mercoledì 15 Aprile 2026

Quando la questione si fa seria

Più letti

Global clowns

Note dalla Provenza

Colored


Salvini scopre le carte e fa proposte ragionevoli: niente più fuori dall’Euro

Salvini lei tifa per il referendum in Grecia o per un accordo in extremis? 
Nell’immediato mi auguro un accordo, purché questo si fondi sulla consapevolezza che dal giorno dopo ci si siede tutti a un tavolo e si avvia una profonda rifondazione dell’Europa. Tutti i dati economici dicono che così il sistema esplode, anche la Germania sta rallentando. Non si può andare avanti così.

Se si arriverà al referendum lei sosterrà le ragioni del no? 
Se fossi greco voterei no, perché i popoli non si possono umiliare.

La Merkel ha dimostrato scarsa leadership politica, ma la colpa è tutta dei paesi creditori? 
Ci sono due torti che si confrontano. Un torto europeo, perché non si può portare mezzo continente alla fame; e un torto della Grecia, perché ha speso quello che non aveva, ha truccato i conti, ha promesso con Tsipras l’impromettibile. Ora serve buon senso da parte di tutti.

Ma se vinceranno i no la Grecia è destinata al default, con possibili conseguenze anche per l’Italia. 
Infatti da cittadino italiano spero che si arrivi a un’intesa e che la Grecia non salti. Lo spero anche perché senza chiederci il permesso il governo italiano gli ha prestato 50 miliardi, tra fondi diretti e indiretti. Per noi quindi sarebbe un grave danno.

Renzi, nell’intervista di ieri a Roberto Napoletano, ha sostenuto che l’Italia è “fuori dalla linea del fuoco”…. 
Beato lui. L’Italia non è la Grecia, questo è chiaro. Ma le ricette di Renzi hanno fallito e la verità sta venendo a galla. Perciò come Lega ci prepariamo a governare l’Italia con le nostre proposte.

Tra le vostre proposte c’è ancora l’uscita dall’euro? 
Guardi ci sono molte cose da fare…

Cominciamo dall’euro. 
Questa moneta non funziona. Non è una battaglia di Salvini, sono i numeri che parlano chiaro. È un esperimento fallito. Una moneta comune per 19 paesi diversi, con sistemi fiscali diversi, non può funzionare. Hanno costruito la casa dal tetto, non sta in piedi. Non è un caso che i Paesi europei che sono cresciuti di più sono quelli che non hanno l’euro.

Insisto: lei propone l’uscita dell’Italia dall’euro? 
L’uscita unilaterale dell’Italia sarebbe un casino. Noi stiamo valutando diverse soluzioni: dall’euro a due velocità, all’introduzione di monete per aree più omogenee (Sembra di leggere Polaris…) . Bisogna mettersi intorno a un tavolo e proporre un’Europa diversa. Un tavolo con tutti quelli che ci stanno. Riconosciamo gli errori e pensiamo, da subito, a costruire il domani dell’Europa. Ma se la Ue si ostina a difendere l’euro così come è, siamo anche pronti a uscire dall’Europa. Stiamo vivendo un dramma economico, non si può andare avanti con vincoli e regole che ci strozzano.

Se voi foste al governo violereste la regola del 3 per cento? 
Quel vincolo va sicuramente superato, ci sta ammazzando. Nelle casse dei comuni lombardi ci sono avanzi di bilancio per 7 miliardi che si potrebbero spendere da domani, ma non si può per il patto di stabilità. È una regola assurda.

Come reagirebbero i mercati? Non teme che se torniamo a dilatare il disavanzo si riproporrebbe una fuga dal titolo Italia con il conseguente aumento dei tassi di interesse?
Io propongo innanzitutto di spendere quello che abbiamo in cassa. Eppoi se facciamo ulteriore debito per far ripartire il lavoro io dico che facciamo bene. D’altra parte oggi la disoccupazione è a livelli record e il debito sta aumentando lo stesso. Allora preferisco far lavorare la gente.

Togliereste il vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione? 
Certo, quel vincolo è una fesseria. Magari è giusto in linea di principio, ma in queste condizioni è una follia. Stiamo strangolando l’economia.

Pur tra mille difficoltà, ci sono i primi segnali di una risalita dell’economia. 
Io ci spero ma non li vedo. La disoccupazione è ferma, nei primi 4 mesi hanno chiuso 20mila esercizi commerciali, l’unico settore della distribuzione che cresce sono i discount. Vede, per fare ripresa serve coraggio e Renzi ce l’ha solo a parole. A cominciare dal fisco.

Il vostro cavallo di battaglia è la flat tax. Ma costa un tesoro… 
Siamo pronti a sfidare Renzi, anche perché non manca tanto al voto. Occorre una rivoluzione fiscale: noi proponiamo una aliquota fiscale unica al 15%, mantenendo poi una progressività attraverso le deduzioni. Costerebbe 40 miliardi, che potremmo recuperare con la conseguente emersione del sommerso e con il rientro di attività oggi dislocate all’estero.

Secondo altre stime con un’aliquota al 15% si va verso cifre molto più consistenti… 
I nostri esperti valutano un costo di 40 miliardi, comunque su questo siamo pronti a confrontarci. Berlusconi ritiene più realistica una aliquota al 20%, vediamo, l’importante è che su questo parta la discussione.

Ci sarebbe comunque un problema di coperture. In Italia si valuta il sommerso tra i 150 e i 280 miliardi, a seconda delle stime. Neppure se emergesse in buona parte, e converrà che appare improbabile, con un’aliquota al 15% ci sarebbe il ritorno sufficiente. 
Noi stimiamo un sommerso a 400 miliardi. Comunque le ripeto, sui dettagli si può discutere, l’importante è avviare un confronto sullo strumento. Per noi la tassa unica è fondamentale per ripartire.

 

Ultime

La nascita dei pianeti

Noi, contemporanei, cinque miliardi di anni fa

Potrebbe interessarti anche