Non è un fatto politico.
O meglio, lo è per derivazione, per gusto, per sapori, per conseguenze, ma è un qualcosa di diverso, che trascende la politica: è una questione di natura delle anime e di profonda infelicità idrofoba.
Hanno assalito la commemorazione di Almerigo Grilz
dirigente del Fronte della Gioventù di Trieste, poi reporter, ucciso trentanove anni fa in Mozambico mentre stava documentando una battaglia.
A certuni è sembrata una cosa naturale assaltare la commemorazione di un inviato stampa caduto…
Sono gli stessi che organizzano presidi
per aggredire chi va alle commemorazioni di Acca Larentia, o che vogliono impedire il ricordo di Sergio Ramelli, uno studente liceale massacrato da un commando di adulti, spirato dopo ben quarantasette giorni di agonia per aver osato criticare le Brigate Rosse in un tema in classe.
Sono i figli di quelli che cinquantuno anni fa, al consiglio comunale di Milano, esplosero in grida di giubilo e in applausi fragorosi quando sopraggiunse la notizia che quel ragazzo era morto. Che il ragazzo era morto!
Di che gente parliamo?
Della stessa che devastò le tombe dei martiri fascisti al Verano gettandone via i corpi. Dei medesimi che sette decenni più tardi profanarono ancora quattro tombe al Campo della Memoria a Nettuno, facendo anche sparire qualche salma.
La stessa gente che ha devastato recentemente la tomba di Jean-Marie Le Pen in Bretagna e imbrattato quella di Corneliu Codreanu in Romania.
Parliamo della gentaglia
che assaltò il corteo funebre dell’eroe della prima guerra mondiale Enrico Toti, la cui sepoltura fu difesa con le unghie e con i denti da chi ne accompagnava il feretro.
Per non parlare del funerale di Horst Wessel, la SA di Berlino a cui sarebbe stato dedicato l’inno del partito. Sono disponibili i filmati che registrano gli attacchi massicci e furiosi al carro funebre, tirato da cavalli, la cui tenuta fu assicurata soltanto dai suoi camerati che strenuamente, in schiacciante inferiorità numerica, riuscirono a condurlo a stento fino alla meta.
Parliamo di quella stessa canaglia che scagliò bottiglie molotov contro il corteo funebre dei fratelli Mattei, bruciati vivi dai loro compagni.
Di tutto questo essi hanno l’esclusiva
Non c’è traccia di sepolture rosse profanate, di loro funerali assaliti. Mai. Perché è naturale che sia così.
E non c’è neppure la scusa dei saluti. A nessuno di noi è mai venuto in mente di assalire o neppure di disturbare il funerale di Gallinari che pure si tenne al suono dell’Internazionale e salutato a pugni chiusi.
Mai nella vita: noi proviamo rispetto.
Ce ne vuole di perversione per comportarsi come fanno loro!
Bisogna non avere alcuna considerazione per la morte, per l’impegno, per il nemico, per il coraggio, per la fede e, soprattutto, per il sacro.
Perché è proprio un fattore di sacralità
Che prescinde dalla fede religiosa, perché, il sentirla è connaturato all’uomo.
Perfino se ateo o materialista, se dei Seplocri la visione che esso ha è quella di Ugo Foscolo.
Costoro non ce l’hanno.
Il che – voglio essere giusto – non significa che non possano averla.
Ho conosciuto e conosco ancora oggi comunisti o antifascisti che non sono così, e sarebbe davvero sciocco metterli tutti nello stesso mucchio. Ma sono in pessima compagnia, in compagnia di gente che si trova soltanto lì.
Potremmo analizzare quest’ulteriore fetenzia andata in scena ieri a Trieste con criteri politici. Potremmo dire che c’è una pericolosa – e unilaterale – deriva in cerca disperata di un revival di strategia della tensione.
Ma non è sufficiente
C’è di più. Per essere così dis-graziati è necessario un profondo malessere esistenziale, si deve odiare a prescindere da chi si odi, bisogna rifiutare il rito, la forma, la norma.
Serve una cattiveria idiota, possibilmente mascherata e giustificata con una causa da vigilantes repressivi, per poter esprimere il rifiuto di tutto quanto è alto e di tutto quanto trascende, di tutto quel che è oltre noi e più di noi.
Sono tutti sintomi
di una possessione diabolica, non nel senso comune che le si dà, ma, come da etimo, del dia-ballein che significa slacciamento, disgregazione, rigetto di verticalità e di coscienza e che rende, chi ne è affetto, uno zombie, un seguace di un moloch, un miserabile che non può essere felice e si deve per forza ribellare a ogni serenità.
Le anime non sono uguali e – che corrispondano a diversi archetipi o che vaghino nel nulla – va da sé che di questo genere ce ne siano perché, loro malgrado, svolgono un ruolo negli equilibri generali, stimolando gli atri a mantenere la rotta.
La domanda è perché mai
da più di un secolo, questo genere di nature si senta attratta sempre dagli stessi simboli e dalla stessa parte.
La quale è così zeppa di ignominie che, per forza, si vede costretta a raccontare ogni verità capovolta e a spacciare la sua depravazione per una missione di virtù.
La dissacrazione non può stare in piedi senza la contraffazione e senza la religione della menzogna.
Questa è la nuda verità.

