mercoledì 22 Aprile 2026

Quell’alto tradimento

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Settant’anni fa nella Tana del Lupo

Il 20 luglio del 1944 un pugno di ufficiali di lignaggio aristocratico complotta per l’uccisione di Hitler.
Durante una riunione dello Stato Maggiore della sua Nazione in guerra, il colonnello Von Stauffenberg depone una borsa carica di esplosivo sotto il tavolo su cui il Cancelliere ha dispiegato le carte ed esce. Per fatalità Hitler, i cui movimenti venivano impacciati dalla valigetta, l’allontana con il piede. La sua esplosione costerà la vita a tre ufficiali e a uno stenografo. Nel complotto, insieme a vari alti ufficiali, c’erano ambienti vaticani. Si parlerà con insistenza di Montini, il futuro Paolo VI.
L’attentato, atto oggettivo di alto tradimento, è anche privo di senso. La speranza dei rampolli reazionari era infatti quella di ottenere la pace con l’assassinio del Cancelliere. Nessuna delle potenze nemiche ne era però minimamente intenzionata, così come comproveranno in seguito tutte le testimonianze e tutti gli storici.
L’obiettivo, al di là della propaganda, non si limitava alla vita di Hitler e alla sopravvivenza del nazionalsocialismo, ma era lo smembramento della Germania e dell’Europa. In ogni caso la proposta sarebbe stata sempre la stessa: la resa incondizionata.
Che i congiurati fossero disposti a gettare alle ortiche l’onore n cambio di niente è un’altra questione. E riguarda solo loro.

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