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Radicalmente a destra

Non noi, la natura

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Fin dalla notte dei tempi

Molto prima della comparsa di mani, braccia e arti, un piccolo animale che viveva sui fondali oceanici mostrava già una sorprendente preferenza per il lato destro del corpo. Lo rivela un nuovo studio basato su oltre cento fossili di Spriggina floundersi, che potrebbe rappresentare la più antica testimonianza di “lateralizzazione” comportamentale mai scoperta nel regno animale. Una scoperta che apre nuove prospettive sull’evoluzione del sistema nervoso e del comportamento.

Un fossile che cambia ciò che sappiamo sull’evoluzione
Essere destrimani è una caratteristica che accomuna circa il 90% degli esseri umani. Per decenni gli scienziati hanno ritenuto che questa preferenza fosse legata all’evoluzione di cervelli complessi e degli arti. Ora, però, una nuova ricerca pubblicata sulla rivista Scientific Reports suggerisce che le radici della lateralizzazione del comportamento siano molto più antiche di quanto immaginato.
I protagonisti della scoperta sono i fossili di Spriggina floundersi, uno strano organismo vissuto circa 550 milioni di anni fa, durante il periodo Ediacarano, molto prima della celebre “esplosione cambriana”, l’evento che portò alla rapida diversificazione della vita animale sulla Terra.
L’analisi condotta da un gruppo internazionale di ricercatori dell’American Museum of Natural History, della Florida State University, dell’Università della California Riverside e di altri istituti suggerisce che questo antico animale tendeva sistematicamente a curvare il proprio corpo verso destra mentre si spostava sul fondale marino.
Se confermata, si tratterebbe della più antica prova conosciuta di una preferenza comportamentale per un lato del corpo nell’intero regno animale.

Un animale senza mani, ma già “destrimane”
A prima vista parlare di “destrimani” per un organismo privo di mani e piedi può sembrare un paradosso. In realtà gli scienziati utilizzano il termine “handedness” per descrivere una preferenza costante nell’utilizzo di un lato del corpo rispetto all’altro.
Scott Evans, paleontologo dell’American Museum of Natural History e autore principale dello studio, spiega infatti: «Quando parliamo di essere destrimani o mancini, la maggior parte delle persone pensa a come impugna una matita o calcia un pallone. Ma la nostra ricerca mostra che un animale senza mani né piedi, vissuto oltre 500 milioni di anni fa, potrebbe aver avuto una propria forma di lateralizzazione».
Secondo gli autori, questa caratteristica suggerisce che già allora esistessero sistemi nervosi abbastanza sofisticati da coordinare movimenti preferenziali.

Chi era Spriggina?
Spriggina floundersi è uno degli organismi più enigmatici mai rinvenuti. Lungo appena pochi centimetri – la maggior parte degli esemplari misura tra 2 e 3 centimetri, anche se alcuni raggiungono i 10 centimetri – possedeva un corpo appiattito, segmentato e perfettamente bilaterale, cioè con un lato destro e uno sinistro speculari.
Da un’estremità emergeva una struttura ricurva che ricorda una sorta di elmo medievale e che gli studiosi interpretano come la testa più antica conosciuta nel regno animale.
Non esistono oggi animali identici a Spriggina, ma il suo piano corporeo rappresenta uno dei modelli fondamentali da cui si sono evoluti moltissimi organismi moderni, uomo compreso.

Un viaggio nel mare di 550 milioni di anni fa
All’epoca dell’Ediacarano il pianeta appariva profondamente diverso da oggi. L’area oggi occupata dal Nilpena Ediacara National Park, nell’Australia Meridionale, era un fondale marino ricoperto da tappeti microbici e popolato da organismi dalle forme insolite: fronde carnose, dischi rugosi, tubi spugnosi e creature prive di veri scheletri.
Proprio qui antiche tempeste seppellirono rapidamente intere comunità biologiche sotto sottili strati di sedimento, conservandole come straordinarie impronte fossili.
Negli ultimi anni gli scavi hanno portato alla luce intere lastre contenenti centinaia di organismi perfettamente preservati, offrendo ai paleontologi un archivio unico della vita di oltre mezzo miliardo di anni fa.

L’analisi di oltre cento fossili
Fino a pochi anni fa erano conosciuti soltanto pochi esemplari di Spriggina. Oggi gli studiosi hanno potuto esaminare più di cento fossili provenienti sia dagli scavi di Nilpena sia dalle collezioni del South Australian Museum.
Attraverso fotografie ad alta risoluzione e scansioni tridimensionali, il gruppo di ricerca ha misurato con precisione la curvatura dei corpi.
Molti fossili risultavano piegati invece che perfettamente rettilinei.
La domanda era inevitabile: si trattava di deformazioni provocate dalle correnti marine o di movimenti realmente compiuti dall’animale prima di essere sepolto?

Le correnti non spiegano il fenomeno
I ricercatori hanno preso in considerazione numerose spiegazioni alternative. Hanno studiato l’orientamento dei fossili, la disposizione degli strati sedimentari, i segni lasciati dalle antiche tempeste e persino la possibilità che i corpi si fossero incurvati dopo la morte.
Nessuna di queste ipotesi risultava compatibile con le osservazioni.
Gli esemplari erano orientati in direzioni differenti, presentavano curvature diverse e, in alcuni casi, più piegature lungo il corpo.
Secondo gli studiosi tutto ciò indica che Spriggina era realmente capace di muoversi autonomamente, probabilmente strisciando sul fondale con movimenti ondulatori simili a quelli osservabili oggi nei vermi piatti o in alcuni nudibranchi.

La sorprendente predominanza del lato destro
L’elemento più sorprendente emerso dall’analisi riguarda la distribuzione delle curvature.
Circa il doppio dei fossili mostrava una piegatura verso sinistra.
Poiché le impronte fossili rappresentano immagini speculari degli animali originali, questo significa che, quando erano vivi, gli organismi curvavano il corpo prevalentemente verso destra.
Scott Evans racconta la sorpresa del gruppo di ricerca: «La cosa davvero sorprendente è stata che presentavano questa “lateralizzazione”». E aggiunge: «Circa il doppio di questi esemplari è piegato verso sinistra rispetto a quelli piegati verso destra».
L’autore spiega come sia arrivato all’interpretazione finale: «Poi ho studiato il modo in cui i ricercatori identificano la lateralizzazione negli animali viventi».
Scoprendo che il rapporto osservato era praticamente identico a quello utilizzato oggi negli studi sul comportamento animale.
Per questo conclude: «Questo suggerisce che si tratti di una significativa preferenza comportamentale in Spriggina. Non avrei mai pensato che, osservando l’impronta di un organismo vissuto mezzo miliardo di anni fa, saremmo stati in grado di dire che preferiva girare da una parte piuttosto che dall’altra».

Un indizio sull’evoluzione del sistema nervoso
Secondo gli studiosi, una preferenza così marcata implica l’esistenza di un sistema nervoso già relativamente evoluto.
Evans osserva: «Sappiamo che gli animali viventi che mostrano questo tipo di lateralizzazione, dagli insetti ai polpi fino agli uccelli e ai mammiferi, possiedono capacità sensoriali complesse. Questo potrebbe indicarci che il sistema nervoso di Spriggina era relativamente complesso e più simile a quello degli animali che conosciamo oggi».
Anche la paleontologa Lidya Tarhan, dell’Università di Yale, che non ha partecipato allo studio, ritiene improbabile che le correnti marine abbiano prodotto le curvature osservate, sottolineando che in quel caso tutti gli organismi sarebbero stati piegati nello stesso modo.
Pur non essendo sorpresa dalla capacità di movimento di Spriggina, afferma che la scoperta della sua lateralizzazione rivela «capacità sensoriali e motorie relativamente avanzate».

Un comportamento condiviso con gli esseri umani
La ricerca mostra come molte caratteristiche considerate tipiche degli animali moderni fossero già presenti centinaia di milioni di anni prima dell’esplosione cambriana.
Evans sottolinea: «Non appena compare un organismo con un lato destro e uno sinistro, come Spriggina, iniziamo a vedere prove del fatto che preferisse un lato rispetto all’altro». E conclude: «Specializzare un lato del corpo rappresenta una componente davvero vantaggiosa di questo piano corporeo. Spriggina possiede una parte anteriore e una posteriore, un lato destro e uno sinistro: lo stesso schema corporeo che abbiamo tutti noi».

Una finestra sulle origini della complessità animale
La scoperta rafforza l’idea che molte innovazioni evolutive fondamentali — dalla simmetria bilaterale alla locomozione, fino alla preferenza per un lato del corpo — siano nate già nell’Ediacarano, molto prima della grande diversificazione degli animali.
Secondo gli autori dello studio, il Cambriano non rappresentò quindi un’improvvisa comparsa di organismi complessi, ma l’evoluzione di caratteristiche che avevano iniziato a svilupparsi decine di milioni di anni prima.
In altre parole, la tendenza della maggior parte degli esseri umani a usare la mano destra potrebbe affondare le proprie radici in un minuscolo organismo vermiforme che strisciava sui fondali marini oltre mezzo miliardo di anni fa, lasciando nei sedimenti una traccia destinata a raccontare una delle storie più antiche dell’evoluzione animale.

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