
e quell’imbarazzante mediocrità. Osserviamo con attenzione in Grecia e in Ucraìna
Oggi si vota.
Le formazioni nazionalpopuliste , con una disinvoltura imbarazzante e con una memoria da zanzara della loro tradizione storica e ideale hanno chiesto un voto contro l’Europa. O contro la Germania che è esattamente lo stesso.
Tralascio, per il momento, di spiegare quali flussi di denari, sommandosi all’opportunismo miope, hanno prodotto questa formuletta magica, made in the City e nel partito restaurato di Yalta.
Altrove si è già votato. I primi exit poll sembrano dirci che la marea euroscettica, malgrado le iniezioni di sterline e rubli e l’intervento di sostegno della magistratura che sembra essere stata incaricata di favorire i Grillo un po’ ovunque, sembra non essere così alta come si prevedeva.
In Inghilterra invece è travolgente. Magari se ne andassero! Il nemico è lì. Ma non se ne andranno.
Comunque vada, il prossimo europarlamento avrà numerosi deputati “nazionalisti” che, magari, col tempo inizieranno a ragionare e ad abbandonare gli slogan insipidi tramite i quali hanno pensato di poter incassare senza fatica lo scontento di gente violentata sì da Bruxelles ma più ancora da Londra e dalle capitali dei singoli Stati di appartenenza. Molto meno da Berlino su cui va di moda strillare e starnazzare, mettendosi in linea nel revival improvviso dell’alleanza del 1945. Usa, Inghilterra e Russia a combattere la Germania, con divisione e subordinazione in Francia.
Masticate e sputate le cialtronate anti-europee ed esauriti i semplicismi anti-euro, c’è la speranza che qualcuno, una volta a Bruxelles, si metta a ragionare seriamente. A proporre revisioni dei trattati, cambiamenti sociopolitici, a presentare per tutti il modello ungherese e a cercare di spostare l’asse un po’ più verso est: verso i popoli un tempo occupati dai sovietici che oggi rappresentano quell’orgoglio e quella fierezza che possono produrre i dovuti cambi di civiltà in Europa.
Ci sono molte cose da fare.
Per farle sarebbe opportuno che gli eletti dei singoli partiti nazionalpopulisti domani a Bruxelles non siano politicanti, che acquisiscano un minimo di mentalità rivoluzionaria per capitalizzare quella psicologia reazionaria a cui si stanno invece affidando passivamente e che, senza un guida capace d’imporle le necessarie sterzate, li porterà alla deriva.
L’auspicio quindi qual è?
Che il voto “euroscettico” sia sufficientemente contenuto da non costringere fin da domani gli eletti nazionalpopulisti a fare i maggiordomi della City e i valletti di Yalta.
Che in seguito qualcosa maturi. Le premesse non sono delle migliori visto come si costruiscono oggi i partiti delle rivolte facebook, ovvero nell’assoluta nullità umana. Speriamo soprattutto nei camerati greci che sono forse gli unici a non essere virtuali.
E assistiamo in particolare alle elezioni ucraìne. La strategia della tensione e della spartizione prodotta dal restaurato partito russoamericano deve essere battuta.
Per sconfiggerla è opportuno che Pravy Sektor non venga messo fuori legge e che l’asse russotedesco possa essere riproposto in breve. Perché ciò accada si deve infrangere la logica di guerra fredda che quasi tutti i partiti nazionalpopulisti che tra breve andranno a Bruxelles stanno invece alimentando.
Molto per inadeguatezza politica e per bassa statura dei loro membri, moltissimo per scarsa conoscenza della situazione, troppo per interessi valutari.
La questione è sempre la stessa: chi dovrebbe rappresentare gli interessi dei nostri popoli non è per niente all’altezza.
Il prossimo quinquennio europeo o produrrà una forte reazione, anche minoritaria, anche scissionista, all’interno dei partiti nazionalpopulissti o li trasformerà in altrettante alleanze nazionali.
Staremo a vedere.