangue, dei popoli, delle patrie.
L’Europa Nazione che ha rappresentato la stella polare per generazioni e generazioni di militanti nazionalrivoluzionari e per i combattenti sul Fronte dell’Est.
Un’Europa che non sia federale ma confederata.
Che non sia tecnocratica e burocratica ma l’espressione organica di partecipazioni corporative e nella quale zone omogenee economicamente e culturalmente s’incontrino e cooperino con le altre confrontandosi.
Su tre assi: Parigi-Berino-Mosca; Roma-Berlino-Budapest; Madid-Roma-Atene e, quindi, sulla direttrice Roma-Berlino.
Un’Europa in cui la sovranità popolare sia europea ma sia anche locale e nazionale; offrendo ad ogni livello quello che a tal livello concretamente compete.
Un’Europa da conquistare e non da disfare per rifarla che sono, queste, ipotesi infantilistiche del tutto impraticabili nella realtà, nella vita e nella storia.
Un’Europa che sottometta la Bce al controllo confederato e corporativo e l’Euro alla sovranità popolare.
Un’Europa, insomma, che alla dittatura tecnobancaria del sovietismo liberal non contrapponga lo sfascismo ma il fascismo.
Su queste direttrici e con proposte concrete, sia in prospettiva istituzionale, sia in quanto miti capacitanti, sia come soluzioni pratiche immediate.
A questo ci siamo già dedicati ma pensiamo che sia il caso di farlo ancor più, con maggior densità e continuità, con maggior concentrazione e concretezza.
Accettiamo perciò a questo fine tutti i contributi positivi per l’Europa, non per l’alter-europeismo che in realtà così dovremmo chiamare quello oggi vigente, ma per l’Europa.
Contributi non qualunquisti, non disfattisti, non anti-europei e nemmeno basati sul “prima si disfa e poi si fa”.
Contributi anche nerboruti. Del tipo “denunciamo o aggiriamo i Trattati”; “non paghiamo il debito e vediamo se ci cacciano” (vedi Alba Dorata).
Ma non contributi retrogradi (torniamo alla Lira) o di sottomissione Wasp (usciamo dall’Euro, attacchiamo la Germania). Quelli sovrabbondano e, personalmente, non sappiamo che farcene e li riteniamo deleteri per la nostra stessa sopravvivenza in un paio di generazioni.
Contro i tecnocrati, non contro Bruxelles; contro gli usurai non contro l’Euro, contro le Commissioni non contro l’unità.
C’è una tigre populista da cavalcare, indirizzandola verso il suo bene e non verso il precipizio.
C’è una tigre populista da cavalcare per coronare un sogno ideale.
Ogni contributo in tal senso, purché rapido e animato da intento solare, è bene accetto.
Partendo dall’alfa e congiungendolo all’omega che viene espresso nel triplice mito dei nostri anni ruggenti
Fascismo. Europa. Rivoluzione.

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