
Come Nazione siamo all’estinzione
Tranquilli , siamo forse arrivati alla fase terminale di questa tarantella napoletana che qualcuno si ostina a chiamare Repubblica italiana.
Qui di Natio c’è rimasto ben poco . Una Nazione viene dissanguata ogni giorno da politiche suicide come il Fiscal Compact e il pareggio di bilancio, approvate in Parlamento da tutti i partiti, che oggi trascinano stancamente la solita sceneggiata elettorale ad urne chiuse da un mese, senza nessuna pretesa di governare, visto che sarebbe completamente inutile, posto che abbiamo ceduto a Bruxelles gran parte della nostra sovranità.
Un Governo dimissionario, mantenuto in vita artificialmente da Napolitano , con la trovata dei “saggi” che altro non sono che dieci inutili cariatidi raccattate nei meandri della burocrazia parapartitica.
Dimissionario sì, ma capace , unico al mondo, di consegnare mani e piedi due fucilieri di marina ad un Paese che contempla ancora la pena di morte e che ha sequestrato per un mese il nostro ambasciatore.
Dimissionario, ma incapace anche di restituire una piccola parte dei crediti che le imprese italiane vantano nei confronti di questo cosiddetto Stato, che sembra uscito dal film sullo Stato di Bananas di Woody Allen.
In tutto questo il ciarliero ceto semicolto di sinistra non fa altro che proporre salvifici provvedimenti, come i matrimoni gay e la cittadinanza agli immigrati, tanto per distruggere completamente quel tessuto di cultura, tradizione e civiltà che ci ha contraddistinto per millenni e che qualcuno si è messo in testa di dover dilapidare.
Senza più lavoro, senza più reddito, senza più stirpe, senza più appartenenza, né identità, cosi ci vogliono ridurre: il precariato ormai non è più solo una condizione lavorativa ma investe la sfera dell’esistenza intera di un popolo. Deve essere una condizione di vita imposta , ma fintamente condivisa grazie agli imbonitori che affollano giornali e televisioni.
Quando ad un Popolo viene inculcato il concetto di “femminicidio”, tipico caso di orwelliana bis-lingua, invece che parlare di pmicidio di una persona, o viene circuito dall’onnipresenza televisiva di gay di alto bordo, che desiderano ardentemente sposarsi ed adottare bambini, vuol dire che è arrivato al capolinea.
Non ha più futuro, perché il futuro è nel rispetto del passato, è nell’avere un centro, un Caput, è nell’avere figli educati da madri e padri al rispetto, al coraggio ed al sacrificio ed all’ amore verso la propria Nazione e non schiavi meticci di genere asessuato, avidi consumatori di merci e di preferenza sessuali da ostentare come viziose bandiere. E’ morto, prima che economicamente , a livello metafisico, perché non riesce più a comunicare con il Sacro ed a conformare il suo destino ad esso, non riesce a concepire Sovranità, né a livello individuale né come comunità .
La crisi non è solo economica, è di sistema ,di un sistema marcio nelle premesse e che nel suo disfacimento sta propalando i medesimi miasmi di un cadavere putrefatto. Non ci sono partiti salvifici, né formulette legislative od economiche che possano arginare tutto questo, c’è solo un Popolo che deve ritrovare il suo essere Nazione, pena l’estinzione.

