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Per un’Europa dei produttori e dei combattenti

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Intervista a Gian Piero Joime, candidato controcorrente in Io Cambio

1. Perché ti candidi con Io Cambio? Cosa si propone? Chi vuol rappresentare?

IOCAMBIO è un movimento di partecipazione popolare nato nel dicembre del 2013, proprio mentre si diffondeva la protesta dei forconi. Chiaramente è un movimento che ha nel nome la sua missione: cambiare un sistema giunto al capolinea; ed ora in molti se ne rendono finalmente conto, dopo anni, meglio dire decenni, di sonno e sogno. E’ proprio grazie a questa grave e strutturale crisi economica, che gran parte del popolo si è reso conto delle menzogne generate dal sistema stesso; i giovani hanno scoperto che non basta studiare molto per entrare nel mondo del lavoro ed i vecchi che la pensione a volte come in un miraggio si allontana ed evapora. E ancora, gli imprenditori hanno scoperto che sono veramente soli, senza banche e con uno stato esattore; le forze dell’ordine senza mezzi …
Ecco perché mi candido alle europee con IOCAMBIO, per rimettere al centro della scena il lavoratore italiano – artigiano e agricoltore, industriale e militare – spostare un po’ di lato banche e corporation, ricostruire il rapporto tra istituzioni e società.

2. Queste elezioni vengono spacciate come un referendum sull’Europa o come una proposta antitedesca, che ne pensi?

Ecco hai usato il verbo giusto: spacciate.
L’antieuropa è un ulteriore esempio di trasformismo che in questo paese resiste al logorio del tempo moderno: sono passati da “lo chiede l’Europa” a lo chiede Mario. Solo perché cavalcano il malcontento generale; non hanno contenuti ed imitano Marine Lepen. E’ certo più conveniente trovarsi un bel nemico, meglio se astratto come l’Europa e l’euro, piuttosto che dire la verità: se il paese oggi è al 50 posto nell’indice di competitività, ha il 50% di giovani tra i 18 ed i 25 anni in stato di disoccupazione, circa 1/3 della popolazione in stato di povertà, la colpa è di una classe dirigente inadeguata, nel migliore dei casi, corrotta nel peggiore. E’ ovvio che in assenza di governo, altri poteri, i cosiddetti poteri forti, hanno approfittato del vuoto italiano ed hanno fatto shopping, comprando proprietà italiane, che però evidentemente hanno avuto il loro interesse a vendere !!
Pensa al caso Ducati: se è stata comprata da Audi e non da Fiat, è proprio colpa della Merkel ? Se in tutti questi anni la politica economica antiinflazionistica europea è stata pro tedesca ed ha aiutato l’export tedesco,e depresso la domanda interna italiana, è colpa della Merkel ? o è colpa dell’inettitudine politica italiana: dove erano Salvini e Meloni sino al 2011, se non sbaglio erano al governo . Come mai non hanno difeso gli italiani allora ?
La lega è poi un caso incredibile nel trovare sempre qualche altro responsabile.
Gli artefici della dissoluzione dello Stato e dell’abominevole crescita delle amministrazioni locali e di spese dissennate, in nome di un federalismo trasformato in devoluzione maccheronica. Sono semplicemente ANTIITALIANI, esattamente come quelli che fischiano l’inno nazionale. Ora vogliono uscire dall’euro cosi come Fratelli d’Italia …
Io credo che il potere di una moneta non dipende dal nome ma da chi la gestisce: pensa una moneta gestita da Salvini o da Calderoli o da La Russa …
Il problema non è l’euro ma sono il fiscal compact, i poteri della banca centrale europea, il doppio ruolo delle banche—affari e commerciale – i poteri delle corporation tramite le società di lobby.
Tutte questioni da risolvere in Europa con gli altri europei, non scappando a gambe levate, come al solito. E poi: Chi ha interesse a destabilizzare l’Europa ?

3. Cosa può fare l’Italia in Europa?

L’Italia in Europa deve partecipare alla costruzione della nazione europea.
Questo grande progetto può riuscire solo con una politica di valutazione delle nostre originalità, regionali e anche comunali, e non di appiattimento a modelli di omogenizzazione culturale e produttiva, a misura di multinazionale. Penso all’Italia dei milioni di artigiani, da valorizzare e proteggere, integrati e cooperanti con gli artigiani spagnoli, francesi e tedeschi…
L’Italia ha poi una fondamentale missione geostrategica: è ora terra di sbarco, e conquista, di migliaia di immigrati che premono sulle coste per entrare in Europa.
Un problema molto grave, serio, che riguarda il destino della nazione europea e certo non può neanche per scherzo lasciato a Salvini e ai suoi, perché antitaliani.
E neanche a Fratelli d’Italia, dove se non ricordo male milita Terzi, ministro degli esteri del tristissimo caso dei marò. 

Gian Piero Joime, romano, 53 anni, padre di una bambina.
E’ docente universitario di economia ambientale, si è laureato nel 1984 in Scienze Politiche presso la Luiss “Guido Carli” per poi specializzarsi in economia d’impresa con il professor Giorgio Fuà presso l’Istituto Adriano Olivetti di Ancona. Ha svolto attività di docenza in discipline economiche per diverse business school italiane ed internazionali.
Dal 1986 è stato amministratore e consigliere d’amministrazione per imprese italiane ed estere, ed ha ricoperto e ricopre incarichi presso diverse istituzioni pubbliche e fondazioni.
E’ autore di diversi saggi e ricerche di economia ambientale, di marketing e sulle dinamiche dei mercati, sulle nuove tecnologie dell’informazione e della comunicazione, sull’interazione tra pubblico e privato.
E’ membro del Centro Studi Polaris, scrive sulla rivista e vi tiene corsi di formazione. 

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