
Gaza nella matassa del nuovo imperialismo
Quando i combattenti palestinesi catturano un soldato israeliano, questi, per la nostra stampa è stato rapito…
D’altronde i combattenti di un popolo occupato e di cui sono state internazionalmente riconosciute le istituzioni sono terroristi. Chi massacra donne e bambini e distrugge moschee e ospedali invece sta solo compiendo un raid. Nulla di nuovo in Palestina. Nulla di nuovo soltanto in questo.
Gli israeliani arrancano. Finché si tratta di bombardare, di spianare con i cingolati, di ammassare materie e di dilaniare donne e bambini, le difficoltà non s’incontrano. Poi tra le macerie, dal terreno sventrato, gli armati disperati si battono con mordente e affrontare la loro ostinazione si paga eccome! A Varsavia e Stalingrado soldati molto più efficaci e motivati di quelli di Tsahal trovarono pane per i loro denti. Figuriamoci cosa provano questi!
Ma i palestinesi sono soli; da quando sono stati assassinati Arafat e Saddam e da quando Assad è sotto attacco, li aiutano parcamente soltanto alcune potenze islamiste (Iran e Qatar) che ne strumentalizzano la lotta alimentando il frazionismo e togliendo il terreno sotto i piedi alle autorità palestinesi ormai ostaggio di tutti.
Una matassa
Israele ha meno problemi del solito – e solitamente ne ha ben pochi – a compiere il suo genocidio.
Perché? La stessa Ue che mediava, la stessa Russia che mediava ma che ora ha invece stretto un accordo di ferro con Tel Aviv, hanno gettato la spugna.
Sono tutti impegnati. In che cosa? L’errore sarebbe di pensare che siano impegnati tutti nella stessa cosa. Questo schema da guerra santa è quanto di più fuorviante e va bene solo per mentalità non strutturate, per estetisti superficiali della politica. Basterebbe leggere Lenin e capire cosa sono le “relazioni di potenza” e quanto asimettrica è la realtà interna dell’imperialismo.
E infatti ognuno, dall’Iran alla Russia, dalla Francia a Israele, dalla Cina alla Germania, si trova schierato in campi diversi, quando non opposti, scacchiere per scacchiere. Basti pensare a come variano le singole posizioni verso l’Isis a seconda che si tratti della Siria o dell’Iraq…
Semplificazioni a parte non esiste un fronte comune in nessun luogo.
Neppure per gli americani che ormai stanno su tutti i cavalli.
E quindi qual è il bandolo della matassa?
I quattro punti internazionali
Quattro le direttrici principali.
1) La strategia imperialistico-energetica degli Stati Uniti ha sconvolto la stessa cartina vicino-orientale con le Primavere Arabe e punta alto sullo shale gas: dalla conquista dell’Europa allo sconvolgimento dell’Argentina.
Questa strategia ha mutato gli stessi rapporti con Israele e con la Russia, modificando le relazioni di potenza; il che non ha solo avvicinato ulteriormente Mosca e Tel Aviv, che erano vicinissime fin dai comuni traffici nucleari in Transnistria, ma ha anche spinto Israele ad una politica molto più variegata che l’ha persino indotta a impedire la vittoria djihadista in Siria e a favorire il golpe in Egitto, sensata reazione alla Casa Bianca che sta costando comunque cara ai palestinesi.
Sempre su questa direttrice si deve leggere il nuovo interventismo plurale in Iraq, arteria del futuro gasdotto.
2) La pressione demografica da sud è spaventosa, con la Nigeria che in trent’anni dovrebbe raggiungere da sola i due terzi della popolazione europea e con in aggiunta la minaccia del trasferimento di due o trecento milioni di cinesi nel continente che Pechino sta colonizzando dal meridione.
A questa pressione demografica rispondono le morie naturali (aids, ebola), le migrazioni verso nord e lo scannamento di tutti contro tutti; guerre etniche e religiose.
3) Il terzo nodo è l’Europa che è odiata dai grandi fratelli, maggiori o minori che siano, e dev’essere conquistata demograficamente, deculturata e infine privata di produzione.
Le guerre religiose e razziali, la denatalità favorita in ogni modo e l’assalto combinato verso il cuore berlinese sono costanti comuni dei principali strateghi imperialisti. Da Wall Street alla City.
4) E siamo al quarto nodo, strettamente correlato con il precedente: il dominio finanziario. La minaccia internazionale rappresentata dall’Euro, una minaccia che ha scatenato per quindici anni le offensive americane e quella della Borsa di Londra, non va sottovalutata; così come non va preso sotto gamba il fatto che a Washington e Londra gli accordi finanziari sino-russi non hanno comportato i mal di stomaco che provarono perfino a causa di Strauss-Kahn.
Orientarsi
Come muoversi nella matassa? Tenendo conto delle quattro poste in gioco e non sbagliando posizione in nessuna di esse. Gettandosi dietro le spalle qualsiasi antagonismo virtuale, ogni quadro di scontro di civiltà, ogni fumetto e ogni autocompiacimento delegato.
Nel tutti contro tutti – che è anche e soprattutto un tutti complici di tutti – tanto più si conquista terreno quanto più ci si autonomizza.
Far fronte alle quattro direttrici è impossibile senza una presa di coscienza e una quadratura.
Che si basa su:
a) Identificazione delle poste e mosse in anticipo per sventarne almeno in parte gli effetti.
b) Identificazione di sé e quindi dei propri camerati o alleati.
Dal centro alla periferia ecco le priorità.
1) Identificazione “tribale” con i propri: fascisti, nazionalrivoluzionari, peronisti, baa’tisti
2) Mito dell’Europa Nazione da tradurre in forza (con tanto di presa di posizione giusta e non sballata su Germania e nodo-Euro).
3) Estensione dell’Europa ad est.
Tutto ciò non è possibile senza il recupero dell’anima europea che si fonda sulla cavalleria, quindi sulla difesa del più debole. Il che non consente condizioni o sfumature nella difesa dei palestinesi.
Per chi
Per la Palestina, come per la Siria o l’Ucraìna il discorso non può essere universale. Stare con Pravy Sektor, con il Baa’s e con i palestinesi non significa sostenere le proiezioni estere di Kiev o di Hamas. Come gli iraniani che sono in amorosi sensi con gli israeliani e favoriscono in Iraq il massacro dei cristiani e dei sunniti da parte degli stessi salafiti, hanno però un ruolo positivo in Siria e in Libano, così la Russia lo ha in Siria, in Cecenia e verso l’Hearthland.
La Germania svolge una funzione culturale e sociale devastante ma esprime la sola linea estera internazionale che ci offra un futuro.
I palestinesi oggi sono tutti indistintamente degli uomini che si battono per la loro libertà e per la dignità dell’uomo e dei popoli. Poi però alcuni di loro sono magari legati all’Isis, ai Califfati islamici o all’imperialismo qatarino o iraniano; ed ecco che quelli lì in Iraq diventano nemici oggettivi dei popoli e della libertà; talvolta lo sono anche in Siria o in Egitto.
E allora? E allora dobbiamo smetterla con la lavagna dei buoni e dei cattivi e saper contestualizzare, come si è sempre fatto nei secoli quando si possedeva centralità.
Nessun sostegno può essere incondizionato e universale; solo quello a noi stessi.
In conclusione: con la Palestina così come con il popolo ucraìno (ma non con il governo), con la Siria, con il Giappone. E anche per la svolta eurussa e, in questa misura ma strettamente in questa, con Mosca e con Berlino.
Chi voglia comprare un pacchetto, qualunque esso sia, sbaglia di grosso.
Ha ragione chi fa perno su di sé e non perde mai la bussola.
Che oggi il Nord lo indica in Palestina.